“Filosofia con filosofia”, un ciclo di conferenze a Genova, Palazzo Ducale. Giulio Giorello, Lussuria. La passione della conoscenza, Il Mulino, 2010.

“Filosofia con filosofia”: dal 23 al 28 giugno

un ciclo di conferenze a Genova, Palazzo Ducale.

Lussuria: sesso, forza della natura, passione di conoscenza

Non è né un vizio né un peccato. Così la vede il filosofo Giulio Giorello. E nell’interpretarne il significato moderno, si appoggia ai punti di vista di due donne

Lunedì 28 giugno, ore 17.45
Munizioniere
Lussuria

Discussione a partire dal volume di

Giulio Giorello,
Lussuria. La passione della conoscenza, Il Mulino, 2010
Collana “Intersezioni”, Bologna, il Mulino, pp. 220, euro 15.

Intervengono:
Giulio Giorello, professore ordinario di Filosofia della scienza presso l’Università di Milano
Claudio Bartocci, professore di Fisica matematica e Storia della matematica presso l’Università di Genova.
Simona Morini, docente di Teoria delle decisioni razionali e dei giochi presso lo IUAV, Venezia
Nicla Vassallo, professore ordinario di Filosofia Teoretica presso l’Università di Genova

«Solo per colpa di cristiani impostori la lussuria è stata classificata tra i crimini». Così si esprime Sade sul finire del Settecento, quando i “lumi” della Ragione stanno cedendo il posto alle “lanterne” del Terrore. Si potrà concordare o meno con il Divin Marchese, ma la lussuria, più che un peccato, appare una forza debordante della natura. Sarà anche un vizio, ma sappiamo come da vizi privati nascano pubbliche virtù. La lussuria non è solo manifestazione di eros, creatività artistica, piacere della scoperta scientifica. E’ anche e soprattutto passione del conoscere, nel senso più ampio della parola. E per ciò può costituire il nucleo di una società aperta e libertaria, insofferente di qualsiasi costellazione di dogmi stabiliti. Così, in queste pagine, come complici della lussuria possono comparire i tipi più inaspettati: Dante, Shakespeare, Giordano Bruno, Mozart, Bunuel. Ma l’indiscusso protagonista resta sempre lui: Don Giovanni, che ancora una volta ripropone l’eterno viaggio attraverso la lussuria come potere, come piacere, come inganno e soprattutto come libertà.

Dichiara Nicla Vassallo, ideatrice dell’iniziativa e docente di Metodologia delle scienze umane presso l’Università degli Studi di Genova: «Cos’è la filosofia? Molteplici risposte sono state offerte alla domanda nel corso dei secoli. Alcune sensate, altre insensate, o addirittura assurde, almeno a mio avviso. Mi considero portatrice di un’idea che deriva dal termine greco, nel suo principale significato: amore per la sapienza. Di conseguenza, interpreto gli incontri Filosofia con filosofia come spunti – sarei altrimenti presuntuosa – d’amore per la sapienza con amore per la sapienza. Una sapienza che non deve banalizzata, né volgarizzata. Sapienza è conoscenza. Quanto oggi coincide con la nostra necessità di conoscere non può che valicare gli stretti nonché ristretti confini delle tante negazioni: negazione dei diritti, negazione dell’istruzione, negazione dell’informazione, negazione della riflessione argomentata. Una conoscenza autorevole, responsabile, seria ci pone di fronte a tematiche profonde e attuali, variatamente connesse con le nostre identità, su cui purtroppo vige spesso un’irragionevolezza, situata all’opposto del mio modo di intendere la filosofia, e più in particolare la filosofia con filosofia. Se ho un intento: proseguire a fare filosofia con filosofia».

Giulio Giorello insegna Filosofia della Scienza all’Università degli Studi di Milano. Tra le sue pubblicazioni: “Di nessuna chiesa” (Raffaello Cortina, 2005), “Introduzione alla filosofia della scienza” (Bompiani, 2006), “Libertà. Un manifesto per credenti e non credenti” (con D. Antiseri, Bompiani, 2008), “Lo scimmione intelligente” (con E. Boncinelli, Rizzoli, 2009).

Fonti:

palazzoducale.genova.it

mentelocale.it

LetterAltura IV edizione. Asini e Filosofi, Interlinea, 2010 (Giuseppe Pulina, Francesca Rigotti). Dall’Asino d’oro di Apuleio a Giordano Bruno. Da Nietzsche al Ciuchino di Shrek.

Giordano Bruno, Cabala del cavallo pegaseo, 1585.

Sonetto

In lode de l’asino

O sant’asinità, sant’ignoranza,
santa stolticia e pia divozione,
qual sola puoi far l’anime sì buone,
ch’uman ingegno e studio non l’avanza:
non gionge faticosa vigilanza
d’arte qualumque sia, o ‘nvenzione,
né de sofossi contemplazione,
al ciel dove t’edifichi la stanza.
Che vi val, curiosi, il studiare,
voler saper quel che fa la natura,
se gli astri son pur terra, fuoco e mare?
La santa asinità di ciò non cura;
ma con man gionte e ‘n ginocchion vuol stare
aspettando da Dio la sua ventura.
Nessuna cosa dura,
eccetto il frutto de l’eterna requie,
La qual ne done Dio dopo l’essequie.

