La struttura elementare della materia. Presenze aristoteliche in Giordano Bruno di Lucia Girelli (Lo Sguardo – numero V, 2011)

La struttura elementare della materia.

Presenze aristoteliche in Giordano Bruno

di Lucia Girelli



1. Introduzione

Fin dai tempi della filosofia greca, uno degli argomenti imprescindibili della fisica era la teoria degli elementi, cioè delle parti prime, non ulteriormente scomponibili, che formano i corpi. Empedocle stabilì quali e quanti fossero, Platone parlò della loro genesi nel Timeo e Aristotele ne diede la più esauriente trattazione nel suo sistema cosmologico. Fu la dottrina peripatetica che si trasmise poi in Occidente e rimase la teoria fisica dominante fino all’età moderna ed è con questa dottrina che Giordano Bruno deve confrontarsi in base alle conseguenze dalla sua rivoluzione cosmologica.

Lo Stagirita ancorava la sua teoria degli elementi alla struttura dell’universo: nel terzo libro del De caelo sosteneva che, come ai corpi composti si addicono moti composti, così ai corpi semplici spettano soltanto moti semplici che, data la finitezza del cosmo, possono essere soltanto due, in quanto solo due sono i luoghi verso cui si possono dirigere con un moto rettilineo, l’alto e il basso. Di conseguenza, se i moti semplici sono in numero finito, anche gli elementi sono in numero finito, ma devono essere almeno due o, per lo meno, devono esserci due tipi di elementi come due sono i moti naturali. Gli elementi infatti sono quattro perché uno di essi, il fuoco, sta in alto e sovrasta tutti gli altri, la terra sta in basso e sottostà agli altri tre e, come esiste un luogo intermedio, così esistono altri due elementi, l’aria e l’acqua, che allo stesso tempo sovrastano alcuni e sottostanno ad altri quasi secondo un criterio di simmetria. Nel De generatione et corruptione la natura degli elementi è ricondotta al loro essere i primi sinoli possibili, generati dalla combinazione della materia e di due qualità primarie, una attiva e una passiva. Le loro trasformazioni reciproche sono spiegate a partire dall’interazione di queste quattro qualità, ma nei Meteorologicorum libri queste ultime vengono ricondotte all’influenza dei moti celesti e, quindi, alla suddivisione tra mondo terrestre e mondo celeste. Il movimento della sfera della Luna, per un fenomeno che potremmo dire simile all’attrito, trasmette movimento e calore alla regione periferica della Terra e, scendendo verso il basso, l’effetto di questo ‘attrito’ diminuisce, per cui il centro del cosmo è freddo e riceverà calore solo per l’azione del Sole. È questa la ragione per cui i corpi freddi tendono verso il basso e i corpi caldi verso l’alto, ossia questo è il legame tra qualità primarie e peso e leggerezza.

Se l’aristotelismo lega a doppio filo la teoria degli elementi e l’impianto cosmologico complessivo, Bruno, che proprio contro questa cosmologia scaglia le sue critiche più distruttive, deve elaborare una teoria alternativa, costruita su altri principi e altre fonti. Tuttavia, la formazione che Bruno ricevette presso lo studium generale di S. Domenico Maggiore a Napoli fu quella aristotelico-tomista e lo stesso Nolano fu autore di un compendio della Physica, la Figuratio aristotelici physici auditus, e un commento a vari testi dello Stagirita (i primi cinque libri della Physica, il De generatione e il quarto libro dei Meteorologica), i Libri physicorum Aristotelis explanati. La prima opera fu pubblicata a Parigi nel 1586 per dimostrare che egli ben conosceva le dottrine che si apprestava a demolire in una pubblica disputa al Collège de Cambrai, la seconda, inedita fino al 1891, costituisce il canovaccio delle lezioni che Bruno tenne a Wittenberg tra il 1587 e il 1588. Il Nolano conosce molto bene la fisica aristotelica e, a detta di Felice Tocco (l’unico studioso che abbia a tutt’oggi analizzato i Libri physicorum con una certa cura)

«i consensi col suo Autore sono forse maggiori dei dissensi, e (Bruno) non ha difficoltà di manifestare questi ultimi, per fare bene intendere, che dove esplicitamente non combatte o non ritocca le dottrine aristoteliche, non è molto lontano dall’accettarle».

Non è peregrino, pertanto, chiedersi se qualche influenza delle dottrine aristoteliche sopravviva nella fisica del Nolano, laddove esse non contrastino apertamente con il suo nuovo sistema cosmologico.
L’unica trattazione sistematica della teoria degli elementi è condotta da Bruno nel De rerum principiis et elementis et causis, un testo risalente al 1589 e che oggi viene classificato tra le cosiddette ‘opere magiche’. La prima parte di quest’opera, dopo una breve introduzione, è costituita dall’esposizione delle caratteristiche dei quattro elementi in capitoli appositamente dedicati a ciascuno di essi. In tutti gli altri testi in cui il Nolano fa menzione di questo argomento si hanno soltanto brani più o meno approfonditi all’interno di capitoli o sezioni destinati alla dimostrazione di altre tesi. Si tratta di altre due ‘opere magiche’, il De magia naturali e le Theses de magia, contemporanee al De rerum principiis, e dei tre poemi francofortesi del 1591, il De triplici minimo et mensura, il De monade, numero et figura e il De innumerabilibus, immenso et infigurabili. Anche nel Camoeracensis Acrotismus del 1588, un’esposizione organica delle obiezioni di Bruno alla fisica peripatetica, si ha qualche accenno utile al confronto con la teoria aristotelica, mentre alcune argomentazioni esposte nelle opere latine si trovano già nel dialogo De l’infinito, universo e mondi del 1584.

2. Genesi ed elenchi

In primo luogo, si può osservare che in Bruno manca una spiegazione del rapporto tra elementi e materia, ossia manca la giustificazione della struttura elementare della materia, che lo Stagirita invece fornisce. Dopo aver trattato dei principi ‘logico-ontologici’ del divenire, ossia materia, forma e privazione, Aristotele mostra come da questi si passi alla struttura elementare dei corpi. Nel De generatione si riallaccia alla Physica sostenendo che i quattro elementi sono generati a partire da una materia comune perché, se il divenire è mutamento da un contrario all’altro, deve esserci un sostrato su cui i contrari operano in quanto non possono interagire tra loro. Se i corpi sono tangibili, allora i primi contrari da cui tutto ha origine devono essere a loro volta tangibili:

«[Quoniam] igitur quaerimus sensibilis corporis principia, hoc autem est tangibilis (…), manifestum quod non omnes contrarietates corporis formas et principia faciunt, sed solum quae secundum tactum».

