La struttura elementare della materia. Presenze aristoteliche in Giordano Bruno di Lucia Girelli (Lo Sguardo – numero V, 2011)

La struttura elementare della materia.

Presenze aristoteliche in Giordano Bruno

di Lucia Girelli



1. Introduzione

Fin dai tempi della filosofia greca, uno degli argomenti imprescindibili della fisica era la teoria degli elementi, cioè delle parti prime, non ulteriormente scomponibili, che formano i corpi. Empedocle stabilì quali e quanti fossero, Platone parlò della loro genesi nel Timeo e Aristotele ne diede la più esauriente trattazione nel suo sistema cosmologico. Fu la dottrina peripatetica che si trasmise poi in Occidente e rimase la teoria fisica dominante fino all’età moderna ed è con questa dottrina che Giordano Bruno deve confrontarsi in base alle conseguenze dalla sua rivoluzione cosmologica.

Lo Stagirita ancorava la sua teoria degli elementi alla struttura dell’universo: nel terzo libro del De caelo sosteneva che, come ai corpi composti si addicono moti composti, così ai corpi semplici spettano soltanto moti semplici che, data la finitezza del cosmo, possono essere soltanto due, in quanto solo due sono i luoghi verso cui si possono dirigere con un moto rettilineo, l’alto e il basso. Di conseguenza, se i moti semplici sono in numero finito, anche gli elementi sono in numero finito, ma devono essere almeno due o, per lo meno, devono esserci due tipi di elementi come due sono i moti naturali. Gli elementi infatti sono quattro perché uno di essi, il fuoco, sta in alto e sovrasta tutti gli altri, la terra sta in basso e sottostà agli altri tre e, come esiste un luogo intermedio, così esistono altri due elementi, l’aria e l’acqua, che allo stesso tempo sovrastano alcuni e sottostanno ad altri quasi secondo un criterio di simmetria. Nel De generatione et corruptione la natura degli elementi è ricondotta al loro essere i primi sinoli possibili, generati dalla combinazione della materia e di due qualità primarie, una attiva e una passiva. Le loro trasformazioni reciproche sono spiegate a partire dall’interazione di queste quattro qualità, ma nei Meteorologicorum libri queste ultime vengono ricondotte all’influenza dei moti celesti e, quindi, alla suddivisione tra mondo terrestre e mondo celeste. Il movimento della sfera della Luna, per un fenomeno che potremmo dire simile all’attrito, trasmette movimento e calore alla regione periferica della Terra e, scendendo verso il basso, l’effetto di questo ‘attrito’ diminuisce, per cui il centro del cosmo è freddo e riceverà calore solo per l’azione del Sole. È questa la ragione per cui i corpi freddi tendono verso il basso e i corpi caldi verso l’alto, ossia questo è il legame tra qualità primarie e peso e leggerezza.

Se l’aristotelismo lega a doppio filo la teoria degli elementi e l’impianto cosmologico complessivo, Bruno, che proprio contro questa cosmologia scaglia le sue critiche più distruttive, deve elaborare una teoria alternativa, costruita su altri principi e altre fonti. Tuttavia, la formazione che Bruno ricevette presso lo studium generale di S. Domenico Maggiore a Napoli fu quella aristotelico-tomista e lo stesso Nolano fu autore di un compendio della Physica, la Figuratio aristotelici physici auditus, e un commento a vari testi dello Stagirita (i primi cinque libri della Physica, il De generatione e il quarto libro dei Meteorologica), i Libri physicorum Aristotelis explanati. La prima opera fu pubblicata a Parigi nel 1586 per dimostrare che egli ben conosceva le dottrine che si apprestava a demolire in una pubblica disputa al Collège de Cambrai, la seconda, inedita fino al 1891, costituisce il canovaccio delle lezioni che Bruno tenne a Wittenberg tra il 1587 e il 1588. Il Nolano conosce molto bene la fisica aristotelica e, a detta di Felice Tocco (l’unico studioso che abbia a tutt’oggi analizzato i Libri physicorum con una certa cura)

«i consensi col suo Autore sono forse maggiori dei dissensi, e (Bruno) non ha difficoltà di manifestare questi ultimi, per fare bene intendere, che dove esplicitamente non combatte o non ritocca le dottrine aristoteliche, non è molto lontano dall’accettarle».

Non è peregrino, pertanto, chiedersi se qualche influenza delle dottrine aristoteliche sopravviva nella fisica del Nolano, laddove esse non contrastino apertamente con il suo nuovo sistema cosmologico.
L’unica trattazione sistematica della teoria degli elementi è condotta da Bruno nel De rerum principiis et elementis et causis, un testo risalente al 1589 e che oggi viene classificato tra le cosiddette ‘opere magiche’. La prima parte di quest’opera, dopo una breve introduzione, è costituita dall’esposizione delle caratteristiche dei quattro elementi in capitoli appositamente dedicati a ciascuno di essi. In tutti gli altri testi in cui il Nolano fa menzione di questo argomento si hanno soltanto brani più o meno approfonditi all’interno di capitoli o sezioni destinati alla dimostrazione di altre tesi. Si tratta di altre due ‘opere magiche’, il De magia naturali e le Theses de magia, contemporanee al De rerum principiis, e dei tre poemi francofortesi del 1591, il De triplici minimo et mensura, il De monade, numero et figura e il De innumerabilibus, immenso et infigurabili. Anche nel Camoeracensis Acrotismus del 1588, un’esposizione organica delle obiezioni di Bruno alla fisica peripatetica, si ha qualche accenno utile al confronto con la teoria aristotelica, mentre alcune argomentazioni esposte nelle opere latine si trovano già nel dialogo De l’infinito, universo e mondi del 1584.