Lago Maggiore LetterAltura 2010 – Quarta Edizione
Verbania dal 23 al 27 giugno 2010

Elaborazione grafica di un Capriccio di Goya (da Tuttolibri)


Protagonista del «festival di montagna e viaggi» l’animale che ha affascinato filosofi e scrittori, dalla Bibbia a Apuleio, ai racconti di Stevenson e Jiménez: un’antica alleanza con l’uomo, oltre ogni stereotipo

Noi e l’asino. Un’alleanza antica. A portarlo in Italia, pare siano stati i fenici. Asini addomesticati, adatti al lavoro, che i nostri progenitori dovettero accogliere con esultanza. Gli alleviava la fatica, specie quella di trasportare pesi sulle spalle. L’asino entrò, dunque, nella nostra vita, nel nostro quotidiano, fino a conquistare un posto nella letteratura. E la letteratura, quella vera, non nasce mai a caso; racconta la vita in tutte le sue manifestazioni.

Un esempio è l’Asino d’oro di Apuleio.
Una lunga storia, dove avviene di tutto. Lucio, il protagonista, neofita di magia, non riesce a portare a fondo un incantesimo. Si ritrova trasformato in asino, ma con mente e intelligenza di uomo. Le avventure si susseguono incalzanti, tra imbroglioni, banditi, lascivi sacerdoti della dea siriana Atargatis, mugnai, legionari, belle e voluttuose matrone. Un vero «Asino d’oro», dunque. Grazie a Lucio-somaro abbiano, infatti, il ritratto di quell’epoca, con abitudini e costumi analoghi ai nostri.

Nella Bibbia incontriamo l’asina di Balaam
. Il quale, al mattino presto la sella e parte. Ma l’asina non risponde ai suoi ordini, devia dalla strada, entra nei campi. Lui la percuote. L’asina continua a disobbedire: è che vede l’angelo del Signore, con la spada sguainata. Balaam, però, non riesce a capire, né ha fiducia nella sua asina. La percuote per la terza volta. Allora lei parla, chiedendogli perché continui a colpirla. Balaam, senza scomporsi, risponde che si è beffata di lui, la ucciderebbe avesse la spada. Finché il Signore non gli fa vedere l’angelo, che lo rimprovera d’aver maltrattato la somara, per ben tre volte. E per tre volte Pietro, la notte del Getsemani, negherà di conoscere Cristo, condannato alla crocifissione. Il quale, il giorno stesso, era entrato in Gerusalemme, a cavalcioni di un’asina.

L’asino è l’animale della pace, il cavallo della guerra. Mite, collabora con l’uomo che, non sempre, proprio perché uomo, ne ha apprezzato le doti. Robert Louis Stevenson nel 1878, per il suo viaggio nelle Cevenne, si avvalse di un asino, o meglio di un’asina di nome Modestine. Siamo in un villaggio di alta quota con boschi, torrenti, rupi e calanchi. Nebbia, calura e piogge avvolgono le cime. Stevenson vi arriva per farvi un viaggio alla scoperta di nuovi mondi da raccontare. «E provare più da vicino – dice – i bisogni e le difficoltà della vita». Ma muoversi in quei sentieri tracciati dagli animali selvatici non è facile. Deve portare la tenda e gli attrezzi per accamparsi. Dopo qualche trattativa, acquista Modestine, un’asina poco più grande di una capra, «lo sguardo bonario, ma la mascella volitiva». Poi acquista la sella. I montanari sono scaltri e, forse, gli fa notare qualcuno, lo imbrogliano sui prezzi. Louis non è tipo da formalizzarsi. Conosce gli uomini e tira a concludere: vuole cominciare il viaggio. Infine parte. Modestine, stracarica, cammina piano, talvolta si ferma come baloccasse. Piove, cala la nebbia. Arriva la sera. Si accampano. Da quella notte, però, lui e l’asina cominciano a intendersi, diventano amici. Un pastore gli ha detto che deve spronarla, pungolandola con un vincastro. Stevenson lo fa, ma con rimorso. Ha scoperto che si può comunicare con Modestine parlandole, accarezzandola. Con lei che ora lo precede, ora lo segue sosta in monasteri e boschi, scopre paesaggi che la sua penna fotografa. Alla fine del viaggio, con rammarico, dovrà venderla. L’immagine di Modestine, credo non lo abbia abbandonato mai.

Altro asino indimenticabile, è il protagonista di Platero e io di Juan Ramon Jiménez. Con lui il poeta strinse un’amicizia indissolubile. E’ piccolo, quasi un gemello di Modestine, ma col carattere più dolce. Ama i bambini, cui il romanzo è dedicato, e i poveri del villaggio di Moguer. Jiménez lo tratta alla stregua d’una persona. Un antesignano degli animalisti. Aveva capito che gli animali non sono granché diversi da noi.

Gli equini, poi, hanno contributo a creare la nostra civiltà. Senza di loro non saremmo andati lontani. Cavalli e muli svolgevano un ruolo professionale: i primi trainavano le diligenze, i carri, in ambito pubblico e privato; i secondi affrontavano il lavoro più duro: in particolare il trasporto, sul basto, di quanto servisse alla vita di una comunità. L’asino, invece, era tenuto dalle famiglie per soddisfare le esigenze del quotidiano. In montagna portava le some, in pianura trainava il barroccio o poteva essere adibito a far girare le macine dei mulini, legato alla loro stanga, il muso bendato, affinché non vedesse. Doveva illudersi di passeggiare. Ma c’era anche chi lo usava come cavalcatura. Giacomo Puccini soleva spostarsi con un asino di Martina Franca quando, dalla località Vallilunghe, doveva raggiungere la sua villa di Chiatri, nelle colline di Lucca.