Questi contrari sono le coppie di qualità caldo-freddo e umido-secco, delle quali la prima è attiva e la seconda passiva. Dal momento che i corpi si modificano a vicenda, la materia dovrà essere caratterizzata contemporaneamente da una qualità attiva e da una passiva. Ciò che risulta dalla combinazione di materia e primi contrari tangibili sono i minimi sinoli possibili, le componenti prime dei corpi ossia i quattro elementi: il fuoco caldo e secco, l’aria umida e calda, l’acqua fredda e umida e la terra secca e calda. Che questi elementi siano generabili e corruttibili si può constatare nella nostra esperienza quotidiana: come vediamo che il fuoco si estingue o perché si esaurisce da sé o perché è spento dal suo contrario, così deve essere anche per gli altri elementi. La teoria delle qualità ci permette di spiegare tutto questo in base alla trasformazione reciproca dei corpi primi: un elemento si muta in un altro quando una delle sue qualità viene sostituita da quella contraria.
Proprio questa reciproca trasformabilità viene contestata da Bruno nei Libri physicorum Aristotelis explanati, in cui il Nolano afferma infatti che «in via vero Peripatetica cum haec in invicem transmutari intelligantur, non plus habent rationem principii quam principiati» e quindi «respiciendum est ad rem significatam iuxta Peripateticorum morem, non autem ad nomen significans, quandoquidem de ratione veri elementi est, ut sit ingenerabile et incorruptibile». L’avvento della filosofia aristotelica ha cambiato il linguaggio al punto che oggi ci si riferisce più alla cosa indicata dal termine ‘elemento’ che al significato vero e proprio della parola. Si tratta di un’obiezione molto forte, ma si deve ricordare che lo stesso Aristotele si dimostra ben consapevole di conferire ai suoi elementi un carattere composto e principiato, in quanto i veri principi sono la materia, cioè il sostrato indeterminato che rende possibile l’esistenza dei corpi, e i contrari definienti. Tuttavia, la materia non può esistere senza i contrari che la definiscono né i contrari possono sussistere indipendentemente da un sostrato materiale, quindi è sempre necessaria la combinazione di materia e forma per avere una realtà dotata di esistenza effettiva. Per questo gli elementi sono da considerarsi parti prime dei corpi, pur non essendo i loro principi ultimi.
Bruno non fa che evidenziare un aspetto della dottrina aristotelica e, richiamandosi a una più autentica concezione degli elementi, rifiuta la loro conversione reciproca. Dopo aver elencato quali siano per lui i veri elementi, nel De magia naturali il Nolano afferma a chiare lettere che «haec enim ita sunt ab invicem distincta, ut unum non possit unquam in alterius naturam transformari, sed bene concurrunt haec et associantur». Il motivo di questo rifiuto, a una prima analisi, può sembrare oscuro e incoerente con la ‘nolana filosofia’, tesa alla dimostrazione dell’unità del tutto. Per giustificare la reciproca trasformabilità degli elementi, infatti, Aristotele invocava l’unità della materia al di sotto delle modificazioni nell’assetto qualitativo dei corpi primi. Se gli elementi non mutano l’uno nell’altro, allora Bruno si trova a concludere che esistono quattro tipi diversi di materia, inficiandone, se non l’unità, l’unicità.
La ragione del rifiuto sta nella critica che Bruno formula nei confronti della concezione aristotelica della materia che, a suo avviso, è da considerarsi come un’entità logica e non fisica:

«Quale enim primum subiectum, quale primum principium, quod ab esse sequentium non absolvitur, quod nullam ex se, sed omnem et aliunde habere dicitur actualitatem, esse potest?»

Un sostrato che non abbia in sé nulla che lo renda attuale, non può avere un’esistenza fisica indipendente ed è pertanto solo un ente logico. Anche di questo Aristotele era consapevole, come abbiamo visto, ma Bruno mostra l’incoerenza interna delle dimostrazioni dello Stagirita proprio facendo riferimento alla critica alle teorie platoniche e pitagoriche secondo cui i corpi sono formati da superfici…

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Fonte:

Lo Sguardo.net Rivista Elettronica di Filosofia Editore Alberto Gaffi – Numero V, 2011

Accreditato da CS-Comunicati Stampa

Le due mostre curate dall’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici: “Giordano Bruno e il Codice Norov” e “Le pubblicazioni dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici” resteranno esposte per tutto il mese di ottobre a Mosca.

 

 

Il 30 settembre si è concluso il Convegno internazionale: “Giordano Bruno nella cultura russa e mondiale”,  di cui vi abbiamo ampiamente parlato, questo evento di portata mondiale, è stata l’occasione per riunire alcuni tra i più eminenti esperti di filosofia rinascimentale e dell’opera di Giordano Bruno.

Per l’Italia ha partecipato Nuccio Ordine, uno dei più importanti studiosi di Bruno, dirige in Francia presso Les Belles Lettres la collana Les Œuvres complètes de Giordano Bruno, nella sezione Œuvres italiennes sono usciti già 7 volumi con le opere italiane di Bruno in lingua francese e testo volgare a fronte, nella sezione Documents/Essais sono usciti altri 3 volumi: il processo a cura di Luigi Firpo, la biografia a cura di Giovanni Aquilecchia e la bibliografia (1800-1999) a cura di Maria Cristina Figorilli.

Nella stessa collana presto vedranno la luce le Opere Latine/Œuvres Latines e sempre presso lo stesso editore la ristampa anastatica del codice Norov.

L’edizione francese delle opere volgari di Bruno è quella stabilita (tra il 1993 e il 1999) dal più grande filologo bruniano: Giovanni Aquilecchia, poi confluita migliorata e corretta nel 2002, nei  2 volumi UTET, Opere italiane, in cui per la prima volta in italia, in un’edizione critica sono state raccolte insieme le 7 opere volgari di Bruno. (tra cui il Candelaio). L’edizione UTET sempre diretta da Nuccio Ordine è acquistabile anche nella versione economica (in brossura).

La particolare attenzione della cultura russa per il filosofo nolano deriva dal fatto che a Mosca, nella Biblioteca Statale Russa, si conserva un documento bruniano di valore eccezionale, il cosiddetto «Codice di Mosca» o «Codice Norov», così intitolato secondo il nome del grande personaggio politico e bibliofilo russo Avraam Sergeevic Norov, che aquistò il codice per la propria collezione la quale poi fu consegnata al Museo Rumiantsev, precursore dell’attuale Biblioteca.

Il codice, oltre ad essere l’unica fonte per la conoscenza di una grande parte delle opere bruniane, contiene gli abbozzi e opuscoli scritti dalla mano del Bruno. Solo negli ultimi anni la ricerca meticolosa del manoscritto di Mosca è stata messa alla base dell’edizione delle opere complete latine del filosofo che sono in corso di pubblicazione presso la casa editrice parigina «Les Belles Lettres», in collaborazione con l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici.