2. Genesi ed elenchi

In primo luogo, si può osservare che in Bruno manca una spiegazione del rapporto tra elementi e materia, ossia manca la giustificazione della struttura elementare della materia, che lo Stagirita invece fornisce. Dopo aver trattato dei principi ‘logico-ontologici’ del divenire, ossia materia, forma e privazione, Aristotele mostra come da questi si passi alla struttura elementare dei corpi. Nel De generatione si riallaccia alla Physica sostenendo che i quattro elementi sono generati a partire da una materia comune perché, se il divenire è mutamento da un contrario all’altro, deve esserci un sostrato su cui i contrari operano in quanto non possono interagire tra loro. Se i corpi sono tangibili, allora i primi contrari da cui tutto ha origine devono essere a loro volta tangibili:

«[Quoniam] igitur quaerimus sensibilis corporis principia, hoc autem est tangibilis (…), manifestum quod non omnes contrarietates corporis formas et principia faciunt, sed solum quae secundum tactum».

Questi contrari sono le coppie di qualità caldo-freddo e umido-secco, delle quali la prima è attiva e la seconda passiva. Dal momento che i corpi si modificano a vicenda, la materia dovrà essere caratterizzata contemporaneamente da una qualità attiva e da una passiva. Ciò che risulta dalla combinazione di materia e primi contrari tangibili sono i minimi sinoli possibili, le componenti prime dei corpi ossia i quattro elementi: il fuoco caldo e secco, l’aria umida e calda, l’acqua fredda e umida e la terra secca e calda. Che questi elementi siano generabili e corruttibili si può constatare nella nostra esperienza quotidiana: come vediamo che il fuoco si estingue o perché si esaurisce da sé o perché è spento dal suo contrario, così deve essere anche per gli altri elementi. La teoria delle qualità ci permette di spiegare tutto questo in base alla trasformazione reciproca dei corpi primi: un elemento si muta in un altro quando una delle sue qualità viene sostituita da quella contraria.
Proprio questa reciproca trasformabilità viene contestata da Bruno nei Libri physicorum Aristotelis explanati, in cui il Nolano afferma infatti che «in via vero Peripatetica cum haec in invicem transmutari intelligantur, non plus habent rationem principii quam principiati» e quindi «respiciendum est ad rem significatam iuxta Peripateticorum morem, non autem ad nomen significans, quandoquidem de ratione veri elementi est, ut sit ingenerabile et incorruptibile». L’avvento della filosofia aristotelica ha cambiato il linguaggio al punto che oggi ci si riferisce più alla cosa indicata dal termine ‘elemento’ che al significato vero e proprio della parola. Si tratta di un’obiezione molto forte, ma si deve ricordare che lo stesso Aristotele si dimostra ben consapevole di conferire ai suoi elementi un carattere composto e principiato, in quanto i veri principi sono la materia, cioè il sostrato indeterminato che rende possibile l’esistenza dei corpi, e i contrari definienti. Tuttavia, la materia non può esistere senza i contrari che la definiscono né i contrari possono sussistere indipendentemente da un sostrato materiale, quindi è sempre necessaria la combinazione di materia e forma per avere una realtà dotata di esistenza effettiva. Per questo gli elementi sono da considerarsi parti prime dei corpi, pur non essendo i loro principi ultimi.
Bruno non fa che evidenziare un aspetto della dottrina aristotelica e, richiamandosi a una più autentica concezione degli elementi, rifiuta la loro conversione reciproca. Dopo aver elencato quali siano per lui i veri elementi, nel De magia naturali il Nolano afferma a chiare lettere che «haec enim ita sunt ab invicem distincta, ut unum non possit unquam in alterius naturam transformari, sed bene concurrunt haec et associantur». Il motivo di questo rifiuto, a una prima analisi, può sembrare oscuro e incoerente con la ‘nolana filosofia’, tesa alla dimostrazione dell’unità del tutto. Per giustificare la reciproca trasformabilità degli elementi, infatti, Aristotele invocava l’unità della materia al di sotto delle modificazioni nell’assetto qualitativo dei corpi primi. Se gli elementi non mutano l’uno nell’altro, allora Bruno si trova a concludere che esistono quattro tipi diversi di materia, inficiandone, se non l’unità, l’unicità.
La ragione del rifiuto sta nella critica che Bruno formula nei confronti della concezione aristotelica della materia che, a suo avviso, è da considerarsi come un’entità logica e non fisica:

«Quale enim primum subiectum, quale primum principium, quod ab esse sequentium non absolvitur, quod nullam ex se, sed omnem et aliunde habere dicitur actualitatem, esse potest?»

Un sostrato che non abbia in sé nulla che lo renda attuale, non può avere un’esistenza fisica indipendente ed è pertanto solo un ente logico. Anche di questo Aristotele era consapevole, come abbiamo visto, ma Bruno mostra l’incoerenza interna delle dimostrazioni dello Stagirita proprio facendo riferimento alla critica alle teorie platoniche e pitagoriche secondo cui i corpi sono formati da superfici…

»» Prosegui la lettura in formato PDF

Fonte:

Lo Sguardo.net Rivista Elettronica di Filosofia Editore Alberto Gaffi – Numero V, 2011

Accreditato da CS-Comunicati Stampa

Le due mostre curate dall’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici: “Giordano Bruno e il Codice Norov” e “Le pubblicazioni dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici” resteranno esposte per tutto il mese di ottobre a Mosca.

