Ciclo di “Conversazioni in biblioteca” su Astronomia e filosofia. I filosofi e il cosmo: “La Rivoluzione Copernicana e l’infinito di Giordano Bruno”, a cura del Prof. Bruno Marano (Riccione, 14 Ottobre 2010 ore 21)

Ciclo di conversazioni in biblioteca su Astronomia e filosofia:

I filosofi e il cosmo

La Rivoluzione Copernicana e l’infinito di Giordano Bruno

Giovedì 14 ottobre 2010, ore 21

presso la Sala Conferenze Biblioteca Centro delle Pesa, viale Lazio n.10

a cura del Prof. Bruno Marano

L’ incontro previsto per giovedì con Bruno Marano, Professore di Astrofisica dell’Università degli Studi di Bologna sarà sul tema “La Rivoluzione Copernicana e l’infinito di Giordano Bruno”.
Copernico. Il nucleo centrale della teoria di Copernico, l’essere il Sole al centro delle orbite degli altri pianeti, e non la Terra, fu pubblicato nel libro “De revolutionibus orbium coelestium” (Le rivoluzioni dei corpi celesti) a Norimberga nel 1543, l’anno della sua morte.

Il libro è il punto di partenza di una conversione dottrinale dal sistema geocentrico a quello eliocentrico e contiene gli elementi più salienti della teoria astronomica dei nostri tempi, comprese una corretta definizione dell’ordine dei pianeti, della rivoluzione quotidiana della Terra intorno al proprio asse, della precessione degli equinozi.
La “rivoluzione copernicana”, scardina la concezione della “centralità” della terra – e quindi anche dell’uomo – nell’universo, rappresenta perciò il più sconvolgente mutamento culturale e religioso della storia dell’umanità e pone le basi dell’esplorazione dell’universo.
E sul tema “Giordano Bruno: l’universo infinito“. La filosofia di Giordano Bruno è caratterizzata dalla simultanea presenza di elementi moderni e tradizionali. La grande intuizione di Bruno fu di capire che il nuovo universo descritto da Copernico distruggeva tutti gli argomenti a favore di un universo finito.

La Terra non è più il centro dell’universo e non esiste alcun motivo per mettere il Sole al centro dell’universo. Un centro non esiste. Il Sole è una stella uguale alle altre infinite stelle che popolano un universo infinito. L’infinità dell’universo, l’esistenza di innumerevoli stelle e di altrettante Terre, è l’aspetto più moderno dell’opera filosofica di Bruno.

Bruno Marano è Professore di Astronomia e Astrofisica all’Università degli Studi di Bologna

Pagina Web Prof. Bruno Marano

 

 

 

 


Organizzato da:  Comune di Riccione – Biblioteca comunale
Quando: 14 ottobre 2010 – ore 21.00
Dove: Sala conferenze del Centro della Pesa
Info: Biblioteca comunale – tel.0541 600504 –
biblioteca@comune.riccione.rn.it

Fonti:
Comune di Riccione


Accreditato da CS-Comunicati Stampa

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Il giardino delle religioni tra mistero ed esoterismo. Dalla Divinazione alla magia in “Storia d’Italia”.

ROMA – L’Italia è anche un giardino pieno del mistero delle religioni e di quella spiritualità eterogenea che si definisce esoterismo.
Un esempio pratico su tutti: fare una visita alla Cappella di San Severo di Napoli per ammirare le meraviglie estetiche del Principe alchimista. Luogo da sempre di religioni, e dunque eresie, il nostro Paese insomma può vantare una lunga tradizione di letteratura esoterica come appunto ci ricorda oggi il volume appena uscito della Storia d’Italia dal titolo Esoterismo (Einaudi) con una introduzione di Gian Maria Cazzaniga.
Curato da oltre venti accademici italiani, francesi e svizzeri, il libro copre tutto l’arco della lunga storia della nostra penisola, ma sarebbe più corretto dire della storia dell’umanità visto che il sapere sapienziale attinge le sue fonti fin dentro non solo la storia, ma anche il mito. Si parte così dalla Divinazione e magia cerimoniale nelle civiltà mesopotamiche per arrivare all’ultimo capitolo a cura di Giovanni Filoramo dal titolo “Tradizioni esoteriche e nuove forme di religiosità”. E questo passando attraverso i Rosacroce veneti del secondo Seicento, la magia anche come vincolo d’amore di Giordano Bruno, il Dante esoterico e ovviamente la Cabala.
Ma cosa è esattamente l’esoterismo? Lo spiega bene per quanto possibile lo stesso Cazzaniga: «La tradizione costituisce un deposito presunto di conoscenze archetipiche la cui detenzione e trasmissione è patrimonio di una cerchia spirituale di eletti. Queste conoscenze, al di là delle versioni che ne vengono date, risultano avere sempre triplice identità: da una parte la loro antichità che tende a coincidere con gli inizi della storia umana, dall’altra la loro vigenza al di fuori del tempo storico… infine il loro essere patrimonio di una minoranza spirituale, selezionata per merito e sforzo di auto-perfezionamento…».