Il passo del ciuco è lento, ma sicuro. All’opposto del cavallo, che può adombrare, resta impassibile di fronte a ogni evenienza. Nulla lo spaventa. Allo stato brado sa provvedere a se stesso e sopravvive. L’uomo, assai di rado riconoscente, l’ha sovente additato a esempio di caparbietà e ignoranza. Non è così. L’asino ha, piuttosto, un carattere libero, e se avverte un pericolo che può mettere a repentaglio la sua vita e quella del padrone, agisce di conseguenza, impuntandosi. Gli intenditori di equini sanno che è più intelligente del cavallo. Ho conosciuto muli e asini. Di ognuno serbo un ricordo analogo a quello di una persona. Ricordo un asino che, sui miei monti, con l’avvento della strada carrozzabile, non essendo più utile nella mulattiera, fu abbandonato a se stesso.

Viveva pascolando nei tratti incolti. Dalle case e dai poderi l’avrebbero cacciato. Vecchio ormai, dopo aver a lungo servito alcune famiglie, tutti sembravano essersene dimenticati. Gli portavo pane e mele nei pressi d’una sorgente. Ci sarebbe andato quando mi fossi allontanato. Non si fidava più dell’uomo. Spesso compariva d’improvviso in mezzo alle capanne e, nei giorni di vento, anche vicino alle case. Muso proteso, fiutava l’aria. Era alto, nero e di passo veloce. Poi non lo vidi più. Dopo di lui ne sparirono altri. Ormai c’erano le macchine e il boom economico. Gli animali da soma rappresentavano il passato e venivano trattati alla stregua di oggetti da buttare. Nessuno voleva tenerli nemmeno come animali da compagnia. Alcune razze di asini, tra cui l’Amiatino, rischieranno l’estinzione. Ma la barbarie verso gli equini continua. Nonostante le petizioni rivolte alla Ue, non è ancora stata emanata una legge che eviti loro la macellazione.

Vincenzo Pardini

Fonti:
Tuttolibri – La Stampa
LetterAltura Programma Festival

Agenda:

Sabato 26 giugno sarà pre­sen­ta­to alle ore 17.45,

il libro di Francesca Rigotti e Giuseppe Pulina, Asini e filosofi.

presso il Parco di Villa Pariani di Verbania.


Giuseppe Pulina, Francesca Rigotti
Asini e filosofi
Con tavole di Goya. Presentazione di Paolo Cristofolini
pp. 120, € 14, isbn 978-88-8212-716-9

Dell’asino spesso si ride e il riderne diventa occasione di derisione. Ma che cosa sappiamo in realtà di questo animale? Ecco un pamphlet incentrato sulla figura dell’asino e sui suoi rapporti con la filosofia e la cultura. C’è un universo per così dire “asinino” che può rivelare molto. L’asinità è, in effetti, uno stereotipo culturale che, affondando nel mito e nella favola, ha ispirato anche molti. Dall’Asino d’oro di Apuleio a Nietzsche e fino al Ciuchino di Shrek un’originalissima rassegna su ontologia, metamorfosi, razionalità, sessualità e voce dell’asino, campione attualissimo dell’ibridismo e grande protagonista di metamorfosi.

Autori

Francesca Rigotti vive in Germania, insegna all’Università di Lugano e pubblica in campo saggistico. Tra i suoi successi recenti: La filosofia in cucina (Il Mulino) e per Interlinea La filosofia delle piccole cose (tradotto all’estero) e Le piccole cose di Natale.

Giuseppe Pulina dirige la rivista “Mneme Ammentos” e si occupa di giornalismo scolastico. La sua ricerca filosofica si articola su più versanti: dal pensiero ebraico contemporaneo alla critica musicale e al rapporto tra filosofia ed etologia.

Interlinea Edizioni

Riunificare, tollerare, cercare la verità: questo è il metodo di Giordano Bruno. Il 28 Settembre 2010 a Mosca, sarà presentata la riproduzione del codice Norov e nel 2011 partirà l’edizione bilingue delle opere Latine presso “Les Belles Lettres”.

Un dvd dedicato a Erasmo e al pensatore nolano, antidoto contro xenofobia e localismo senza prospettiva. « In un mondo dove prevale l’apparenza sulla sostanza, fa riflettere sui valori universali»

«Attratto dal desiderio di visitare la casa della sapienza non mi duole essere incorso in fatiche, dolori, esilio: che faticando profittai, soffrendo feci esperienza, vivendo esule imparai»:
in queste accorate parole dell’ Oratio valedictoria, pronunciate da Giordano Bruno a Wittenberg nel 1588, è possibile racchiudere l’ intera esperienza di un percorso filosofico straordinario.

Dal 1582 al 1591,percorrendo l’ Europa in lungo e in largo, il Nolano pubblica l’ intero corpus conosciuto delle sue opere italiane e latine. Oltre una trentina di volumi in cui il filosofo campano, con una grande passione, si interroga su temi fondamentali che abbracciano la cosmologia e la letteratura, lo studio della natura e la magia, l’ etica e la poetica, la filosofia e la scienza, la mnemotecnica e la religione.

Mai come in questi ultimi quarant’ anni l’ interesse per Bruno ha superato i confini europei per raggiungere addirittura Paesi molto lontani, non solo geograficamente, come la Cina e il Giappone, la Russia e il Brasile. Bisogna risalire alla grande stagione ottocentesca, in cui parte dalla Germania lo slancio per la «nolana filosofia» con le prime edizioni moderne delle sue opere italiane, per ritrovare un identico fervore.