 

 

Il 30 settembre si è concluso il Convegno internazionale: “Giordano Bruno nella cultura russa e mondiale”,  di cui vi abbiamo ampiamente parlato, questo evento di portata mondiale, è stata l’occasione per riunire alcuni tra i più eminenti esperti di filosofia rinascimentale e dell’opera di Giordano Bruno.

Per l’Italia ha partecipato Nuccio Ordine, uno dei più importanti studiosi di Bruno, dirige in Francia presso Les Belles Lettres la collana Les Œuvres complètes de Giordano Bruno, nella sezione Œuvres italiennes sono usciti già 7 volumi con le opere italiane di Bruno in lingua francese e testo volgare a fronte, nella sezione Documents/Essais sono usciti altri 3 volumi: il processo a cura di Luigi Firpo, la biografia a cura di Giovanni Aquilecchia e la bibliografia (1800-1999) a cura di Maria Cristina Figorilli.

Nella stessa collana presto vedranno la luce le Opere Latine/Œuvres Latines e sempre presso lo stesso editore la ristampa anastatica del codice Norov.

L’edizione francese delle opere volgari di Bruno è quella stabilita (tra il 1993 e il 1999) dal più grande filologo bruniano: Giovanni Aquilecchia, poi confluita migliorata e corretta nel 2002, nei  2 volumi UTET, Opere italiane, in cui per la prima volta in italia, in un’edizione critica sono state raccolte insieme le 7 opere volgari di Bruno. (tra cui il Candelaio). L’edizione UTET sempre diretta da Nuccio Ordine è acquistabile anche nella versione economica (in brossura).

La particolare attenzione della cultura russa per il filosofo nolano deriva dal fatto che a Mosca, nella Biblioteca Statale Russa, si conserva un documento bruniano di valore eccezionale, il cosiddetto «Codice di Mosca» o «Codice Norov», così intitolato secondo il nome del grande personaggio politico e bibliofilo russo Avraam Sergeevic Norov, che aquistò il codice per la propria collezione la quale poi fu consegnata al Museo Rumiantsev, precursore dell’attuale Biblioteca.

Il codice, oltre ad essere l’unica fonte per la conoscenza di una grande parte delle opere bruniane, contiene gli abbozzi e opuscoli scritti dalla mano del Bruno. Solo negli ultimi anni la ricerca meticolosa del manoscritto di Mosca è stata messa alla base dell’edizione delle opere complete latine del filosofo che sono in corso di pubblicazione presso la casa editrice parigina «Les Belles Lettres», in collaborazione con l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici.

Riconoscendo l’eccezionale importanza storica e scientifica del documento, l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, la Fondazione Giordano Bruno di Nola e la Biblioteca Statale Russa hanno lanciato il progetto di pubblicare l’edizione completa anastatica del «Codice Norov» con l’introduzione e i commenti di Andrei Rossius.

Per celebrare questo evento la Biblioteca Statale Russa e l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici hanno organizzato nelle sale della Biblioteca, nei giorni del convegno(e per tutto il mese di ottobre), due mostre:

-la prima fornirà al pubblico russo una panoramica dei lavori di ricerca dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici con l’esposizione delle pubblicazioni dell’Istituto (tutti i libri esposti saranno offerti come dono alla Biblioteca),

-mentre l’altra mostra presenterà per la prima volta integralmente i materiali bruniani della Biblioteca Statale Russa, in particolare i documenti che dimostrano la storia dell’acquisto da parte di Avraam Sergeevic Norov del codice e le prime fasi della sua ricerca.

—————————————–

Anche nel volume a cura di Augusto Guzzo (per le opere di Bruno)  e di Romano Amerio (per le opere di Campanella) con il titolo: Opere di Giordano Bruno e Tommaso Campanella per l’Editore Ricciardi nel 1956,  furono pubblicate insieme le 7 opere italiane di Bruno, ma non fu una vera e propria nuova edizione critica, in quanto il testo base utilizzato per il Candelaio era la seconda ed. curata dallo Spampanato nel 1923 (Laterza) , mentre per le altre 6 opere italiane il riferimento testuale era la seconda ed. Gentiliana del 1925-27 (Laterza), inoltre erano assenti le redazioni primitive di alcune parti dei primi tre dialoghi della Cena.

Tuttavia questa edizione è stata ed è molto importante in quanto nel volume erano compresi ad opera di Augusto Guzzo, la prima traduzione italiana delle due orazioni (Oratio valedictoria/Orazione di congedo e Oratio consolatoria/Orazione consolatoria), e una prima traduzione italiana di parti scelte del De immenso (24 anni prima della traduzione di Carlo Monti). Nella parte finale della sezione dedicata a Bruno era inclusa una Tavola delle emendazioni.

Questo testo è di nuovo disponibile in commercio in quanto è stato ristampato nel 2006 nel volume 15 della collana “I Classici del Pensiero Italiano” edito da “Il sole 24 ore” e Treccani (Piano dell’opera) ogni volume costa € 12,90.