Fonte: corriere.com

Nuova edizione de “I filosofi e gli animali” di Gino Ditadi, AgireOra Edizioni, con sezione dedicata a Giordano Bruno

cop

Esce il nuovo volume a cura del prof. Gino Ditadi, disponibile in edizione super economica.

E’ finalmente uscito in edizione super economica (grazie ad AgireOra Edizioni e a Gino Ditadi che ha rinunciato a qualsiasi compenso), l’opera “I FILOSOFI E GLI ANIMALI” – L’animale buono da pensare, uno strumento indispensabile e documentatissimo per comprendere la genesi dello scontro uomo-natura e per individuare le possibili vie di uscita da una situazione insostenibile, senza precedenti.

Il volume documenta, nelle sue 288 pagine, la posizione rispetto alla “questione animale” di molti filosofi, noti e meno noti, esaminati in ordine cronologico da Zarathustra, Anassimandro, Pitagora fino ad arrivare ai nostri giorni con Tom Regan, Claude Levi-Strauss e L.L. Vallauri.

Il prof. Gino Ditadi è docente di filosofia presso l’Università di Padova e autore di numerosi saggi filosofici sulla questione animale. Con quest’opera fondamentale Gino Ditadi ha riportato alla luce scritti di cui si ignorava perfino l’esistenza. Un messaggio antico ma al contempo sorprendentemente moderno che può aiutare a comprendere meglio l’epoca del vuoto in cui viviamo, un’epoca senza precedenti, caratterizzata da continue emergenze su scala planetaria: emergenze climatiche, ambientali, sanitarie, sociali, ecc.

La questione animale (per non dire dei connessi temi della biodiversità e dell’ecologia), richiama in causa problemi di grande rilievo non solo scientifico, ma etico, politico, religioso, filosofico e costringe ad altre letture della storia della filosofia e/o della religione ecc., fino a scoprire che sono stati distrattamente (o deliberatamente?) rinchiusi nel dimenticatoio, Scritti di straordinaria rilevanza; testi che, partendo dal riconoscimento dell’altro, conducono a ripensare non solo il ruolo della ragione-anima nell’uomo, l’importanza del linguaggio e dei linguaggi, l’immagine dell’uomo in relazione alla biosfera e all’universo fisico, ma anche il significato dell’eguaglianza, la sua possibile estensione ad ogni soggetto-di-una-vita, la riscrittura dello stesso contratto sociale, il riesame del senso e dei percorsi della nostra civiltà che, dominata dalla barbarie della ragione strumentale, conosce il come, senza sapere più il dove andare.

Queste pagine vogliono essere un contributo al chiarimento della genesi delle letture filosofiche del mondo dei viventi in Occidente e del loro uso, per valutarne documentariamente strade e sentieri, intenti confessati e inconfessabili, voci soffocanti e soffocate; ciò che è stato e ciò che poteva essere; inventario di errori, di profonde intuizioni efficacemente distrutte, di speranze tradite. L’opera indica con chiarezza le vie da percorrere: in primo luogo una necessaria rivoluzione culturale generatrice di aggregazioni capaci di parlare a piena voce, al di là del comitato d’affari di turno (più o meno allargato), nel nostro plumbeo presente.

Il volume contiene una sintetica, ma profonda ed affilata Introduzione di circa 50 pagine e 250 pagine di scritti di grande rilevanza, presentati e meticolosamente chiosati (475 Note). Si tratta di una importante raccolta di testi antichi, medievali, moderni e contemporanei, inediti, rari, di difficile reperimento, straordinariamente utile al dibattito sul rapporto uomo-animale e sul senso della civiltà.

Un testo ben documentato, utilissimo per docenti (e studenti) della scuola superiore, per sviluppare un programma innovativo, interdisciplinare, per riportare dinamicità e flessibilità al sapere, per porre in relazione la propria disciplina e il suo codice linguistico con altre aree disciplinari e con l’ambiente extrascolastico. Un testo importante e utile per l’Università.