Riconoscendo l’eccezionale importanza storica e scientifica del documento, l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, la Fondazione Giordano Bruno di Nola e la Biblioteca Statale Russa hanno lanciato il progetto di pubblicare l’edizione completa anastatica del «Codice Norov» con l’introduzione e i commenti di Andrei Rossius.

Per celebrare questo evento la Biblioteca Statale Russa e l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici hanno organizzato nelle sale della Biblioteca, nei giorni del convegno(e per tutto il mese di ottobre), due mostre:

-la prima fornirà al pubblico russo una panoramica dei lavori di ricerca dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici con l’esposizione delle pubblicazioni dell’Istituto (tutti i libri esposti saranno offerti come dono alla Biblioteca),

-mentre l’altra mostra presenterà per la prima volta integralmente i materiali bruniani della Biblioteca Statale Russa, in particolare i documenti che dimostrano la storia dell’acquisto da parte di Avraam Sergeevic Norov del codice e le prime fasi della sua ricerca.

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Anche nel volume a cura di Augusto Guzzo (per le opere di Bruno)  e di Romano Amerio (per le opere di Campanella) con il titolo: Opere di Giordano Bruno e Tommaso Campanella per l’Editore Ricciardi nel 1956,  furono pubblicate insieme le 7 opere italiane di Bruno, ma non fu una vera e propria nuova edizione critica, in quanto il testo base utilizzato per il Candelaio era la seconda ed. curata dallo Spampanato nel 1923 (Laterza) , mentre per le altre 6 opere italiane il riferimento testuale era la seconda ed. Gentiliana del 1925-27 (Laterza), inoltre erano assenti le redazioni primitive di alcune parti dei primi tre dialoghi della Cena.

Tuttavia questa edizione è stata ed è molto importante in quanto nel volume erano compresi ad opera di Augusto Guzzo, la prima traduzione italiana delle due orazioni (Oratio valedictoria/Orazione di congedo e Oratio consolatoria/Orazione consolatoria), e una prima traduzione italiana di parti scelte del De immenso (24 anni prima della traduzione di Carlo Monti). Nella parte finale della sezione dedicata a Bruno era inclusa una Tavola delle emendazioni.

Questo testo è di nuovo disponibile in commercio in quanto è stato ristampato nel 2006 nel volume 15 della collana “I Classici del Pensiero Italiano” edito da “Il sole 24 ore” e Treccani (Piano dell’opera) ogni volume costa € 12,90.

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Altri articoli correlati:
-Articolo di Nuccio Ordine
Intervista a Gerardo Marotta
-Convegno internazionale: “Giordano Bruno nella cultura russa e mondiale”
-Esce in anastatica l’unico manoscritto di Giordano Bruno
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Fonti:
Istituto di Filosofia dell’Accademia Russa delle Scienze
Istituto Italiano per gli Studi Filosofici


Accreditato da CS-Comunicati Stampa

Convegno internazionale: “Giordano Bruno nella cultura russa e mondiale”. Presentazione del progetto di pubblicazione della riproduzione anastatica del “Codice Norov” (Mosca, 28 – 30 settembre 2010)

 

Nei giorni 28-30 settembre 2010 si svolgeranno a Mosca – sotto gli auspici dell’Istituto di Filosofia dell’Accademia Russa delle Scienze e dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici – i lavori del Convegno internazionale “Giordano Bruno nella cultura russa e mondiale”.

 Pagina dal sito dell'Istituto
di Filosofia dell’Accademia Russa delle Scienze

Il convegno riunirà i più eminenti esperti di filosofia rinascimentale e dell’opera del grandissimo Nolano. Il ruolo importante che la figura di Bruno ha giocato nella cultura russa è dato anche dalla presenza nella collezione della Biblioteca Statale Russa del cosiddetto “Codice di Mosca” o “Codice Norov” che prende il nome dal grande personaggio politico e bibliofilo russo Avraam Sergeevic Norov: proprio lui acquistò il codice per la propria collezione poi consegnata al Museo Rumiantsev, il cui fondo confluì nell’attuale Biblioteca Statale Russa. Il codice, oltre ad essere l’unica fonte di una parte considerevole delle opere latine bruniane, contiene gli straordinari abbozzi e opuscoli scritti dalla mano stessa del Nolano. Solo negli ultimi anni il manoscritto di Mosca è stato finalmente studiato a fondo, diventando l’unico documento diretto per l’edizione delle opere complete latine del filosofo in corso di pubblicazione presso l’autorevole casa editrice parigina “Les Belles Lettres”.
Riconoscendo l’eccezionale importanza storica e scientifica di questo manoscritto, l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e la “Fondazione Giordano Bruno” di Nola, in accordo con la Biblioteca Statale Russa, hanno lanciato il progetto di pubblicare una riproduzione anastatica del “Codice Norov”, arricchita dall’introduzione e dai commenti di Andrei Rossius.

Cofanetto contenente il Codice Norov

Per celebrare questo evento mondiale (si tratta della prima riproduzione anastatica che sarà messa a servizio di tutti gli studiosi), la Biblioteca Statale Russa e l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici organizzano nella Biblioteca, in occasione del convegno internazionale bruniano a Mosca, due mostre:

la prima dedicata al codice Norov, con i documenti relativi alla storia del codice e a tutti i materiali bruniani conservati nei vari fondi della Biblioteca moscovita e

una seconda dedicata alle pubblicazioni dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici che testimoniano la vastissima attività scientifica esercitata da questa eccezionale istituzione presieduta dall’Avv. Gerardo Marotta e che saranno lasciate in dono alla Biblioteca.

Servizio andato in onda sulla televisione russa in occasione dell’apertura della mostra “Giordano Bruno presso la Biblioteca Statale Russa e il collezionista delle sue opere Avraam Norov”, della mostra delle pubblicazioni dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, del convegno internazionale “Giordano Bruno nella cultura russa e mondiale”. Le iniziative hanno avuto luogo nella Biblioteca Statale Russa e nell’Istituto di Filosofia dell’Accademia Russa delle Scienze. Il video è presente sul canale youtube (AccademiaIISF) dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici.