—————————————–

Altri articoli correlati:
-Articolo di Nuccio Ordine
Intervista a Gerardo Marotta
-Convegno internazionale: “Giordano Bruno nella cultura russa e mondiale”
-Esce in anastatica l’unico manoscritto di Giordano Bruno
—————————————–
Fonti:
Istituto di Filosofia dell’Accademia Russa delle Scienze
Istituto Italiano per gli Studi Filosofici


Accreditato da CS-Comunicati Stampa

Convegno internazionale: “Giordano Bruno nella cultura russa e mondiale”. Presentazione del progetto di pubblicazione della riproduzione anastatica del “Codice Norov” (Mosca, 28 – 30 settembre 2010)

 

Nei giorni 28-30 settembre 2010 si svolgeranno a Mosca – sotto gli auspici dell’Istituto di Filosofia dell’Accademia Russa delle Scienze e dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici – i lavori del Convegno internazionale “Giordano Bruno nella cultura russa e mondiale”.

 Pagina dal sito dell'Istituto
di Filosofia dell’Accademia Russa delle Scienze

Il convegno riunirà i più eminenti esperti di filosofia rinascimentale e dell’opera del grandissimo Nolano. Il ruolo importante che la figura di Bruno ha giocato nella cultura russa è dato anche dalla presenza nella collezione della Biblioteca Statale Russa del cosiddetto “Codice di Mosca” o “Codice Norov” che prende il nome dal grande personaggio politico e bibliofilo russo Avraam Sergeevic Norov: proprio lui acquistò il codice per la propria collezione poi consegnata al Museo Rumiantsev, il cui fondo confluì nell’attuale Biblioteca Statale Russa. Il codice, oltre ad essere l’unica fonte di una parte considerevole delle opere latine bruniane, contiene gli straordinari abbozzi e opuscoli scritti dalla mano stessa del Nolano. Solo negli ultimi anni il manoscritto di Mosca è stato finalmente studiato a fondo, diventando l’unico documento diretto per l’edizione delle opere complete latine del filosofo in corso di pubblicazione presso l’autorevole casa editrice parigina “Les Belles Lettres”.
Riconoscendo l’eccezionale importanza storica e scientifica di questo manoscritto, l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e la “Fondazione Giordano Bruno” di Nola, in accordo con la Biblioteca Statale Russa, hanno lanciato il progetto di pubblicare una riproduzione anastatica del “Codice Norov”, arricchita dall’introduzione e dai commenti di Andrei Rossius.

Cofanetto contenente il Codice Norov

Per celebrare questo evento mondiale (si tratta della prima riproduzione anastatica che sarà messa a servizio di tutti gli studiosi), la Biblioteca Statale Russa e l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici organizzano nella Biblioteca, in occasione del convegno internazionale bruniano a Mosca, due mostre:

la prima dedicata al codice Norov, con i documenti relativi alla storia del codice e a tutti i materiali bruniani conservati nei vari fondi della Biblioteca moscovita e

una seconda dedicata alle pubblicazioni dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici che testimoniano la vastissima attività scientifica esercitata da questa eccezionale istituzione presieduta dall’Avv. Gerardo Marotta e che saranno lasciate in dono alla Biblioteca.

Servizio andato in onda sulla televisione russa in occasione dell’apertura della mostra “Giordano Bruno presso la Biblioteca Statale Russa e il collezionista delle sue opere Avraam Norov”, della mostra delle pubblicazioni dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, del convegno internazionale “Giordano Bruno nella cultura russa e mondiale”. Le iniziative hanno avuto luogo nella Biblioteca Statale Russa e nell’Istituto di Filosofia dell’Accademia Russa delle Scienze. Il video è presente sul canale youtube (AccademiaIISF) dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici.

 

Martedì 28 settembre 2010

mattino – ore 10.00

Istituto di Filosofia dell’Accademia delle Scienze, Volkhonka 14


Inaugurazione del convegno (presiede A.A. Gusseinov)

interventi:

A.A. Gusseinov (Direttore dell’Istituto di Filosofia dell’Accademia Russa delle Scienze)

Nuccio Ordine (Segretario Generale del Centro Internazionale di Studi Bruniani, Napoli – Cosenza)

V.F. Molchanov (Direttore del Dipartimento di Ricerca dei Manoscritti, Biblioteca Statale Russa)

relazioni:

A. Kh.Gorfunkel (Boston), Andrea Bielobocky e le prime notizie su Bruno in Russia

V.F. MolchanovA.A. Rossius (Mosca), Le opere manoscritte di Bruno

discussione

pomeriggio – ore13.00

Inaugurazione delle mostre alla Biblioteca Statale Russa

Grande Sala di Palazzo Pashkov: Giordano Bruno presso la Biblioteca Statale Russa e il collezionista delle sue opere Avraam Norov

interventi:

V.F. Molchanov (Direttore del Dipartimento di Ricerca dei Manoscritti, Biblioteca Statale Russa)

A.Yu. Samarin (Direttore del Dipartimento dei Libri Rari “Museo del Libro”, Biblioteca Statale Russa)

Nuccio Ordine (Segretario Generale del Centro Internazionale di Studi Bruniani, Napoli – Cosenza)

Sala Azzurra della Biblioteca Statale Russa: L’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici: 35 anni di ricerche e di pubblicazioni


interventi:

V.V. Fedorov (Presidente della Biblioteca Statale Russa)

Nuccio Ordine (Segretario Generale del Centro Internazionale di Studi Bruniani, Napoli – Cosenza)

Wolfgang Kaltenbacher (Coordinatore europeo dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici)

Mercoledì 29 settembre

mattino – ore 10.00

Sessione dedicata al destino delle dottrine bruniane nella storia di filosofia (presiede M.A. Granada)

relazioni:

Th. Leinkauf (Münster), Bruno und Leibniz

N.V. Motroshilova (Mosca), Bruno in Schelling e Hegel

Yu.B. Mehlich (Mosca), Gli insegnamenti del Bruno alla filosofia moderna: Bruno e Karsavin

Marina Sviderskaya (Mosca), Il rapporto Bruno-Caravaggio

discussione

pomeriggio – ore 15.00

Sessione dedicata ai problemi dell’epistemologia e dell’etica nelle opere di Bruno

(presiede Nuccio Ordine)

relazioni:

S. Bratu Elian (Bucarest). De gli eroici furori – osservazioni e scelte di traduzione

Luiz Carlos Bombassaro (Porto Alegre). Bruno e il Nuovo mondo. Un’avvertenza estemporanea?

Zaira Sorrenti (Università della Calabria). Il volo e la caccia nel bestiario filosofico di Giordano Bruno

discussione

Giovedì 30 settembre

mattino – ore 10.00

Sessione dedicata alla metafisica e alla cosmologia di Bruno (presiede N.V. Motroshilova, Istituto di Filosofia dell’Accademia Russa delle Scienze)

relazioni:

M.A. Granada (Presidente del Centro Internazionale di Studi Bruniani, Barcellona – Napoli), Giordano Bruno y Manilio: a propósito de un pasaje de la dedicatoria a Morgana del Candelaio

Giulio Giorello (Milano), Eros e cosmologia in Bruno

Morimichi Kato (Tohoku), Giordano Bruno’s Philosophy of Shadows in De umbris idearum

A.A. Rossius (Istituto di Filosofia dell’Accademia Russa delle Scienze), L’errore geometrico di Bruno e le sue conseguenze metafisiche

discussione

pomeriggio- ore 15.00

Tavola rotonda dedicata al ruolo dei centri di ricerca indipendenti nel progresso delle scienze umane e della cultura (presiede A.A. Guseinov)

interventi:

Amedeo Di Francesco (Napoli), Il ruolo delle accademie nella formazione di una modernità culturale in Europa centro-orientale

Wolfgang Kaltenbacher (Napoli), Il ruolo delle accademie nella promozione della ricerca

V.A. Minaev (Mosca), La formazione delle raccolte di libri e documenti: problemi di teoria legale (il caso di Avraam Norov)

—————————————————————-

Nel corso del Convegno si terrà, sotto la presidenza di Nuccio Ordine, un incontro sullo stato attuale delle traduzioni delle opere di Bruno in lingue moderne, al quale interverranno:

S. Bratu Elian (Bucarest), Bruno in rumeno

Morimichi Kato (Tohoku), Bruno in giapponese

Luiz Carlos Bombassaro (Porto Alegre), Bruno in portoghese

Thomas Leinkauf (Münster), Bruno in tedesco: fondamenti del grande successo del progetto

A.A. Rossius (Mosca), Bruno in russo

Miguel Angel Granada (Barcellona), Bruno in spagnolo

Amedeo Di Francesco (Napoli), Bruno in ungherese

—————————————–

Per approfondire sul “Codice Norov”:

-Articolo di Nuccio Ordine
-Intervista a Gerardo Marotta
-Fondazione Giordano Bruno

—————————————–
Allegati:

– Locandina: Convegno internazionale: “Giordano Bruno nella cultura russa e mondiale”
– Locandina mostra: Giordano Bruno presso la Biblioteca Statale Russa e il collezionista delle sue opere Avraam Norov
– Locandina mostra: L’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici: 35 anni di ricerche e di pubblicazioni
—————————————–

Fonti:

Istituto di Filosofia dell’Accademia Russa delle Scienze
Istituto Italiano per gli Studi Filosofici
Fondazione Giordano Bruno

Conferenza sulla vita, il pensiero e le opere di Giordano Bruno [Chiusa Pesio (CN), 18 Luglio 2010, ore 18]

RIO DELL’OY

Associazione per la crescita consapevole.

(La Consapevolezza aggiunge Colore)


Da sabato 17 a venerdi 30 Luglio L’Associazione Rio dell’Oy organizza una serie di eventi:

Si parte con una giornata dedicata al Viet Tai-Chi (disciplina di origine vietnamita), passando per una conferenza su Giordano Bruno e per finire con una festa dello Yoga, il tutto in un ambiente incontaminato in mezzo a boschi, a 850 metri di altitudine e in una valle un tempo abitata da monaci certosini (ancora oggi esiste poco distante una famosa Certosa). La sede dell’associazione si trova in questo luogo ideale per  la riflessione ed un toccasana  per il corpo e lo spirito.

Domenica 18 luglio alle ore 18,00 presso la sede dell’Associazione Rio dell’Oy in provincia di Cuneo, si terrà un incontro che avrà come tema la vita, il pensiero e le opere di Giordano Bruno.

Il relatore sarà Biagio Milano, da anni studioso e cultore di scienze umanistiche ed esoteriche.