Ecco l’elenco degli Autori: ZARATHUSTRA, ANASSIMANDRO, PITAGORA, ERACLITO, EMPEDOCLE, ANASSAGORA, DEMOCRITO, PLATONE, ARISTOTELE, TEOFRASTO, CRISIPPO, EPICURO, ENESIDEMO, LUCREZIO, CELSO, PLUTARCO, PORFIRIO, AGOSTINO, TOMMASO D’AQUINO, ERASMO DA ROTTERDAM, T. MORE, G. RORARIO, M. DE MONTAIGNE, GIORDANO BRUNO, T. CAMPANELLA, R. BURTON, R. DESCARTES, P. GASSENDI, N. MALEBRANCHE, J. LOCKE, G. W. LEIBNIZ, P. BAYLE, JEAN MESLIER, VOLTAIRE, J. O. LA METTRIE, D. HUME, JEAN-JACQUES ROUSSEAU, P. T. D’HOLBACH, IMMANUEL KANT, J. BENTHAM, J. DE MAISTRE, G.W.F. HEGEL, A. SCHOPENHAUER, G. T. FECHNER, L. FEUERBACH, J. STUART MILL, CH. DARWIN, FRIEDRICH NIETZSCHE, H. STEPHEN SALT, CLAUDE LÉVI-STRAUSS, ALBERT SCHWEITZER, THEODOR WIESENGRUND ADORNO, MAX HORKHEIMER, H. MARCUSE, P. SINGER, T. REGAN, HANS JONAS.

Scrive Ditadi: “E’ assolutamente necessario rifondare i valori, innalzare la civiltà, ingentilire il mondo; amare la bellezza, espressione della misura e della grazia ed il sapere ricolmo di forza liberatrice. Bisogna affermare il biocentrismo come categoria fondativa; sostituire il dominio con la responsabilità; riconoscere la diversità come valore; ascoltare l’oceano della vita. Non si tratta di “scendere” verso gli animali (non vi è né alto né basso), ma di aiutare l’uomo a comprendere e a comprendersi; superare la instrumentelle Vernunft, combattere la riduzione della vita a cosa; innalzare lo scontro con la follìa e la barbarie di un “ordine” del mondo in cui il massimo di sapere coincide con il massimo di vuoto, il massimo di capacità, con il minimo di sapere intorno agli scopi; affermare la complessità del reale non per acquietare le aspirazioni al nuovo, ma per sottolineare la falsità del vecchio; arginare energicamente la sofferenza di uomini e animali; riconoscere il valore inerente di ogni soggetto-di-una-vita; rifondare il concetto di persona su categorie etiche (valore inerente in sé), piuttosto che metafisiche (sostanza); considerare la salute, il benessere del corpo, l’equilibrio ambientale, beni assolutamente primari entro qualsiasi scenario politico”.

Notizia dal progetto di AgireOra Network: ‘AgireOra Edizioni’. AgireOra Edizioni è una casa editrice non-profit per la pubblicazione di materiali utili alla diffusione di una cultura rispettosa verso tutti gli animali.

Notizia da: AgireOra Edizioni

Storia d’Italia. Annali 25. Esoterismo, Einaudi, 2010 (Simonetta Bassi, La magia in Giordano Bruno)

Copertina

Autore/i: AA. VV.
Editore: Einaudi
a cura di Gian Mario Cazzaniga. pp. XXXII-782, 38 ill. a colori e b/n f.t., Torino Prezzo: € 85,00
Anno 2010 – ISBN 9788806190354

Origini e sviluppo delle forme esoteriche e della costruzione del sacro nella cultura italiana dall’antichità ad oggi.

Un nuovo Annale delle Storia d’Italia che, curato dallo stesso autore del volume dedicato alla massoneria, riprende i filoni esoterici/magici/mistici che a partire dalle loro radici antiche si sono carsicamente sviluppati in Italia in età moderna. Dai neopitagorici ai cabalisti, dal rosacrocianesimo alle correnti esoteriche novecentesche, fino alle nuove forme contemporanee.
I saggi sono suddivisi in quattro sezioni: Origini mediterranee e orientali; Forme esoteriche in età moderna; Forme esoteriche nella costruzione dell’identità nazionale; Forme esoteriche in età contemporanea.

Indice:

* Esoterismo e filosofia in Occidente di Gian Mario Cazzaniga.

I. ORIGINI MEDITERRANEE E ORIENTALI.

* Pietro Mander, Divinazione e magia cerimoniale nelle civiltà mesopotamiche;
* Edda Bresciani, Potere della parola e riti di resurrezione nell’Egitto faraonico;
* Antonio Panaino, I Magi in Occidente;
* Bruno Centrone, Confraternite pitagoriche e neopitagoriche; Pinella Travaglia, Origini bizantine e islamiche dell’alchimia occidentale.

II. FORME ESOTERICHE IN ETÀ MODERNA.

* Mino Gabriele, Esoterismo e iconologia;
* Vittoria Perrone Compagni, Ermete nel Medioevo cristiano;
* Cesare Vasoli, Prisca theologia e scienze occulte nell’umanesimo fiorentino;
* Marialuisa Baldi, Spiriti, demoni e arcana. Gratarolo e Cardano;
* Simonetta Bassi, La magia in Giordano Bruno;
* Jean-Pierre Brach, Umanesimo e correnti esoteriche in Italia: l’esempio della «qahbalah cristiana» (XV-XVII secolo);
* Vincenzo Lavenia, L’arca e gli astri. Esoterismo e miscredenza davanti all’Inquisizione (1587-91);
* Federico Barbierato e Adelisa Malena, Rosacroce, libertini e alchimisti nella società veneta del secondo Seicento: i Cavalieri dell’Aurea e Rosa Croce;
* Mario Rosa, Lumi, stregoneria e magia nell’Italia del Settecento; Gerardo Tocchini, Le veglie di Torino. Joseph de Maistre e la religione magica del cristianesimo delle origini.