 

Martedì 28 settembre 2010

mattino – ore 10.00

Istituto di Filosofia dell’Accademia delle Scienze, Volkhonka 14


Inaugurazione del convegno (presiede A.A. Gusseinov)

interventi:

A.A. Gusseinov (Direttore dell’Istituto di Filosofia dell’Accademia Russa delle Scienze)

Nuccio Ordine (Segretario Generale del Centro Internazionale di Studi Bruniani, Napoli – Cosenza)

V.F. Molchanov (Direttore del Dipartimento di Ricerca dei Manoscritti, Biblioteca Statale Russa)

relazioni:

A. Kh.Gorfunkel (Boston), Andrea Bielobocky e le prime notizie su Bruno in Russia

V.F. MolchanovA.A. Rossius (Mosca), Le opere manoscritte di Bruno

discussione

pomeriggio – ore13.00

Inaugurazione delle mostre alla Biblioteca Statale Russa

Grande Sala di Palazzo Pashkov: Giordano Bruno presso la Biblioteca Statale Russa e il collezionista delle sue opere Avraam Norov

interventi:

V.F. Molchanov (Direttore del Dipartimento di Ricerca dei Manoscritti, Biblioteca Statale Russa)

A.Yu. Samarin (Direttore del Dipartimento dei Libri Rari “Museo del Libro”, Biblioteca Statale Russa)

Nuccio Ordine (Segretario Generale del Centro Internazionale di Studi Bruniani, Napoli – Cosenza)

Sala Azzurra della Biblioteca Statale Russa: L’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici: 35 anni di ricerche e di pubblicazioni


interventi:

V.V. Fedorov (Presidente della Biblioteca Statale Russa)

Nuccio Ordine (Segretario Generale del Centro Internazionale di Studi Bruniani, Napoli – Cosenza)

Wolfgang Kaltenbacher (Coordinatore europeo dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici)

Mercoledì 29 settembre

mattino – ore 10.00

Sessione dedicata al destino delle dottrine bruniane nella storia di filosofia (presiede M.A. Granada)

relazioni:

Th. Leinkauf (Münster), Bruno und Leibniz

N.V. Motroshilova (Mosca), Bruno in Schelling e Hegel

Yu.B. Mehlich (Mosca), Gli insegnamenti del Bruno alla filosofia moderna: Bruno e Karsavin

Marina Sviderskaya (Mosca), Il rapporto Bruno-Caravaggio

discussione

pomeriggio – ore 15.00

Sessione dedicata ai problemi dell’epistemologia e dell’etica nelle opere di Bruno

(presiede Nuccio Ordine)

relazioni:

S. Bratu Elian (Bucarest). De gli eroici furori – osservazioni e scelte di traduzione

Luiz Carlos Bombassaro (Porto Alegre). Bruno e il Nuovo mondo. Un’avvertenza estemporanea?

Zaira Sorrenti (Università della Calabria). Il volo e la caccia nel bestiario filosofico di Giordano Bruno

discussione

Giovedì 30 settembre

mattino – ore 10.00

Sessione dedicata alla metafisica e alla cosmologia di Bruno (presiede N.V. Motroshilova, Istituto di Filosofia dell’Accademia Russa delle Scienze)

relazioni:

M.A. Granada (Presidente del Centro Internazionale di Studi Bruniani, Barcellona – Napoli), Giordano Bruno y Manilio: a propósito de un pasaje de la dedicatoria a Morgana del Candelaio

Giulio Giorello (Milano), Eros e cosmologia in Bruno

Morimichi Kato (Tohoku), Giordano Bruno’s Philosophy of Shadows in De umbris idearum

A.A. Rossius (Istituto di Filosofia dell’Accademia Russa delle Scienze), L’errore geometrico di Bruno e le sue conseguenze metafisiche

discussione

pomeriggio- ore 15.00

Tavola rotonda dedicata al ruolo dei centri di ricerca indipendenti nel progresso delle scienze umane e della cultura (presiede A.A. Guseinov)

interventi:

Amedeo Di Francesco (Napoli), Il ruolo delle accademie nella formazione di una modernità culturale in Europa centro-orientale

Wolfgang Kaltenbacher (Napoli), Il ruolo delle accademie nella promozione della ricerca

V.A. Minaev (Mosca), La formazione delle raccolte di libri e documenti: problemi di teoria legale (il caso di Avraam Norov)

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Nel corso del Convegno si terrà, sotto la presidenza di Nuccio Ordine, un incontro sullo stato attuale delle traduzioni delle opere di Bruno in lingue moderne, al quale interverranno:

S. Bratu Elian (Bucarest), Bruno in rumeno

Morimichi Kato (Tohoku), Bruno in giapponese

Luiz Carlos Bombassaro (Porto Alegre), Bruno in portoghese

Thomas Leinkauf (Münster), Bruno in tedesco: fondamenti del grande successo del progetto

A.A. Rossius (Mosca), Bruno in russo

Miguel Angel Granada (Barcellona), Bruno in spagnolo

Amedeo Di Francesco (Napoli), Bruno in ungherese

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Per approfondire sul “Codice Norov”:

-Articolo di Nuccio Ordine
-Intervista a Gerardo Marotta
-Fondazione Giordano Bruno

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Allegati:

– Locandina: Convegno internazionale: “Giordano Bruno nella cultura russa e mondiale”
– Locandina mostra: Giordano Bruno presso la Biblioteca Statale Russa e il collezionista delle sue opere Avraam Norov
– Locandina mostra: L’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici: 35 anni di ricerche e di pubblicazioni
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Fonti:

Istituto di Filosofia dell’Accademia Russa delle Scienze
Istituto Italiano per gli Studi Filosofici
Fondazione Giordano Bruno

Conferenza sulla vita, il pensiero e le opere di Giordano Bruno [Chiusa Pesio (CN), 18 Luglio 2010, ore 18]

RIO DELL’OY

Associazione per la crescita consapevole.

(La Consapevolezza aggiunge Colore)


Da sabato 17 a venerdi 30 Luglio L’Associazione Rio dell’Oy organizza una serie di eventi:

Si parte con una giornata dedicata al Viet Tai-Chi (disciplina di origine vietnamita), passando per una conferenza su Giordano Bruno e per finire con una festa dello Yoga, il tutto in un ambiente incontaminato in mezzo a boschi, a 850 metri di altitudine e in una valle un tempo abitata da monaci certosini (ancora oggi esiste poco distante una famosa Certosa). La sede dell’associazione si trova in questo luogo ideale per  la riflessione ed un toccasana  per il corpo e lo spirito.

Domenica 18 luglio alle ore 18,00 presso la sede dell’Associazione Rio dell’Oy in provincia di Cuneo, si terrà un incontro che avrà come tema la vita, il pensiero e le opere di Giordano Bruno.

Il relatore sarà Biagio Milano, da anni studioso e cultore di scienze umanistiche ed esoteriche.

L’ingresso è libero e l’incontro sarà inframmezzato da interventi di arpa celtica e strumenti vari da parte di Paolo e Gabriele Tornavacca.