L’ingresso è libero e l’incontro sarà inframmezzato da interventi di arpa celtica e strumenti vari da parte di Paolo e Gabriele Tornavacca.

Ecco il programma completo:

Sabato 17 ore 18.00 – 22. “Il Dio che non c’è” Lettura del testo e discussione sull’intervento tenuto da A. Maggi presso l’UAAR (Unione Atei e Agnostici Razionalisti) nel 2009. Incontro guidato dal biblista Don Giovanni Giorgis. Al termine segue una cena condivisa.

Domenica 18 ore 10 – 18. Incontro di Viet Tai-Chi. Incontro condotto da Iva Caputo e Edio Catoni insegnanti di Viet Tai-Chi World Federation. L’incontro è aperto a tutti ma occorre prenotarsi . Di volta in volta vengono insegnate e spiegate nei loro aspetti teorici e pratici varie forme di Viet Tai Chi. Per informazioni: Antonella 3402576031; Beatrice 3392543519 (ore pranzo); Eva 3476475342.

Sabato 24- Domenica 25, ore 10.00 – 18.00. Laboratorio di Percussioni, Ritmi, Suoni e Rumori. Attraverso gli esercizi di ascolto, in connessione con i suoni del posto e con momenti di rilassamento, creiamo musica. Non ci vuole nessuna conoscenza musicale. Potranno partecipare persone di tutte le età, bambini compresi. Seminario condotto da Regula Wagner, instant compositrice. Informazioni sul sito http://www.ideabatteria.it. Per prenotazione e informazioni telefonare al 3476475342.

Venerdì 30 dalle ore 19 alle… FESTA dello YOGA. Tutti sono invitati per festegiare insieme lo yoga, l’estate e la bellezza. Cena condivisa: ognuno porti qualcosa (antipasti, insalate, frittate, dolci, bevande, ecc.) noi faremo un primo. Falò e altre sorprese vi aspettano. Occorre prenotare telefonando a Beatrice 3392543519 (ora di pranzo) o Eva 3476475342.

Per info:

Associazione Rio dell’Oy Via Rio dell’Oy 155  Fraz. Vigna 12013 Chiusa Pesio (CN)
Tel.: 0171738289  cell: 3392543519 – 3476475342  E-mail: posta@riodelloy.it  http://www.riodelloy.it

Chi sono?

Sono un gruppo di persone, ispirate da diversi percorsi spirituali, che vogliono sperimentare, vivere e condividere valori che conducano la persona verso un cammino di libertà e di crescita consapevole fino a sentirsi Uno. L’Associazione è apolitica e apartitica ed è affiliata all’ ACLI. Cosi è nata l’ Associazione Rio dell’Oy, la cui sede si trova a pochi passi dal Rio dell’Oy. ll Rio – un piccolo torrente che nasce sotto la cima della Bisalta – scorre nei pressi del Parco Naturale della Valle Pesio in provincia di Cuneo, in Piemonte.

Fonti:
Cuneo Cronaca
Associazione Rio dell’Oy

Riunificare, tollerare, cercare la verità: questo è il metodo di Giordano Bruno. Il 28 Settembre 2010 a Mosca, sarà presentata la riproduzione del codice Norov e nel 2011 partirà l’edizione bilingue delle opere Latine presso “Les Belles Lettres”.

Un dvd dedicato a Erasmo e al pensatore nolano, antidoto contro xenofobia e localismo senza prospettiva. « In un mondo dove prevale l’apparenza sulla sostanza, fa riflettere sui valori universali»

«Attratto dal desiderio di visitare la casa della sapienza non mi duole essere incorso in fatiche, dolori, esilio: che faticando profittai, soffrendo feci esperienza, vivendo esule imparai»:
in queste accorate parole dell’ Oratio valedictoria, pronunciate da Giordano Bruno a Wittenberg nel 1588, è possibile racchiudere l’ intera esperienza di un percorso filosofico straordinario.

Dal 1582 al 1591,percorrendo l’ Europa in lungo e in largo, il Nolano pubblica l’ intero corpus conosciuto delle sue opere italiane e latine. Oltre una trentina di volumi in cui il filosofo campano, con una grande passione, si interroga su temi fondamentali che abbracciano la cosmologia e la letteratura, lo studio della natura e la magia, l’ etica e la poetica, la filosofia e la scienza, la mnemotecnica e la religione.

Mai come in questi ultimi quarant’ anni l’ interesse per Bruno ha superato i confini europei per raggiungere addirittura Paesi molto lontani, non solo geograficamente, come la Cina e il Giappone, la Russia e il Brasile. Bisogna risalire alla grande stagione ottocentesca, in cui parte dalla Germania lo slancio per la «nolana filosofia» con le prime edizioni moderne delle sue opere italiane, per ritrovare un identico fervore.

Basta scorrere l’ agenda dei più recenti e futuri appuntamenti per capire l’ ampiezza internazionale delle iniziative intorno al Nolano. Nei giorni scorsi si è concluso a Londra il tredicesimo ciclo dei seminari bruniani che dal 1998 si tengono nella famosa biblioteca del Warburg Institute.