III. FORME ESOTERICHE NELLA COSTRUZIONE DELL’IDENTITÀ NAZIONALE.

* Barbara Mazza Boccazzi, Esoterismo nei giardini veneti;
* Francesca Fedi, Retaggio nazionale e nuova ritualità civile nel progetto lirico foscoliano;
* Gian Mario Cazzaniga, Dante profeta dell’unità d’Italia;
* Alessandro Guetta, Elia Benamozegh e la qabbalah in Italia;
* Gian Mario Cazzaniga, Garibaldi e la «religione di Dio»;
* Simona Cigliana, Spiritismo e parapsicologia nell’età positivista;
* Gian Mario Cazzaniga, Ermetismo ed egizianesimo a Napoli dai Lumi alla Fratellanza di Miriam.

IV. FORME ESOTERICHE IN ETÀ CONTEMPORANEA.

* Marco Pasi, Teosofia e antroposofia nell’Italia del primo Novecento;
* Marco Rossi, Neopaganesimo e arti magiche nel periodo fascista;
* Silvia Mancini, Fra pensiero simbolico, religione civile e metapsichica: la storia delle religioni nel primo Novecento italiano;
* Jean-Pierre Laurant, Correnti cristiane nell’esoterismo italiano contemporaneo;
* Giovanni Filoramo, Tradizioni esoteriche e nuove forme di religiosità.

Bibliografia generale.
Indice dei nomi.

Contributi di Maria Luisa Baldi
Contributi di Federico Barbierato
Contributi di Simonetta Bassi
Contributi di Jean-Pierre Brach
Contributi di Edda Bresciani
Contributi di Gian Mario Cazzaniga
Contributi di Bruno Centrone
Contributi di Simona Cigliana
Contributi di Francesca Fedi
Contributi di Giovanni Filoramo
Contributi di Mino Gabriele
Contributi di Alessandro Guetta
Contributi di Jean-Pierre Laurant
Contributi di Vincenzo Lavenia
Contributi di Adelisa Malena
Contributi di Silvia Mancini
Contributi di Pietro Mander
Contributi di Barbara Mazza Boccazzi
Contributi di Antonio Panaino
Contributi di Marco Pasi
Contributi di Vittoria Perrone Compagni
Contributi di Mario Rosa
Contributi di Marco Rossi
Contributi di Gerardo Tocchini
Contributi di Pinella Travaglia
Contributi di Cesare Vasoli

Fonte: aseq.it

Giordano Bruno, osservazioni sulle conciliazioni fra fisica e metafisica

Giordano Bruno, osservazioni sulle conciliazioni fra fisica e metafisica. di C.Lanzi

Questo è l’estratto di una conferenza tenuta c/o la nostra associazione alla fine del 2003. Su G.Bruno sono state scritte migliaia di pagine, con ammirazione, con esaltazione, con disprezzo, con ironia. In realtà Bruno fu un uomo particolarissimo, irrequieto e con un’ansia maniacale ad ottenere il riconoscimento di un primato in ambito magico.

L’immagine di “antesignano” di un certo illuminismo che ce ne ha rimandato la storiografia dello scorso secolo, è per lo più inficiata da prouderie d’ordine politico e, in questo articolo, non è assolutamente condivisa. In realtà Bruno fu un grosso “problema”, per se stesso e per chi venne in contatto con lui e con la sua natura sanguigna e ingestibile. In questa breve memoria vengono messe in luce alcune delle più significative idee Bruniane concernenti il suo difficile tentativo di conciliazione tra fisica e metafisica evidenziando, unitamente alle geniali intuizioni, anche le diverse enfatiche e indifendibili posizioni che costituirono probabilmente il fondamento della sua drammatica vicenda umana.