Ecco il programma completo:

Sabato 17 ore 18.00 – 22. “Il Dio che non c’è” Lettura del testo e discussione sull’intervento tenuto da A. Maggi presso l’UAAR (Unione Atei e Agnostici Razionalisti) nel 2009. Incontro guidato dal biblista Don Giovanni Giorgis. Al termine segue una cena condivisa.

Domenica 18 ore 10 – 18. Incontro di Viet Tai-Chi. Incontro condotto da Iva Caputo e Edio Catoni insegnanti di Viet Tai-Chi World Federation. L’incontro è aperto a tutti ma occorre prenotarsi . Di volta in volta vengono insegnate e spiegate nei loro aspetti teorici e pratici varie forme di Viet Tai Chi. Per informazioni: Antonella 3402576031; Beatrice 3392543519 (ore pranzo); Eva 3476475342.

Sabato 24- Domenica 25, ore 10.00 – 18.00. Laboratorio di Percussioni, Ritmi, Suoni e Rumori. Attraverso gli esercizi di ascolto, in connessione con i suoni del posto e con momenti di rilassamento, creiamo musica. Non ci vuole nessuna conoscenza musicale. Potranno partecipare persone di tutte le età, bambini compresi. Seminario condotto da Regula Wagner, instant compositrice. Informazioni sul sito http://www.ideabatteria.it. Per prenotazione e informazioni telefonare al 3476475342.

Venerdì 30 dalle ore 19 alle… FESTA dello YOGA. Tutti sono invitati per festegiare insieme lo yoga, l’estate e la bellezza. Cena condivisa: ognuno porti qualcosa (antipasti, insalate, frittate, dolci, bevande, ecc.) noi faremo un primo. Falò e altre sorprese vi aspettano. Occorre prenotare telefonando a Beatrice 3392543519 (ora di pranzo) o Eva 3476475342.

Per info:

Associazione Rio dell’Oy Via Rio dell’Oy 155  Fraz. Vigna 12013 Chiusa Pesio (CN)
Tel.: 0171738289  cell: 3392543519 – 3476475342  E-mail: posta@riodelloy.it  http://www.riodelloy.it

Chi sono?

Sono un gruppo di persone, ispirate da diversi percorsi spirituali, che vogliono sperimentare, vivere e condividere valori che conducano la persona verso un cammino di libertà e di crescita consapevole fino a sentirsi Uno. L’Associazione è apolitica e apartitica ed è affiliata all’ ACLI. Cosi è nata l’ Associazione Rio dell’Oy, la cui sede si trova a pochi passi dal Rio dell’Oy. ll Rio – un piccolo torrente che nasce sotto la cima della Bisalta – scorre nei pressi del Parco Naturale della Valle Pesio in provincia di Cuneo, in Piemonte.

Fonti:
Cuneo Cronaca
Associazione Rio dell’Oy

Riunificare, tollerare, cercare la verità: questo è il metodo di Giordano Bruno. Il 28 Settembre 2010 a Mosca, sarà presentata la riproduzione del codice Norov e nel 2011 partirà l’edizione bilingue delle opere Latine presso “Les Belles Lettres”.

Un dvd dedicato a Erasmo e al pensatore nolano, antidoto contro xenofobia e localismo senza prospettiva. « In un mondo dove prevale l’apparenza sulla sostanza, fa riflettere sui valori universali»

«Attratto dal desiderio di visitare la casa della sapienza non mi duole essere incorso in fatiche, dolori, esilio: che faticando profittai, soffrendo feci esperienza, vivendo esule imparai»:
in queste accorate parole dell’ Oratio valedictoria, pronunciate da Giordano Bruno a Wittenberg nel 1588, è possibile racchiudere l’ intera esperienza di un percorso filosofico straordinario.

Dal 1582 al 1591,percorrendo l’ Europa in lungo e in largo, il Nolano pubblica l’ intero corpus conosciuto delle sue opere italiane e latine. Oltre una trentina di volumi in cui il filosofo campano, con una grande passione, si interroga su temi fondamentali che abbracciano la cosmologia e la letteratura, lo studio della natura e la magia, l’ etica e la poetica, la filosofia e la scienza, la mnemotecnica e la religione.

Mai come in questi ultimi quarant’ anni l’ interesse per Bruno ha superato i confini europei per raggiungere addirittura Paesi molto lontani, non solo geograficamente, come la Cina e il Giappone, la Russia e il Brasile. Bisogna risalire alla grande stagione ottocentesca, in cui parte dalla Germania lo slancio per la «nolana filosofia» con le prime edizioni moderne delle sue opere italiane, per ritrovare un identico fervore.

Basta scorrere l’ agenda dei più recenti e futuri appuntamenti per capire l’ ampiezza internazionale delle iniziative intorno al Nolano. Nei giorni scorsi si è concluso a Londra il tredicesimo ciclo dei seminari bruniani che dal 1998 si tengono nella famosa biblioteca del Warburg Institute.

Mentre a Mosca il prossimo 28 settembre, nella Biblioteca Nazionale e nell’ Accademia delle Scienze di Russia, prenderanno il via una mostra e un convegno: in questa occasione, che vedrà riuniti illustri studiosi e autorità del mondo della cultura, sarà presentata la prima riproduzione integrale del codice Norov (l’unica ampia testimonianza di autografo bruniano) in corso di stampa presso Les Belles Lettres e le prime due opere italiane in traduzione russa che saranno pubblicate dalla San Pietroburgo University Press.
Cofanetto contenente il codice Norov

Entro la fine dell’ anno si attendono le traduzioni in cinese, in giapponese, in polacco, in tedesco, in inglese e in portoghese di alcuni dialoghi italiani, fondate sull’ edizione critica che Giovanni Aquilecchia, uno dei massimi studiosi di Bruno, ha realizzato in sette volumi, tra il 1993 e il 1999, per Les Belles Lettres di Parigi.

E nei primi mesi del 2011, sempre presso la celebre casa editrice francese, partirà l’ edizione bilingue (testo critico e traduzione) delle opere latine a cura del giovane filologo russo Andrei Rossius.

Si tratta di iniziative progettate e coordinate dall’ Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli (a cui si deve anche il dvd dedicato a Bruno in edicola oggi con il «Corriere della Sera») e dal suo presidente, Gerardo Marotta, che da oltre vent’ anni, in collaborazione con i migliori studiosi internazionali e con diverse prestigiose istituzioni, dedica enormi sforzi alla diffusione delle opere del Nolano.

La maniera migliore per evitare che il mito del filosofo si trasformi in una sterile «brunomania» è proprio quella di dare voce alle sue opere attraverso nuove edizioni e, soprattutto, attraverso rigorose traduzioni. Se prima, per esempio, in Cina e in Giappone si traduceva il Nolano dal russo o dall’ inglese, oggi, per la prima volta, si traduce direttamente dall’ italiano.