Basta scorrere l’ agenda dei più recenti e futuri appuntamenti per capire l’ ampiezza internazionale delle iniziative intorno al Nolano. Nei giorni scorsi si è concluso a Londra il tredicesimo ciclo dei seminari bruniani che dal 1998 si tengono nella famosa biblioteca del Warburg Institute.

Mentre a Mosca il prossimo 28 settembre, nella Biblioteca Nazionale e nell’ Accademia delle Scienze di Russia, prenderanno il via una mostra e un convegno: in questa occasione, che vedrà riuniti illustri studiosi e autorità del mondo della cultura, sarà presentata la prima riproduzione integrale del codice Norov (l’unica ampia testimonianza di autografo bruniano) in corso di stampa presso Les Belles Lettres e le prime due opere italiane in traduzione russa che saranno pubblicate dalla San Pietroburgo University Press.
Cofanetto contenente il codice Norov

Entro la fine dell’ anno si attendono le traduzioni in cinese, in giapponese, in polacco, in tedesco, in inglese e in portoghese di alcuni dialoghi italiani, fondate sull’ edizione critica che Giovanni Aquilecchia, uno dei massimi studiosi di Bruno, ha realizzato in sette volumi, tra il 1993 e il 1999, per Les Belles Lettres di Parigi.

E nei primi mesi del 2011, sempre presso la celebre casa editrice francese, partirà l’ edizione bilingue (testo critico e traduzione) delle opere latine a cura del giovane filologo russo Andrei Rossius.

Si tratta di iniziative progettate e coordinate dall’ Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli (a cui si deve anche il dvd dedicato a Bruno in edicola oggi con il «Corriere della Sera») e dal suo presidente, Gerardo Marotta, che da oltre vent’ anni, in collaborazione con i migliori studiosi internazionali e con diverse prestigiose istituzioni, dedica enormi sforzi alla diffusione delle opere del Nolano.

La maniera migliore per evitare che il mito del filosofo si trasformi in una sterile «brunomania» è proprio quella di dare voce alle sue opere attraverso nuove edizioni e, soprattutto, attraverso rigorose traduzioni. Se prima, per esempio, in Cina e in Giappone si traduceva il Nolano dal russo o dall’ inglese, oggi, per la prima volta, si traduce direttamente dall’ italiano.

Non è facile offrire in poco spazio i molteplici e complessi percorsi del pensiero di Bruno. Ma se fossimo costretti a selezionare tre parole chiave per indicare i nodi centrali della sua filosofia, sceglieremmo senza esitare tre verbi: incrociare, tollerare, ricercare. Tre verbi che nella loro specificità finiscono per riannodarsi all’ interno di una stessa visione del mondo.
Incrociare. Il Nolano ha cercato di riallacciare i fili che secoli di aristotelismo e di pedanteria avevano spezzato in diversi campi della conoscenza: sul piano cosmologico ha unito cielo e terra (mostrando che l’ infinito universo è dominato dalle stesse leggi ed è composto dalla stessa materia); sul piano letterario ha unificato tragedia e commedia (insistendo sull’ impossibilità di separare drasticamente il serio e il comico); sul piano religioso ha riannodato i legami tra divinità e natura (sostenendo che una stessa forza vitale anima dall’ interno tutto ciò che esiste). E, in coerenza con questo articolato percorso, ha sempre ribadito la necessità di tenere uniti i saperi: separando scienze della natura e scienze dell’ uomo si potrebbero spezzare definitivamente i rapporti tra conoscenza e vita.

Tollerare. La rivoluzione cosmologica bruniana azzera ogni tipo di classificazione, ogni forma di subordinazione fondata sulle misure, sulle proporzioni, sulla quantitas o su primati di perverse ontologie. Tutto ciò che esiste può essere centro non solo per banali ragioni geometriche (nell’ universo infinito l’ unico centro possibile è dato da chi osserva). Può essere centro soprattutto perché ogni essere, visibile o invisibile, indipendentemente dalle sue dimensioni è animato dalla stessa forza vitale. Negare l’ esistenza della verità assoluta e delle false gerarchie che, volta per volta, su di essa sono state fondate significa eliminare il terreno di coltura che nutre fanatismi e fondamentalismi di ogni tipo. La consapevolezza dei propri limiti e la coscienza dell’ esistenza di altri punti di vista stimolano al dialogo e al rispetto degli altri senza rinunciare a testimoniare le proprie convinzioni. All’ interno di questo contesto la molteplicità delle lingue, delle culture, delle religioni, delle verità non vengono percepite come un limite ma come una ricchezza dell’ umanità. La «nolana filosofia» parla sempre al plurale.