Filippo Bruno nasce nel 1548, studia a Napoli fino a 14 anni poi, nel 1546 entra nel convento di S. Domenico a Napoli e prende il nome di Giordano. Senza voler entrare in un’analisi storica, sviluppata da specialisti assai più esperti di noi e per la quale rimandiamo alla bibliografia, possiamo obiettivamente rilevare che, fin dall’adolescenza, il Nostro presenta un carattere assai particolare e, probabilmente, non molto adatto per la vita monastica. Infatti, dopo pochi anni, inizia a contrapporsi ed a litigare (anche violentemente a quanto risulta) sia con i confratelli che con i superiori fino al punto di riuscire a farsi coinvolgere in un pesante procedimento disciplinare. Per nulla disposto a giustificarsi, abbandona il convento e si rifugia a Roma a S. Maria sopra Minerva dove, nel frattempo, lo raggiunge l’accusa di aver ucciso colui che lo aveva denunziato. A questo punto fugge da Roma, depone l’abito talare ed inizia il suo incessante peregrinare. Nel 1579 Bruno arriva a Tolosa e scrive il “De Anima” per confutare Aristotele. Nel 1581, in piena guerra religiosa fra cattolici, luterani e calvinisti, prende le parti degli uni e degli altri, profondendosi spesso in valutazioni, a dir poco aggressive, nei confronti di quasi tutti coloro che, all’inizio lo avevano accolto e protetto e, dopo poco, respinto. Si rifugia Parigi. Pubblica il “De Umbris ideaurum“, il “Candelaio” e il Cantus Circaeus. Entra in relazione con Enrico III a cui dedica l’”Ars memoriae” e ne riceve un compenso. Nel 1582 pubblica il “De compendiosa architectura et complemento artis Lulli” documento magico per eccellenza derivato dagli schemi di mnemotecnica Lulliana. Indi si reca in Inghilterra dove lavora sulla mnemotecnica e forse progetta il “De immenso”. Desideroso di ricevere un riconoscimento come “filosofo” ottiene di esser nominato lettore a Oxford ma, neanche a dirlo, litiga con i dottori di tale università, insultandoli per la loro lentezza e scarsa inventiva. Considerato insopportabile da coloro che lo avevano inizialmente accolto con simpatia, torna a Parigi e attacca violentemente la fisica aristotelica nel “Camoracensis Acrotismus“. Viene cacciato anche da Parigi e, nel 1586 va in Germania a Wittemberg dove si immatricola. Si immette, non richiesto, nella polemica fra luterani e calvinisti. In questo caso appoggia i luterani e ottiene di essere cacciato via anche da Wittemberg. Nel 1588 arriva a Praga dove torna sulle opere Lulliane e stampa il “De lampade combinatoria Raymondi Lullii” e anche gli “Articuli centum et sexaginta adversus huius tempestatis mathematicos, atque philosophos“. L’opera pare che sia piaciuta a Rodolfo II che sembra gli abbia regalato una piccola somma. Bruno riparte per Helmstadt dove c’è il duca Giulio di Brunswich che, inizialmente lo difende ma poi, quando Bruno s’infila nuovamente in mezzo alle lotte tra luterani, cattolici e calvinisti, lo lascia a sé stesso. Nel 1590 Bruno lascia Helmstadt e va a Francoforte da cui viene nuovamente espulso per le sue crociate politico-religiose. Finalmente arriva a Zurigo dove lo raggiunge un invito del principe Giovanni Mocenigo veneziano, che lo invita a Venezia. Nel 1591 Bruno è a Venezia ma, dopo un po’ Mocenigo lo denuncia al S. Uffizio in quanto deluso dall’insegnamento del nolano. Da qui in poi, per Bruno, sarà realmente difficile trovare protettori.
Nel 1592 inizia il processo. Le accuse che sembrano pesare maggiormente su di lui sono relative alla Magia. Dopo una serie infinita di ammissioni di colpevolezza, di ritrattazioni, di ripensamenti riesce a farsi denunciare anche da un compagno di cella, certo fra Celestino da Verona che lo accusa d’eresia nuovamente. Nel 1599 il cardinale Bellarmino ottiene l’abiura delle proposizioni eretiche. Presenta un testo in sua difesa. Poi abiura, poi ci ripensa e dichiara di non essere più disposto a ritrattare. Nel 1600 gli viene proposta un’ultima  ipotesi di abiura ma lui si rifiuta e viene condannato al rogo a piazza Campo de Fiori. Dove muore il 17 Febbraio.

Queste, in estrema sintesi le tappe della sua burrascosissima esistenza.

Ora, prima di esporre brevi considerazioni su alcuni aspetti particolari del suo sistema filosofico-matematico vorremmo porre in evidenza come, a nostro avviso, la “storia” abbia lo strano privilegio di trasformare le persone in eroi o in esseri abietti, a seconda degli scopi e della tendenza di coloro che la scrivono. Alcuni personaggi poi sono stati letteralmente risucchiati da gruppi di potere, a volte in contrasto fra loro, per avallare tesi politico-sociali. Tale meccanismo è tanto più presente quanto più le persone prese in esame hanno destato clamore. Questo è stato sicuramente il destino di Bruno.