Non è facile offrire in poco spazio i molteplici e complessi percorsi del pensiero di Bruno. Ma se fossimo costretti a selezionare tre parole chiave per indicare i nodi centrali della sua filosofia, sceglieremmo senza esitare tre verbi: incrociare, tollerare, ricercare. Tre verbi che nella loro specificità finiscono per riannodarsi all’ interno di una stessa visione del mondo.
Incrociare. Il Nolano ha cercato di riallacciare i fili che secoli di aristotelismo e di pedanteria avevano spezzato in diversi campi della conoscenza: sul piano cosmologico ha unito cielo e terra (mostrando che l’ infinito universo è dominato dalle stesse leggi ed è composto dalla stessa materia); sul piano letterario ha unificato tragedia e commedia (insistendo sull’ impossibilità di separare drasticamente il serio e il comico); sul piano religioso ha riannodato i legami tra divinità e natura (sostenendo che una stessa forza vitale anima dall’ interno tutto ciò che esiste). E, in coerenza con questo articolato percorso, ha sempre ribadito la necessità di tenere uniti i saperi: separando scienze della natura e scienze dell’ uomo si potrebbero spezzare definitivamente i rapporti tra conoscenza e vita.

Tollerare. La rivoluzione cosmologica bruniana azzera ogni tipo di classificazione, ogni forma di subordinazione fondata sulle misure, sulle proporzioni, sulla quantitas o su primati di perverse ontologie. Tutto ciò che esiste può essere centro non solo per banali ragioni geometriche (nell’ universo infinito l’ unico centro possibile è dato da chi osserva). Può essere centro soprattutto perché ogni essere, visibile o invisibile, indipendentemente dalle sue dimensioni è animato dalla stessa forza vitale. Negare l’ esistenza della verità assoluta e delle false gerarchie che, volta per volta, su di essa sono state fondate significa eliminare il terreno di coltura che nutre fanatismi e fondamentalismi di ogni tipo. La consapevolezza dei propri limiti e la coscienza dell’ esistenza di altri punti di vista stimolano al dialogo e al rispetto degli altri senza rinunciare a testimoniare le proprie convinzioni. All’ interno di questo contesto la molteplicità delle lingue, delle culture, delle religioni, delle verità non vengono percepite come un limite ma come una ricchezza dell’ umanità. La «nolana filosofia» parla sempre al plurale.

Ricercare. Negare l’ esistenza della verità assoluta significa anche dare un senso ancora più forte alla quête filosofica. Per Bruno il filosofo occupa una posizione mediana tra gli dei (che non cercano la verità perché già la possiedono) e gli ignoranti (che non la cercano perché credono di possederla). L’ intera vita del filosofo, invece, coincide con la «caccia» alla verità nella coscienza che la «preda» non si lascerà mai catturare definitivamente. Proprio in questa continua ricerca – fatta di sacrifici, di entusiasmi, di delusioni, di gioie – si salda il legame tra biografia e filosofia. Bruno sa bene che la conoscenza, per non essere sterile, deve necessariamente tradursi in una maniera di vivere, deve provocare in noi una profonda metamorfosi. In un momento storico sempre più segnato dal prevalere dell’ apparenza sulla sostanza, dell’ egoismo sull’ altruismo, dell’ interesse personale su quello universale, della xenofobia sulla solidarietà, rileggere le pagine di Bruno potrebbe essere molto utile, soprattutto nelle scuole e negli atenei, per riflettere sui grandi valori universali. E, soprattutto, per capire la rozza deriva dei localismi: rivendicare le proprie radici (Bruno firmava le sue opere con il toponimo di Nolano) non significa rinchiudersi in un ristretto perimetro rinunciando alla vitale esperienza europea.

Franz Kafka, parlando dei classici, ricordava che ci sono libri capaci, come un piccone, di frantumare il gelo che avvolge le nostre menti e il nostro spirito. Niente di più vero per le opere di Giordano Bruno.

Nuccio Ordine

Fonte:  Corriere della Sera, 22 Giugno 2010, p.40

Avevamo già anticipato la pubblicazione della riproduzione del codice Norov in questo articolo,

inoltre:

—>>>Cliccando qui potrete vedere il codice Norov e la videoconferenza con il Direttore generale della Biblioteca Nazionale di Russia durante la Prima Biennale Bruniana.
(Nel caso di problemi con la visione potete installare il “Windows Media Player Firefox Plugin” o quello adatto al vostro browser web)

L’inquisizione senza mostri. Una polemica suscitata dall’introduzione di Valerio Evangelisti alla ristampa della “Storia dell’Inquisizione” del 1932.


Si riaccende l’annosa polemica sui tribunali dell’Inquisizione, suscitata questa volta dall’Introduzione apposta da un romanziere, Valerio Evangelisti, alla ristampa per le edizioni Odoya della Storia dell’Inquisizione scritta da uno sconosciuto storico spagnolo degli anni Trenta, Carlo Havas. Un libro uscito in Italia nel 1932 per le edizioni Schor arricchito, ci dice Evangelisti, da illustrazioni ammiccanti di fanciulle seminude torturate da foschi inquisitori. Ciò nonostante, afferma Evangelisti, il libro merita ancor oggi di essere letto, soprattutto in presenza di una storiografia che, tranne rare eccezioni, si dedica a piene mani a far opera di “revisionismo storico”, e sostituisce la “leggenda nera” di un’Inquisizione assetata del sangue di eretici e streghe con una “leggenda aurea” che ne fa un tribunale mite e soprattutto garantista. Alle origini di questa rilettura, sostiene, è la volontà cattolico-integralista di riabilitare la Chiesa controriformistica e l’Inquisizione. Un revisionismo, incalza, che porta facilmente come suo esito il “negazionismo”, quello è per intenderci di un Irving e di un Faurisson. Un’accusa che sarebbe difficile da digerire per la categoria degli storici, se non fosse per il fatto che viene da un romanziere, abituato a volare con la fantasia, come fa nei suoi libri con il suo protagonisti –l’inquisitore aragonese Nicolas Eymerich, un domenicano realmente esistito e autore di un’opera importante, il Directorium inquisitionis, del 1376 –che trasforma in una figura ambivalente, fanatico e durissimo sostenitore della purezza della fede contro gli eretici, le streghe, gli ebrei, i mori, ma anche personaggio affascinante, coraggioso, fin non alieno da un certo grado di introspezione. E fin qui, nulla da obiettare.