Ricercare. Negare l’ esistenza della verità assoluta significa anche dare un senso ancora più forte alla quête filosofica. Per Bruno il filosofo occupa una posizione mediana tra gli dei (che non cercano la verità perché già la possiedono) e gli ignoranti (che non la cercano perché credono di possederla). L’ intera vita del filosofo, invece, coincide con la «caccia» alla verità nella coscienza che la «preda» non si lascerà mai catturare definitivamente. Proprio in questa continua ricerca – fatta di sacrifici, di entusiasmi, di delusioni, di gioie – si salda il legame tra biografia e filosofia. Bruno sa bene che la conoscenza, per non essere sterile, deve necessariamente tradursi in una maniera di vivere, deve provocare in noi una profonda metamorfosi. In un momento storico sempre più segnato dal prevalere dell’ apparenza sulla sostanza, dell’ egoismo sull’ altruismo, dell’ interesse personale su quello universale, della xenofobia sulla solidarietà, rileggere le pagine di Bruno potrebbe essere molto utile, soprattutto nelle scuole e negli atenei, per riflettere sui grandi valori universali. E, soprattutto, per capire la rozza deriva dei localismi: rivendicare le proprie radici (Bruno firmava le sue opere con il toponimo di Nolano) non significa rinchiudersi in un ristretto perimetro rinunciando alla vitale esperienza europea.

Franz Kafka, parlando dei classici, ricordava che ci sono libri capaci, come un piccone, di frantumare il gelo che avvolge le nostre menti e il nostro spirito. Niente di più vero per le opere di Giordano Bruno.

Nuccio Ordine

Fonte:  Corriere della Sera, 22 Giugno 2010, p.40

Avevamo già anticipato la pubblicazione della riproduzione del codice Norov in questo articolo,

inoltre:

—>>>Cliccando qui potrete vedere il codice Norov e la videoconferenza con il Direttore generale della Biblioteca Nazionale di Russia durante la Prima Biennale Bruniana.
(Nel caso di problemi con la visione potete installare il “Windows Media Player Firefox Plugin” o quello adatto al vostro browser web)

Domani in edicola il Dvd “Erasmo e Giordano Bruno” (con interviste a Eugenio Garin, Alfonso Ingegno, Nuccio Ordine) della collana “Philosophia – Il cammino del pensiero”, del Corriere della Sera)

Domani in edicola troverete il Dvd numero 15  “Erasmo e Bruno” (con interviste a Eugenio Garin, Alfonso Ingegno, Nuccio Ordine) della collana “Philosophia- Il cammino del pensiero”, del Corriere della Sera di cui vi avevo già parlato ampiamente qui:
Philosophia- Il cammino del pensiero (dove trovate anche il piano completo dell’opera)

Realizzata in collaborazione con l’ Istituto italiano per gli Studi filosofici,        l’Enciclopedia multimediale delle Scienze filosofiche e RaiTrade, l’ iniziativa è diretta da Renato Parascandolo.

Una collana unica e prestigiosa da non perdere!
il DVD n. 15 ERASMO E BRUNO 9,99€

Giordano Bruno, La cabala e l’asino, a cura di Gianmario Ricchezza, Edizioni Excelsior 1881, 2010, € 14,50.

Autore:  Giordano Bruno

Editore: Excelsior 1881

a cura di Gianmario Ricchezza

pp. 216, ill. b/n, Milano

Uscita: Aprile 2010

Prezzo: € 14,5

Se il capolavoro di Erasmo da Rotterdam fu “Elogio della pazzia”, “La Cabala e l’asino” è l’altrettanto ironico elogio dell’ignoranza, scritto da Giordano Bruno per prendersi gioco di chi accetta passivamente comportamenti e idee imposte dall’alto. Un capolavoro dei più famosi del suo tempo, nel quale l’autore, si cimenta con due tipi di asino. Quello ideale, concettuale, che finisce per trovar posto in cielo tanto è universale, e quello vero, protagonista della seconda parte dell’opera, per mostrare come nonostante il procedere del tempo, l’umanità migliori solo sotto il profilo della tecnica. Un’opera finalmente restituita alla limpidezza necessaria per essere goduta dal pubblico più vasto, ma anche ideale per gli studiosi grazie all’ampio corpus di note in appendice.

Giordano Bruno, lo spirito più brillante e dissacratore del Rinascimento italiano, ce la mette tutta in quest’opera agile e svelta per prendersi gioco di chi accetta passivamente idee e comportamenti imposto dall’alto. Nasce così un libro sorprendene. Bruno riesce a creare un divertissement così fantasioso che a volte suggerisce visioni di tipo cinematografico, come la trasformazione di un serpente in uomo che sembra creata al computer

Fonti :

Scheda del libro sul sito della Feltrinelli

Scheda del libro sul sito della Excelsior 1881

Gli Archivi della Congregazione per la Dottrina della Fede del XVI secolo. Importante edizione in 4 tomi della “Libreria Editrice Vaticana”, 2010, € 159,80.

CATHOLIC CHURCH AND MODERN SCIENCE –

FOUR BOOKS

Documents from the Archives of the Roman Congregations of the Holy Office and the Index

Volume I – Sixteenth-Century Documents

Edited by Ugo Baldini e Leen Spruit

Quest’opera, divisa in quattro tomi e scritta interamente in lingua inglese, raccoglie i documenti degli Archivi della Congregazione per la Dottrina della Fede, risalenti al XVI secolo e riguardanti la posizione della Chiesa Cattolica nei confronti della cultura scientifica e filosofica di quell’epoca. In particolare, tra i molteplici casi trattati nell’opera, si ricordano quelli del noto filosofo e frate domenicano, Giordano Bruno e dello scienziato polacco Nicolò Copernico. Lo scopo di questo imponente lavoro, non è di dare giudizi o formulare risposte sull’eterna diatriba tra pensiero scientifico e cattolico, ma è semplicemente quello di fornire, grazie ai contributi e ai documenti originali dell’epoca, un quadro quanto più completo e dettagliato possibile, prestando attenzione anche agli aspetti dottrinali e giuridici.