Bruno è stato arso vivo. Questo ha trasformato un uomo intelligente ma, a nostro avviso, invadente, permaloso, aggressivo, presuntuoso, offensivo, turbolento, e sicuramente un po’ paranoico, in una specie di eroe della scienza, in un propugnatore della verità contro la superstizione, in un emblema preilluminista e libertario; insomma il martirio ha fatto di Bruno un personaggio che non si è mai sognato d’essere. Bruno si considerava soprattutto un mago e da mago è vissuto ed è morto anche se, secondo noi, non aveva molti diritti di fregiarsi di tale titolo, sia perché assolutamente al di fuori di qualsiasi filone iniziatico sia perché, buona parte delle sue esternazioni magico-scientifiche, sono dei plagi clamorosi di Agrippa o di Lullo, con delle varianti fumose e declamatorie che snaturano il lavoro dei più ortodossi e sicuramente iniziati alchimisti che lo avevano preceduto.

Ma c’è una parte del pensiero bruniano, che ci ha sempre affascinato ed è quella che, ispirata da Copernico e fortemente ancorata al pensiero degli stoici e degli atomisti greco-romani, recupera la primigenia conciliazione platonica fra cosmogonia e metafisica . Purtroppo Bruno non riuscì mai a resistere alla ambizione di voler mostrare il suo “primato” di mago, la sua differenza ed originalità, e, nel presentare i suoi sigilli, molti dei quali copiati da Lullo, li coprì di interpretazioni  “personali” e spesso contraddittorie dove la fantasia febbrile del nolano seguiva dei percorsi “associativi” del tutto gratuiti, reinventandosi un “simbolismo” a suo uso e consumo.


Tav 1 Detta Prometheus con significato astrologico e magico tratta da “Articuli centum et sexaginta

L’universo di Bruno può essere schematicamente diviso in:

  • Divino: archetipico, metafisico (mondo delle idee)
  • Fisico : o naturale (che conserva le vestigia o la traccia di tali idee)
  • Razionale: o umbratile (è ciò che riesce a vedere o immaginare l’uomo)

Cioè la verità è soprasensibile e appartiene a Dio. La “forma” è il modo in cui le idee si “materializzano” e l’ombra è la “rappresentazione” che noi ci facciamo di tali idee e tali forme.

Ma proprio l’ombra, come la Maya buddista, diventa illusione e, nello stesso tempo, mezzo di gnosi. Tutto il lavoro di Bruno sarà dedicato a organizzare, strutturare, e far evolvere tale umbratilità (che per Bruno trovasi comunque nella mente) fino a farla penetrare nel mondo delle idee.

Ci si perdoni il parallelismo un po’ forte ma, proprio in questa “chiave”, ci sembra di trovare le radici di quel clamoroso equivoco che coinvolgerà autori quali Corbin e Jung. Cioè la connessione abnorme fra mondo della “idealizzazione” e mondo della “spiritualità” e quindi l’inserzione di tutto il processo mistico o gnostico all’interno…. della testa del filosofo (all’interno cioè del pensiero, sia questo conscio, inconscio o superconscio!).


Tav 2 Da “Explicatio triginta sigillorum” tavola rielaborata sui testi di Agrippa per il probabile calcolo dei nomi angelici attraverso lettere ebraiche

L’uomo-filosofo bruniano rappresenta e deve impare ad associare le “ombre” in modo simbolico. Questa è la proposta bruniana che utilizza una disposizione naturale della psiche. Poi, con l’ausilio della “mnemotecnica” collega tra loro le immagini che ha creato. Ora tale scienza, che ha affascinato il rinascimento ed ha mobilitato uomini come Pico, Ficino, Lullo, ecc. può avere vari livelli di interpretazione. Essere cioè un semplice strumento per ricordare meglio storie, fatti, persone: utilizza, a tale scopo semplici schemi associativi (come le icone di un computer, all’interno dei quali vengono memorizzati oggetti o concetti simili fra loro). Si creano in tal modo, nella mente, della specie di “cassetti”, con delle etichette. Ogni volta che si evoca l’etichetta…si apre il cassetto.

In tali processi si può allargare la tecnica “associativa” a schemi grandiosi, sfruttando tutte le possibilità della logica e creando, per così dire, dei percorsi logici preferenziali, basati sulle quattro proposizioni aristoteliche relative al sillogismo. In tali percorsi le proposizioni “assurde” vengono escluse. Nonostante che Bruno affermi come, attraverso gradi successivi in cui il “simbolismo” si “purifica” e attraverso successive “folgorazioni” interiori (o stupore) le immagini da OMBRA diventano “conoscenza”  e tutto ritorna verso l’UNO, direi che il processo è terribilmente simile a quello adottato nel software di un computer. Questa cosa non ci sembra affatto tranquillizzante in quanto ci farebbe supporre che il povero cardinale Bellarmino abbia avuto qualche ansia a tale proposito. Aveva forse intuito la nascita del ….grande fratello? Chissà. Nei moltissimi testi dove Bruno ritorna su questo processo, a nostro avviso appare evidente (anche dal “modo” di scrivere) un grande conflitto psicologico dovuto alla non accettazione dei limiti della mente e al tentativo (sempre tramite la mente) di infrangere tali limiti, con l’ausilio di “macchine mentali” (come le ruote simboliche usate per la mnemotecnica. Ci si perdoni dunque l’azzardo ma, nel leggere le opere Bruniane, ci è sempre più sembrato che il nolano volesse sostituire alla mente umana un computer efficiente, che ricorda tutto, che attraverso una logica “binaria”, come appunto quella delle macchine, potesse arrivare a stendere su un tappeto tutta la realtà concepibile e, da quella, procedere velocemente verso le Idee Supreme.