Mentre a Mosca il prossimo 28 settembre, nella Biblioteca Nazionale e nell’ Accademia delle Scienze di Russia, prenderanno il via una mostra e un convegno: in questa occasione, che vedrà riuniti illustri studiosi e autorità del mondo della cultura, sarà presentata la prima riproduzione integrale del codice Norov (l’unica ampia testimonianza di autografo bruniano) in corso di stampa presso Les Belles Lettres e le prime due opere italiane in traduzione russa che saranno pubblicate dalla San Pietroburgo University Press.
Cofanetto contenente il codice Norov

Entro la fine dell’ anno si attendono le traduzioni in cinese, in giapponese, in polacco, in tedesco, in inglese e in portoghese di alcuni dialoghi italiani, fondate sull’ edizione critica che Giovanni Aquilecchia, uno dei massimi studiosi di Bruno, ha realizzato in sette volumi, tra il 1993 e il 1999, per Les Belles Lettres di Parigi.

E nei primi mesi del 2011, sempre presso la celebre casa editrice francese, partirà l’ edizione bilingue (testo critico e traduzione) delle opere latine a cura del giovane filologo russo Andrei Rossius.

Si tratta di iniziative progettate e coordinate dall’ Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli (a cui si deve anche il dvd dedicato a Bruno in edicola oggi con il «Corriere della Sera») e dal suo presidente, Gerardo Marotta, che da oltre vent’ anni, in collaborazione con i migliori studiosi internazionali e con diverse prestigiose istituzioni, dedica enormi sforzi alla diffusione delle opere del Nolano.

La maniera migliore per evitare che il mito del filosofo si trasformi in una sterile «brunomania» è proprio quella di dare voce alle sue opere attraverso nuove edizioni e, soprattutto, attraverso rigorose traduzioni. Se prima, per esempio, in Cina e in Giappone si traduceva il Nolano dal russo o dall’ inglese, oggi, per la prima volta, si traduce direttamente dall’ italiano.

Non è facile offrire in poco spazio i molteplici e complessi percorsi del pensiero di Bruno. Ma se fossimo costretti a selezionare tre parole chiave per indicare i nodi centrali della sua filosofia, sceglieremmo senza esitare tre verbi: incrociare, tollerare, ricercare. Tre verbi che nella loro specificità finiscono per riannodarsi all’ interno di una stessa visione del mondo.
Incrociare. Il Nolano ha cercato di riallacciare i fili che secoli di aristotelismo e di pedanteria avevano spezzato in diversi campi della conoscenza: sul piano cosmologico ha unito cielo e terra (mostrando che l’ infinito universo è dominato dalle stesse leggi ed è composto dalla stessa materia); sul piano letterario ha unificato tragedia e commedia (insistendo sull’ impossibilità di separare drasticamente il serio e il comico); sul piano religioso ha riannodato i legami tra divinità e natura (sostenendo che una stessa forza vitale anima dall’ interno tutto ciò che esiste). E, in coerenza con questo articolato percorso, ha sempre ribadito la necessità di tenere uniti i saperi: separando scienze della natura e scienze dell’ uomo si potrebbero spezzare definitivamente i rapporti tra conoscenza e vita.

Tollerare. La rivoluzione cosmologica bruniana azzera ogni tipo di classificazione, ogni forma di subordinazione fondata sulle misure, sulle proporzioni, sulla quantitas o su primati di perverse ontologie. Tutto ciò che esiste può essere centro non solo per banali ragioni geometriche (nell’ universo infinito l’ unico centro possibile è dato da chi osserva). Può essere centro soprattutto perché ogni essere, visibile o invisibile, indipendentemente dalle sue dimensioni è animato dalla stessa forza vitale. Negare l’ esistenza della verità assoluta e delle false gerarchie che, volta per volta, su di essa sono state fondate significa eliminare il terreno di coltura che nutre fanatismi e fondamentalismi di ogni tipo. La consapevolezza dei propri limiti e la coscienza dell’ esistenza di altri punti di vista stimolano al dialogo e al rispetto degli altri senza rinunciare a testimoniare le proprie convinzioni. All’ interno di questo contesto la molteplicità delle lingue, delle culture, delle religioni, delle verità non vengono percepite come un limite ma come una ricchezza dell’ umanità. La «nolana filosofia» parla sempre al plurale.

Ricercare. Negare l’ esistenza della verità assoluta significa anche dare un senso ancora più forte alla quête filosofica. Per Bruno il filosofo occupa una posizione mediana tra gli dei (che non cercano la verità perché già la possiedono) e gli ignoranti (che non la cercano perché credono di possederla). L’ intera vita del filosofo, invece, coincide con la «caccia» alla verità nella coscienza che la «preda» non si lascerà mai catturare definitivamente. Proprio in questa continua ricerca – fatta di sacrifici, di entusiasmi, di delusioni, di gioie – si salda il legame tra biografia e filosofia. Bruno sa bene che la conoscenza, per non essere sterile, deve necessariamente tradursi in una maniera di vivere, deve provocare in noi una profonda metamorfosi. In un momento storico sempre più segnato dal prevalere dell’ apparenza sulla sostanza, dell’ egoismo sull’ altruismo, dell’ interesse personale su quello universale, della xenofobia sulla solidarietà, rileggere le pagine di Bruno potrebbe essere molto utile, soprattutto nelle scuole e negli atenei, per riflettere sui grandi valori universali. E, soprattutto, per capire la rozza deriva dei localismi: rivendicare le proprie radici (Bruno firmava le sue opere con il toponimo di Nolano) non significa rinchiudersi in un ristretto perimetro rinunciando alla vitale esperienza europea.