“Fino a poco tempo fa – spiegano dalla Lev (Libreria Editrice Vaticana) -, la storiografia sull’Inquisizione romana in generale e quella sugli interventi censori riguardanti la scienza e la filosofia naturale da parte di organismi ecclesiastici di controllo dottrinale” si sono occupate principalmente “delle ‘vittime’ della censura”, piuttosto che degli aspetti istituzionali degli organismi stessi”. L’apertura, 12 anni fa, degli archivi della Congregazione per la dottrina della fede ha invece “permesso di gettare uno sguardo praticamente inedito su tali organismi” per tentare di capirne funzionamento, criteri e dinamiche. “Catholic Church and Modern Science”, di cui si presenta il primo volume riguardante il sec. XVI, raccoglie l’edizione integrale e commentata di tutti documenti di questi archivi riguardanti temi scientifici o di filosofia naturale.

  • Titolo: Catholic Church and Modern Science. Documents from the Archives of the Roman Congregations of the Holy Office and the Index / 16th Century Documents
  • Curatori: Ugo Baldini e Leen Spruit
  • Editore: Libreria Editrice Vaticana
  • Data di Pubblicazione: 2010
  • ISBN: 9788820982881
  • Dettagli: pp. 3782
  • Lingua inglese

Fonti:

Scheda del libro sul sito della Libreria Editrice Vaticana

agensir.it

Curatori:

Leen Spruit è docente di Lingua e letteratura nederlandese (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università La Sapienza Roma), è uno dei più importanti studiosi di Giordano Bruno e ha pubblicato importantissimi articoli e saggi sull’argomento. Eccone alcuni:

—“Voor een vrije omgang met het goddelijke. De egyptische contrareformatie van Giordano Bruno”, in …Aldaar is vrijheid, Amsterdamse opstellen voor Ernst J. Beker, Kampen 1985, pp. 46-59.

—“Magia: socia naturae. Questioni teoriche nelle opere magiche di Giordano Bruno”, in il Centauro, n°17-18, maggio-dicembre 1986, pp. 146-169.

Il problema della conoscenza in Giordano Bruno, Bibliopolis, Napoli 1988, 340pp.

—“Giordano Bruno: Der zegelen zegel”, in Krisis n° 50, 1993, pp. 56-62.

—“Due documenti noti e due sconosciuti sul processo di Giordano Bruno”, in Bruniana & Campanelliana 4 (1998), pp. 469-73 (for the text: Bruniana & Campanelliana 8 (2002), pp. 481-485).

—“Giordano Bruno revisited: Roger Penrose’s theory of the three worlds”, in Zeitsprünge. Forschungen zur Frühen Neuzeit 3 (1999), 182-190.

⎯“Giordano Bruno eretico: le imputazioni del processo nel contesto storico-dottrinale”, Cosmología, teología y religión en la obra y en el proceso de Giordano Bruno, Actas del congreso celebrado en Barcelona 2-4 diciembre de 1999, al cuidado de M.A. Granada, Barcelona 2001, pp. 111-128.

—“Natural science and human knowledge in Giordano Bruno’s comments on Aristotelian physics”, in The Dynamics of Aristotelian Natural Philosophy from the Antiquity to the Seventeenth Century, eds. C. Leijenhorst, Ch. Lüthy and J.M.M.H. Thijssen, Leiden 2002, pp. 349-373.

—“Giordano Bruno and astrology”, in Giordano Bruno: Philosopher of the Renaissance, ed. Hillary Gatti, Ashgate, London 2002, pp. 229-249.

—“Una rilettura del processo di Giordano Bruno: procedure e aspetti giuridico-formali”, Giordano Bruno: oltre il mito e le opposte passioni, a cura di P. Giustiniani, C. Matarazzo, M. Mieli, D. Sorrentino, Napoli 2002, pp. 217-234.

⎯  “Spiritus universi. Censura ecclesiastica e psicologia rinascimentale a proposito di un documento inedito dall’archivio del Sant’Uffizio romano”, in La mente di Giordano Bruno, a cura di Fabrizio Meroi, Firenze 2004, pp. 259-288.

— “Le fonti dei commenti di Giordano Bruno alla fisica aristotelica”, in La biblioteca ideale di Giordano Bruno. L’opera e le fonti, CD a cura di Simonetta Bassi, Firenze 2004.

— “Ancora su Bruno, Beeckman e Balthasar van der Veen”, in Bruniana & Campanelliana, 11 (2005), pp. 135-39.

— “Un nuovo documento sulla censura degli scritti di Bruno”, in Bruniana et Campanelliana, 13 (2007), pp. 573-76.

“Senso (sensus)”, voce per la Enciclopedia Bruniana e Campanelliana, diretta da E. Canone e G. Ernst, vol. II: giornate di studi 2005-2008, Pisa-Roma: Fabrizio Serra Editore, 2010, pp. 77-81.