Le ombre, per Bruno, sono il passaggio tra il buio e la luce. Sono ombre, non sono buio assoluto. Il parallelo con il mito platonico della caverna è evidente. Ma mentre in Platone tale percorso majeutico è, sotto un certo aspetto, sovrarazionale, in Bruno tutto transita attraverso la super-prestazione della “mente” umana, costretta, stressata, impegnata a comprendere attraverso schemi razionali, sillogistici, aristotelici in ogni aspetto della realtà.

Afferma Bruno nel Sigillus: “Solo con la concezione della Simmetria conosciamo qualsiasi cosa composta, connessa, congiunta, mista, ordinata. Infatti, benché contempliamo distintamente all’interno e all’esterno (sensi interiori ed esteriori), parte dopo parte, membro dopo membro, specie dopo specie, non riusciamo a comprendere la ragione della perfezione del TUTTO, se non grazie all’armonica e consonante analogia di tutte le cose con tutte le cose o almeno delle precipue con le precipue”.

E poi, nel “Conceptus” stabilisce che, attraverso sette gradini si ascende al Principio finché si ha la trasformazione del sé nella cosa (transformatio sui in rem) e della cosa in se stesso (transformatio rei in se ipsum). Qui, forse, a nostro avviso, c’è un primo tentativo di conciliare un processo schiettamente razionale, con uno caratteristico della mistica, in cui l’osservatore, o colui che contempla, coincide con la cosa contemplata.

Nel “De immenso” afferma: “Pertanto perseguiamo quella contemplazione che non è ne futile né vana, ma profondissima e la più degna dell’uomo perfetto, quando cerchiamo lo splendore, l’effusione e la partecipazione della divinità e della natura… Allora l’uomo verrà detto un grande miracolo da Trismegisto: l’uomo che si trasforma in Dio..”

Nei “Furori” poi Bruno si sofferma sulla continua osmosi fra la dimensione umana e quella divina e si accosta ed ispira ad Agrippa per i rapporti fra magia, kabala e astrologia, anzi, ne copia interi brani a piene mani, come questo “ Dio esercita il suo influsso sugli angeli, gli angeli sui corpi celesti…ecc.. e, viceversa  “l’essere vivente ascende, attraverso l’animo ai sensi, dai sensi alle sostanze miste, dalle sostanze agli elementi, dagli elementi ai cieli, dai cieli ai demoni o agli angeli e attraverso questo a Dio o alle divine operazioni…” E poi prosegue con altri paragoni e conclude: “Per questa ragione gli antichi autori, di profonda filosofia, indicarono tale ascesa e discesa con l’uscita e l’entrata delle due porte del Cancro e del Capricorno, di cui la prima è detta degli uomini e la seconda degli dei”.

Queste “Porte” sono chiamate tali, nel mondo latino, da Porfirio (L’antro delle Ninfe) dove le anime “scendono e prendono “forma” entrando nel mondo dalla porta solstiziale del cancro ed escono verso stati sovraindividuali o divini dalla porta solstiziale invernale.

A questo punto Bruno insegna la tecnica per entrare in tale processo e parla di “quiete”, di “immobilità” e di distacco dal moto dei sensi, di “contrazione” e di tutto quel processo che, anche se descritto tecnicamente nei suoi testi “intender non lo può chi non lo prova”. E’ un qualcosa di molto simile (dice Mino Gabriele nel Corpus iconographicum Bruniano) alla esichya pitagorica. A noi, sinceramente, non sembra così, in quanto la esichya ci sembra assai più simile ad uno stato meditativo, rilassato, pacificato. La contrazione di Bruno, anche se supportata dal silenzio, ci sembra appartenere assai più alla dimensione titanica, prometeica.