Ma siamo proprio sicuri che le opere di questi storici, intenti a rivedere la vulgata e a ricostruire intenti a rivedere la vulgata e a ricostruire in tutte le sue sfumature il percorso dei tribunali della fede, sia frutto di una scelta ideologica e non invece del loro concreto mestiere di storici? Non era forse in base alle sue ricerche che il padre della storiografia liberale ottocentesca sull’Inquisizione, l’americano Henry C. Lea, certo non sospetto di filo-clericalismo, si domandava con stupore all’inizio del Novecento come mai l’Inquisizione romana e spagnola avessero assunto un atteggiamento scettico in tema di stregoneria?

Ed era forse per difendere la Chiesa cattolica che nel 1996 Carlo Ginzbourg pubblicava in appendice al suo I ben andanti il testo latino del documento con cui nella prima metà del Seicento l’Inquisizione romana poneva il fatto che in Italia ai processi contro la stregoneria, un testo di cui successivamente lo storico americano John Tedeschi retrodatava ulteriormente la circolazione ai primi due decenni del Seicento? Portando ancor oltre tale tendenza al revisionismo, lo storico Giovanni Romeo, che Evangelisti non cita fra le sue bestie nere, si è domandato se la tendenza a guardare con scetticismo al crimine di stregoneria non avesse accompagnato, sia pur fra conflitti e divergenze, l’intero percorso delle due inquisizioni, quella romana e quella spagnola. Interpretazione che non gli impediva però di mostrarsi tutt’altro che tenero con i fautori della repressione, come San Carlo Borromeo, che nel 1569 riuscì a mandare al rogo undici “streghe” contro il parere contrario del Sant’Uffizio.

Quanto all’Inquisizione spagnola, nata sotto l’ombrello della corona spagnola nel 1478, essa incrudelì contro i giudaizzanti, il suo principale obiettivo. Ma non contro le streghe, tanto è vero che nel 1613 un inquisitore spagnolo Alonso de Salazar Frìas, riuscì a far approvare dal Consiglio della Suprema Inquisizione un documento che, sulla stessa linea di quello più o meno contemporaneo dell’Inquisizione romana, poneva di fatto fine ai processi per stregoneria in Spagna. La storia di questo inquisitore coraggioso l’ha narrata Gustav Henningsen, un altro degli storici accusati di revisionismo da Evangelisti.

E che dire dei demonologi, quei giuristi, ecclesiastici o laici, autori dei manuali di stregoneria, quei libri che servivano da guida ai giudici durante i processi? Ce n’era di tutti i tipi, dai laici come l’umanista Jean Bodin, una delle glorie del pensiero politico francese del Cinquecento, ai domenicani, ai gesuiti. Gesuita era, ad esempio, Martin del Rio, uno dei più famosi demonologi del secondo Cinquecento. Ma gesuiti erano anche, nella Germania del primo Seicento Adam, Tanner, Paul Laymann e Frederich von Spee tutti oppositori della terribile caccia alle streghe scatenata durante la guerra dei Trent’anni dai principi cattolici della Germania. In particolare Spee, autore di un libro coraggiosissimo, la Cautio criminalis (1631) che denunciava da confessore delle streghe mandate al rogo, l’orrore del sistema in base al quale venivano condannate. Un sistema, si badi, non affidato in questo caso all’Inquisizione anche se fondato su procedure di tipo inquisitoriale. Quella di Spee è anche un pezzo della storia di quel conflitto tra confessori e inquisitori su cui molto ha scritto Adriano Prosperi nel suo Tribunali della coscienza, un libro in cui, sia detto per inciso, si offre dell’Inquisizione romana un’immagine molto sfumata, tanto diversa dalla leggenda nera quanto lontana da ogni forma di apologia.

Il fatto che sul problema della stregoneria giuristi e teologi della Controriforma avessero posizioni contrastanti e che le Inquisizioni fossero all’avanguardia nell’estinguere i roghi non vuol dire naturalmente che esse smettessero di perseguitare gli eretici. La fine della caccia alle streghe in Italia non comportò –e come avrebbero potuto? –conseguenze sul terreno della terreno della libertà di pensiero e di religione, a cui la Chiesa continuò a opporre il principio inderogabile della difesa della verità della fede. Ma c’è proprio bisogno, per affermare il rifiuto dell’intolleranza, di sventolare l’immagine di maniera di una Chiesa oscurantista e di un’Inquisizione sanguinaria e perversa? L’immagine complessa e sfumata che gli storici hanno di delineare di questo periodo non soltanto non è diventata egemone, ma non è neppur filtrata nella vulgata. L’Inquisizione resta, nell’opinione comune ma anche in quella di molta parte della nostra cultura, un mostro da non rimettere in discussione sotto nessun aspetto. La leggenda nera è più attraente perché gronda lacrime e sangue, tortura e corpi spezzati. I grigi, le sfumature, non piacciono che a pochi. E i libri di storia, come i romanzi, devono soprattutto piacere. Forse anche noi storici dovremmo cominciare a prenderne atto.

di Anna Foa

Fonte: il sole 24 ore 30/05/2010

Storia dell’inquisizione

22,00 €
Autore: Carlo Havas
Introduzione: Valerio Evangelisti
VOLUME ILLUSTRATO

L’Inquisizione è l’istituzione ecclesiastica più temuta nel corso della storia. Era sufficiente essere sospettati di eresia per finire nelle segrete stanze degli interrogatori, subire torture e quasi certamente morire fra atroci sofferenze.

La storia dell’Inquisizione inizia con il Concilio presieduto a Verona nel 1184 da papa Lucio III e dall’imperatore Federico Barbarossa, con l’obiettivo di reprimere il movimento cataro, diffuso in Francia meridionale e in Italia settentrionale, e di controllare i movimenti spirituali e pauperistici.

Allo scopo di combattere più efficacemente la Riforma protestante, il 21 luglio 1542 Paolo III emanò la bolla Licet ab initio, con la quale si costituiva l’Inquisizione romana, ossia la “Congregazione della sacra, romana ed universale Inquisizione del Sant’Uffizio”.
Di fatto l’Inquisizione rimase attiva fino a fine Ottocento.

Nicolas Eymerich, Tomás de Torquemada, Galileo Galilei, Giordano Bruno… I personaggi, le vittime e i carnefici di una delle pagine più tragiche e dolorose della storia umana..