Ugo Baldini è docente di Storia Moderna (Università degli Studi di Padova), tra le sue pubblicazioni:

-La scuola galileiana, in AA. VV., Storia d’Italia. Annali 3. Scienza e tecnica nella cultura e nella society dal Rinascimento a oggi, Torino, Einaudi, 1980, pp. 383-463.
-Una fonte poco utilizzata per la storia intellettuale: le censurae librorum e opinionum
nell ‘antica Compagnia di Gesù, in “Annali dell’Ist. storico italo-germanico in Trento”, XI, 1985, pp. 19-67.
-Bellarmino tra vecchia e nuova scienza: epistemologia, cosmologia, fisica, in Roberto
Bellarmino arcivescovo di Capua teologo e pastore della riforma cattolica, Capua 1990, II, pp. 629-690.
-La teoria astronomica in Italia durante gli anni della formazione di Galileo: 1560-1610, in Lezioni Galileiane I. Alle origini della rivoluzione scientifica. A cura di Paolo Casini, Roma Italiana, 1991, pp. 39-67.
-Archimede net Seicento italiano, in Archimede. Mito Tradizione Scienza (Siracusa-Catania, 9-12 ottobre 1989). A cura di C. Dollo, Firenze 1992, pp. 237-289.
-La formazione scientifica di G. B. Riccioli, in Copernico e la questione copernicana in Italia dal XVI al XIX secolo, a cura di L. Pepe, Firenze 1996, pp. 123-182.
-Cardano negli archivi dell’Inquisizione e dell’Indice. Note su una ricerca, in “Rivista di storia della filosofia”, n. s. LIII, 1998, 4, pp. 761-766

L’inquisizione senza mostri. Una polemica suscitata dall’introduzione di Valerio Evangelisti alla ristampa della “Storia dell’Inquisizione” del 1932.


Si riaccende l’annosa polemica sui tribunali dell’Inquisizione, suscitata questa volta dall’Introduzione apposta da un romanziere, Valerio Evangelisti, alla ristampa per le edizioni Odoya della Storia dell’Inquisizione scritta da uno sconosciuto storico spagnolo degli anni Trenta, Carlo Havas. Un libro uscito in Italia nel 1932 per le edizioni Schor arricchito, ci dice Evangelisti, da illustrazioni ammiccanti di fanciulle seminude torturate da foschi inquisitori. Ciò nonostante, afferma Evangelisti, il libro merita ancor oggi di essere letto, soprattutto in presenza di una storiografia che, tranne rare eccezioni, si dedica a piene mani a far opera di “revisionismo storico”, e sostituisce la “leggenda nera” di un’Inquisizione assetata del sangue di eretici e streghe con una “leggenda aurea” che ne fa un tribunale mite e soprattutto garantista. Alle origini di questa rilettura, sostiene, è la volontà cattolico-integralista di riabilitare la Chiesa controriformistica e l’Inquisizione. Un revisionismo, incalza, che porta facilmente come suo esito il “negazionismo”, quello è per intenderci di un Irving e di un Faurisson. Un’accusa che sarebbe difficile da digerire per la categoria degli storici, se non fosse per il fatto che viene da un romanziere, abituato a volare con la fantasia, come fa nei suoi libri con il suo protagonisti –l’inquisitore aragonese Nicolas Eymerich, un domenicano realmente esistito e autore di un’opera importante, il Directorium inquisitionis, del 1376 –che trasforma in una figura ambivalente, fanatico e durissimo sostenitore della purezza della fede contro gli eretici, le streghe, gli ebrei, i mori, ma anche personaggio affascinante, coraggioso, fin non alieno da un certo grado di introspezione. E fin qui, nulla da obiettare.

Ma siamo proprio sicuri che le opere di questi storici, intenti a rivedere la vulgata e a ricostruire intenti a rivedere la vulgata e a ricostruire in tutte le sue sfumature il percorso dei tribunali della fede, sia frutto di una scelta ideologica e non invece del loro concreto mestiere di storici? Non era forse in base alle sue ricerche che il padre della storiografia liberale ottocentesca sull’Inquisizione, l’americano Henry C. Lea, certo non sospetto di filo-clericalismo, si domandava con stupore all’inizio del Novecento come mai l’Inquisizione romana e spagnola avessero assunto un atteggiamento scettico in tema di stregoneria?

Ed era forse per difendere la Chiesa cattolica che nel 1996 Carlo Ginzbourg pubblicava in appendice al suo I ben andanti il testo latino del documento con cui nella prima metà del Seicento l’Inquisizione romana poneva il fatto che in Italia ai processi contro la stregoneria, un testo di cui successivamente lo storico americano John Tedeschi retrodatava ulteriormente la circolazione ai primi due decenni del Seicento? Portando ancor oltre tale tendenza al revisionismo, lo storico Giovanni Romeo, che Evangelisti non cita fra le sue bestie nere, si è domandato se la tendenza a guardare con scetticismo al crimine di stregoneria non avesse accompagnato, sia pur fra conflitti e divergenze, l’intero percorso delle due inquisizioni, quella romana e quella spagnola. Interpretazione che non gli impediva però di mostrarsi tutt’altro che tenero con i fautori della repressione, come San Carlo Borromeo, che nel 1569 riuscì a mandare al rogo undici “streghe” contro il parere contrario del Sant’Uffizio.

Quanto all’Inquisizione spagnola, nata sotto l’ombrello della corona spagnola nel 1478, essa incrudelì contro i giudaizzanti, il suo principale obiettivo. Ma non contro le streghe, tanto è vero che nel 1613 un inquisitore spagnolo Alonso de Salazar Frìas, riuscì a far approvare dal Consiglio della Suprema Inquisizione un documento che, sulla stessa linea di quello più o meno contemporaneo dell’Inquisizione romana, poneva di fatto fine ai processi per stregoneria in Spagna. La storia di questo inquisitore coraggioso l’ha narrata Gustav Henningsen, un altro degli storici accusati di revisionismo da Evangelisti.