C’è un anonimo copista cinquecentesco (riporto dal testo di M. Gabriele) che parla di una “Pratica dell’estasi filosofica del Bruno” che è assai significativa:

Bisogna eleggere un luogo nel quale non senti strepiti d’alcuna maniera, all’oscuro o al barlume d’un piccolo lume, così dietro che non perquota gli occhi, o con  gli occhi serrati. In un tempo quieto e quando l’homo si sente spogliato di ogni passione tanto del corpo quanto dell’animo. In quanto al corpo (e qui introduce prescrizioni che potrebbero sembrare tratte da un manuale di hatha yoga)…poi prosegue: “e così l’anima, non essendo occupata in alcuna attione né vegetabile né animale, si ritira in sé stessa, e servendosi solamente degli istrumenti intellettuali, purgata di tutte le cose sensibili”, non intende più le cose per discorso, come faceva prima, ma senza argomenti e conseguenze, fatta Angelo, vede intuitivamente l’essenza delle cose, nella lor semplice natura, et però vede una verità pura, schietta, non adombrata, di quello che si propone speculare…”

A questo punto inizia il vero e “furioso” processo di “contrazione”. Riducibile in quattro livelli:

a) Un primo stadio di vero e proprio distacco, paragonabile a quello di cui parlano il Francofortese o anche Eckhart. Ma processo di “distacco” di Bruno è sincretico e, se ben analizzato, risulta del tutto privo di quelle due virtù fondamenali che dovrebbero caratterizzare qualsiasi “ascesi. E cioè la carità e l’umiltà che nel nolano, nonostante i nostri sforzi, non siamo mai riusciti a trovare. Bruno utilizza tutto. Dice nel “De Magia” ”con il canto, e la preghiera e la contemplazione e l’estasi dell’anima” si espellono gli spiriti maligni. E altrove specifica che i sapienti non lo sono per dono ma per l’impegno e la fatica, e che solo attraverso la “contrazione”, l’isolamento più spietato all’interno di sé, è possibile separare le ombre e procedere dal molteplice all’Uno.

b) Un secondo stadio il cui il fuoco come desiderium sapientiae, come vero e proprio eros, potentemente ascende all’intelletto e lo incendia. (è facile associare l’idea della kundalini tantrica)

c) Un terzo stadio dove tale fuoco acuisce l’immaginazione e la memoria e la chiarezza dell’intelletto.

d) Un quarto stadio dove l’intelletto ascende al Divino e viaggia nel mondo delle idee.

Ecco. E’ proprio questa proposta di speculazione, di indagine, che troviamo nel punto più alto del processo di crescita che mette, a nostro avviso, Bruno in una posizione “difficile”. Egli presuppone un lavorio speculativo, cioè razionale, dove ormai la ragione dovrebbe essere pacificata, dove invece i mistici parlano in genere di sconfitta della logica.

In tale contesto anche la matematica di Bruno è uno strumento astrattivo potente, usato per una specie di gnosi contemplativa. La Matematica è Mathesis, materia prima, non è una successione di algoritmi, ma l’astrazione del concetto fino alla sua forma più pura che è appunto il numero. Così come la geometria è la riduzione “ad unum” fino a definire il punto, aspaziale e atemporale, come principio minimo e, nella sua aspazialità e atemporale, anche espressione della Divinità.

Nel Sigillus dice: “Tutti i sapienti concordano nel sostenere che anche la matematica contribuisce alle operazioni dell’animo….La matematica, insegnando ad astrarci dalla materia, dal moto e dal tempo, ci rende capaci di intendere e contemplare le specie intellegibili. Perciò Pitagora, Platone e tutti quelli che cercarono d’insegnarci cose difficili e profonde, non usarono altri strumenti se non la matematica”.

Ma la matematica bruniana non è mai distinta dalla magia più complessa per cui le speculazioni che compaiono nel “Triplice minimo e la misura” o nel “De immenso”, richiedono una grande attenzione per essere anche solo parzialmente comprese. Infatti, a parte la Yates in alcune parti, quasi nessuno si è avventurato in una esplicazione dei sigilli bruniani. Forse Mino Gabriele, al quale dobbiamo il merito di quell’opera eccezionale che consiste nella pubblicazione completa della grafica di Bruno, è lo studioso che, più di ogni altro, si è arrischiato a trarre conclusioni nell’arcipelago dei disegni, tentando di trarne una teoria unificata anche se, di fronte a schemi geometrici come quelli dei cosiddetti…atrii di Apollo, della Luna e di Venere depone, come tutti, le armi. Viene il sospetto che Bruno abbia a volte voluto soprattutto stupire, senza la pacatezza necessaria per valutare la coerenza di ciò che stava dicendo, in preda ad una rabbia, propria del suo carattere furioso, che lo portava a voler dimostrare ad ogni costo il suo primato; ma forse non aveva, come invece Campanella ed altri, il carisma e l’equilibrio per poterselo permettere. Peccato.

C.L.

Bibliografia

  • G. Bruno : Corpus iconographicum.  Adelphi
  • A Reghini: I numeri sacri . Atanor
  • G. Bruno: Opere Latine: Utet
  • G. Aquilecchia: Schede Bruniane. Vecchiarelli
  • Pico della Mirandola: Heptaplus . Arktos
  • Marsilio Ficino e il ritorno di Ermete Trismegisto. Centro D.

Fonte:  simmetria.org