“Bisogna ricordare che lo scopo principale del processo
e della condanna a morte non è salvare l’anima del reo,
ma… terrorizzare il popolo.”
(Nicolas Eymerich Directorium Inquisitorum)

“Detta Margherita fu tagliata a pezzi sotto gli occhi di Dolcino;
poi costui fu a sua volta tagliato a pezzi.
Le ossa e le membra dei due suppliziati furono gettate tra le fiamme,
assieme ad alcuni dei complici: era il meritato castigo per i loro crimini.”
(Bernardo Gui)

“Se lo spirito è superiore al corpo, il papa è superiore all’imperatore.
Il potere spirituale ha il diritto d’istituire il potere temporale e di giudicarlo
se non è buono. E chi resiste, resiste all’ordine stesso di Dio.
Sentenziamo dunque che ogni uomo deve essere sottoposto al pontefice romano,
e noi dichiariamo che questa sottomissione è necessaria per la salute dell’anima.”
(Papa Bonifacio VIII)

Autore
Carlo Havas è stato uno storico spagnolo studioso di storia della Chiesa.
Questo volume è un fondamentale contributo al dibattito sull’Inquisizione e vanta pubblicazioni e riedizioni in numerose lingue.

Valerio Evangelisti, uno dei più noti scrittori italiani di fantascienza e fantasy, conosciuto soprattutto per il ciclo di romanzi dell’inquisitore Eymerich e per la trilogia di Nostradamus.

scheda del libro

Tutte le lettere di Tommaso Campanella nella prestigiosa edizione a cura di Germana Ernst, Leo S. Olschki, Firenze, pagg. XXXII+726, € 74,00.

Fin qui l’edizione di riferimento delle lettere di Tommaso Campanella è stata quella curata da Vincenzo Spampanato per gli «Scrittori d’Italia» di Laterza nel 1927: successivamente, soprattutto a opera di Luigi Firpo – instancabile ed esemplare maestro di studi campanelliani – molte altre lettere sono state ritrovate e pubblicate in sedi diverse.

Oggi finalmente le troviamo tutte raccolte, insieme agli opuscoli epistolari, alle dediche e a biglietti e attestazioni di vario genere o frammenti inseriti in opere di altri autori. Il volume esce nella prestigiosa Collana de «Le corrispondenze letterarie, scientifiche ed erudite dal Rinascimento all’età moderna», una delle più significative raccolte di testi e studi che oggi possa vantare l’editoria italiana Il progetto di una nuova raccolta di lettere era stato avviato da Luigi Firpo che ne aveva già preparate novanta per la stampa, con fitto commento, traducendo quelle latine: si realizza oggi grazie all’impegno di Germana Ernst, la maggiore studiosa di Campanella, che ha utilizzato il lavoro di Firpo messo a disposizione da Laura Salvetti Firpo e ha completato la raccolta aggiungendo altri significativi documenti.

Opera monumentale che accompagna tutta la vita di Campanella dal 1591 al 1639 (anno della morte), di fondamentale importanza non solo per l’orizzonte vastissimo dei corrispondent i – re e papi, scienziati e teologi, mecenati ed eruditi di tutta Europa – ma perché mette in evidenza l’impegno costante di Campanella per condurre a compimento – anche in condizioni estreme («in una fossa posta sopra un’altra fossa d’acqua […] e non vede mai luce […] con li ferri a’ piedi, dormendo vestuto […] bagnato, oscuro, afflitto e sotterrato solo») – un’opera di radicale riforma della filosofìa e della cristianità. Consapevole che «li filosofi buoni e savii di tutte le nazioni […] morio […] sotto questo titolo de eretici e ribelli», egli si sente chiamato a svolgere una missione affidatagli da Dio e dal «Verbo eterno».

Della gamma vastissima degli argomenti toccati – dai laceranti lamenti per la sua incredibile condizione di carcerato alle più sottili disquisizioni teologiche e astrologiche – è impossibile dare notizia. Ma un testo, che costituisce anche un ritrovamento di Luigi Firpo, andrà quantomeno segnalato perché ci permette di intendere una tematica centrale e ricorrente in tutta la vita e l’opera di Campanella: l’imminente avvento del «secolo novo» che egli, dopo aver «riformato tutte le scienze riconducendole a principii veri che Dio lor ha dato», annuncia con assoluta sicurezza. È il «discorso» indirizzato al papa Paolo V sulla cometa del 1618 ove Campanella si presenta come ispirato da Dio e posto a «sentinella utilissima in questo secolo delli divini iudicii». Si tratta di interpretare il significato della cometa del 1618 e di altri fenomeni celesti: Campanella trova occasione per riproporre tutta la sua visione del mondo e della storia. «Semo nel sesto millenario del mondo»: tutto l’universo è percorso da «segni della provvidenza occulta»; non solo i cieli, ma la storia dell’umanità condotta dalle mani di Dio annuncia l’imminenza del “secolo nuovo”, del regno messianico sotto la guida di un solo pastore, il Papa, «preludio della trasportazione de’ buoni in Paradiso».

In questa prospettiva divengono «segni» non solo i fenomeni celesti ma anche la scoperta del nuovo mondo, i nuovi cieli dischiusi da Galilei, la polemica antiaristotelica di Telesio: «Venendo alle presenti comete, dico che son fatte in cielo per ministero d’angioli […] dal Signore […] preamboli della rinovazione de’ secoli» […]. «D’altra banda ancora eccitò li magi e astrologi a disputare di questa rinovazione, come pur fece nel primo avvento, per mezzo di filosofi greci e persiani […]. Di più con maggior stupore che non fece nel primo avvento, ci ha fatto trovare nuovo mondo e nova terra, segno conosciuto dalle Sibille e da Senaca e nel IV di Esdra e da Santa Brigida come preambulo della rinovazione e revelazione di Cristo e dell’Anticristo. [_] Finalmente eccitò Galileo a trovar nuovi pianeti e stelle occulte e di più macchie nel sole, e in Giove e Venere cornuta […]. E prima mosse il Telesio a filosofar di nuovo nelle cose naturali».

Non solo dunque le comete sono «gran segnali scritti nel libro del cielo con le dita di Domenedio», ma tutta la storia dell’umanità è percorsa da «segnali e sintomi della morte del mondo» e dell’imminente regno messianico. Anche l’opera del demonio si inserisce in questa prospettiva e già ha suscitato precursori dell’Anticristo: Wiclef, Lutero, Calvino e con loro i politici e i « macchiavellisti» che «se ne ridono». Forse la modernità deve più al dissacrante riso di questi che non ai generosi sogni messianici del frate di Stilo.

di Tullio Gregory

Autore: Campanella, Tommaso
Titolo: Lettere.
A cura di Germana Ernst, su materiali preparatori inediti di Luigi Firpo, con la collaborazione di Laura Salvetti Firpo e Matteo Salvetti.
Caratteristiche: cm. 17 × 24, xxxii-728 pp. con 1 fig. n.t.
Anno: 2010 Prezzo €: 74,00 ISBN: 978 88 222 5912 7
Editore: Leo S. Olschki, Firenze.
Collana: Corrispondenze (le) letterarie, scientifiche ed erudite dal Rinascimento all’età moderna, vol. 12

Fonte: il sole 24 ore 30/05/2010