E che dire dei demonologi, quei giuristi, ecclesiastici o laici, autori dei manuali di stregoneria, quei libri che servivano da guida ai giudici durante i processi? Ce n’era di tutti i tipi, dai laici come l’umanista Jean Bodin, una delle glorie del pensiero politico francese del Cinquecento, ai domenicani, ai gesuiti. Gesuita era, ad esempio, Martin del Rio, uno dei più famosi demonologi del secondo Cinquecento. Ma gesuiti erano anche, nella Germania del primo Seicento Adam, Tanner, Paul Laymann e Frederich von Spee tutti oppositori della terribile caccia alle streghe scatenata durante la guerra dei Trent’anni dai principi cattolici della Germania. In particolare Spee, autore di un libro coraggiosissimo, la Cautio criminalis (1631) che denunciava da confessore delle streghe mandate al rogo, l’orrore del sistema in base al quale venivano condannate. Un sistema, si badi, non affidato in questo caso all’Inquisizione anche se fondato su procedure di tipo inquisitoriale. Quella di Spee è anche un pezzo della storia di quel conflitto tra confessori e inquisitori su cui molto ha scritto Adriano Prosperi nel suo Tribunali della coscienza, un libro in cui, sia detto per inciso, si offre dell’Inquisizione romana un’immagine molto sfumata, tanto diversa dalla leggenda nera quanto lontana da ogni forma di apologia.

Il fatto che sul problema della stregoneria giuristi e teologi della Controriforma avessero posizioni contrastanti e che le Inquisizioni fossero all’avanguardia nell’estinguere i roghi non vuol dire naturalmente che esse smettessero di perseguitare gli eretici. La fine della caccia alle streghe in Italia non comportò –e come avrebbero potuto? –conseguenze sul terreno della terreno della libertà di pensiero e di religione, a cui la Chiesa continuò a opporre il principio inderogabile della difesa della verità della fede. Ma c’è proprio bisogno, per affermare il rifiuto dell’intolleranza, di sventolare l’immagine di maniera di una Chiesa oscurantista e di un’Inquisizione sanguinaria e perversa? L’immagine complessa e sfumata che gli storici hanno di delineare di questo periodo non soltanto non è diventata egemone, ma non è neppur filtrata nella vulgata. L’Inquisizione resta, nell’opinione comune ma anche in quella di molta parte della nostra cultura, un mostro da non rimettere in discussione sotto nessun aspetto. La leggenda nera è più attraente perché gronda lacrime e sangue, tortura e corpi spezzati. I grigi, le sfumature, non piacciono che a pochi. E i libri di storia, come i romanzi, devono soprattutto piacere. Forse anche noi storici dovremmo cominciare a prenderne atto.

di Anna Foa

Fonte: il sole 24 ore 30/05/2010

Storia dell’inquisizione

22,00 €
Autore: Carlo Havas
Introduzione: Valerio Evangelisti
VOLUME ILLUSTRATO

L’Inquisizione è l’istituzione ecclesiastica più temuta nel corso della storia. Era sufficiente essere sospettati di eresia per finire nelle segrete stanze degli interrogatori, subire torture e quasi certamente morire fra atroci sofferenze.

La storia dell’Inquisizione inizia con il Concilio presieduto a Verona nel 1184 da papa Lucio III e dall’imperatore Federico Barbarossa, con l’obiettivo di reprimere il movimento cataro, diffuso in Francia meridionale e in Italia settentrionale, e di controllare i movimenti spirituali e pauperistici.

Allo scopo di combattere più efficacemente la Riforma protestante, il 21 luglio 1542 Paolo III emanò la bolla Licet ab initio, con la quale si costituiva l’Inquisizione romana, ossia la “Congregazione della sacra, romana ed universale Inquisizione del Sant’Uffizio”.
Di fatto l’Inquisizione rimase attiva fino a fine Ottocento.

Nicolas Eymerich, Tomás de Torquemada, Galileo Galilei, Giordano Bruno… I personaggi, le vittime e i carnefici di una delle pagine più tragiche e dolorose della storia umana..

“Bisogna ricordare che lo scopo principale del processo
e della condanna a morte non è salvare l’anima del reo,
ma… terrorizzare il popolo.”
(Nicolas Eymerich Directorium Inquisitorum)

“Detta Margherita fu tagliata a pezzi sotto gli occhi di Dolcino;
poi costui fu a sua volta tagliato a pezzi.
Le ossa e le membra dei due suppliziati furono gettate tra le fiamme,
assieme ad alcuni dei complici: era il meritato castigo per i loro crimini.”
(Bernardo Gui)

“Se lo spirito è superiore al corpo, il papa è superiore all’imperatore.
Il potere spirituale ha il diritto d’istituire il potere temporale e di giudicarlo
se non è buono. E chi resiste, resiste all’ordine stesso di Dio.
Sentenziamo dunque che ogni uomo deve essere sottoposto al pontefice romano,
e noi dichiariamo che questa sottomissione è necessaria per la salute dell’anima.”
(Papa Bonifacio VIII)

Autore
Carlo Havas è stato uno storico spagnolo studioso di storia della Chiesa.
Questo volume è un fondamentale contributo al dibattito sull’Inquisizione e vanta pubblicazioni e riedizioni in numerose lingue.

Valerio Evangelisti, uno dei più noti scrittori italiani di fantascienza e fantasy, conosciuto soprattutto per il ciclo di romanzi dell’inquisitore Eymerich e per la trilogia di Nostradamus.

scheda del libro