Franz Kafka, parlando dei classici, ricordava che ci sono libri capaci, come un piccone, di frantumare il gelo che avvolge le nostre menti e il nostro spirito. Niente di più vero per le opere di Giordano Bruno.

Nuccio Ordine

Fonte:  Corriere della Sera, 22 Giugno 2010, p.40

Avevamo già anticipato la pubblicazione della riproduzione del codice Norov in questo articolo,

inoltre:

—>>>Cliccando qui potrete vedere il codice Norov e la videoconferenza con il Direttore generale della Biblioteca Nazionale di Russia durante la Prima Biennale Bruniana.
(Nel caso di problemi con la visione potete installare il “Windows Media Player Firefox Plugin” o quello adatto al vostro browser web)

L’inquisizione senza mostri. Una polemica suscitata dall’introduzione di Valerio Evangelisti alla ristampa della “Storia dell’Inquisizione” del 1932.


Si riaccende l’annosa polemica sui tribunali dell’Inquisizione, suscitata questa volta dall’Introduzione apposta da un romanziere, Valerio Evangelisti, alla ristampa per le edizioni Odoya della Storia dell’Inquisizione scritta da uno sconosciuto storico spagnolo degli anni Trenta, Carlo Havas. Un libro uscito in Italia nel 1932 per le edizioni Schor arricchito, ci dice Evangelisti, da illustrazioni ammiccanti di fanciulle seminude torturate da foschi inquisitori. Ciò nonostante, afferma Evangelisti, il libro merita ancor oggi di essere letto, soprattutto in presenza di una storiografia che, tranne rare eccezioni, si dedica a piene mani a far opera di “revisionismo storico”, e sostituisce la “leggenda nera” di un’Inquisizione assetata del sangue di eretici e streghe con una “leggenda aurea” che ne fa un tribunale mite e soprattutto garantista. Alle origini di questa rilettura, sostiene, è la volontà cattolico-integralista di riabilitare la Chiesa controriformistica e l’Inquisizione. Un revisionismo, incalza, che porta facilmente come suo esito il “negazionismo”, quello è per intenderci di un Irving e di un Faurisson. Un’accusa che sarebbe difficile da digerire per la categoria degli storici, se non fosse per il fatto che viene da un romanziere, abituato a volare con la fantasia, come fa nei suoi libri con il suo protagonisti –l’inquisitore aragonese Nicolas Eymerich, un domenicano realmente esistito e autore di un’opera importante, il Directorium inquisitionis, del 1376 –che trasforma in una figura ambivalente, fanatico e durissimo sostenitore della purezza della fede contro gli eretici, le streghe, gli ebrei, i mori, ma anche personaggio affascinante, coraggioso, fin non alieno da un certo grado di introspezione. E fin qui, nulla da obiettare.

Ma siamo proprio sicuri che le opere di questi storici, intenti a rivedere la vulgata e a ricostruire intenti a rivedere la vulgata e a ricostruire in tutte le sue sfumature il percorso dei tribunali della fede, sia frutto di una scelta ideologica e non invece del loro concreto mestiere di storici? Non era forse in base alle sue ricerche che il padre della storiografia liberale ottocentesca sull’Inquisizione, l’americano Henry C. Lea, certo non sospetto di filo-clericalismo, si domandava con stupore all’inizio del Novecento come mai l’Inquisizione romana e spagnola avessero assunto un atteggiamento scettico in tema di stregoneria?

Ed era forse per difendere la Chiesa cattolica che nel 1996 Carlo Ginzbourg pubblicava in appendice al suo I ben andanti il testo latino del documento con cui nella prima metà del Seicento l’Inquisizione romana poneva il fatto che in Italia ai processi contro la stregoneria, un testo di cui successivamente lo storico americano John Tedeschi retrodatava ulteriormente la circolazione ai primi due decenni del Seicento? Portando ancor oltre tale tendenza al revisionismo, lo storico Giovanni Romeo, che Evangelisti non cita fra le sue bestie nere, si è domandato se la tendenza a guardare con scetticismo al crimine di stregoneria non avesse accompagnato, sia pur fra conflitti e divergenze, l’intero percorso delle due inquisizioni, quella romana e quella spagnola. Interpretazione che non gli impediva però di mostrarsi tutt’altro che tenero con i fautori della repressione, come San Carlo Borromeo, che nel 1569 riuscì a mandare al rogo undici “streghe” contro il parere contrario del Sant’Uffizio.

Quanto all’Inquisizione spagnola, nata sotto l’ombrello della corona spagnola nel 1478, essa incrudelì contro i giudaizzanti, il suo principale obiettivo. Ma non contro le streghe, tanto è vero che nel 1613 un inquisitore spagnolo Alonso de Salazar Frìas, riuscì a far approvare dal Consiglio della Suprema Inquisizione un documento che, sulla stessa linea di quello più o meno contemporaneo dell’Inquisizione romana, poneva di fatto fine ai processi per stregoneria in Spagna. La storia di questo inquisitore coraggioso l’ha narrata Gustav Henningsen, un altro degli storici accusati di revisionismo da Evangelisti.

E che dire dei demonologi, quei giuristi, ecclesiastici o laici, autori dei manuali di stregoneria, quei libri che servivano da guida ai giudici durante i processi? Ce n’era di tutti i tipi, dai laici come l’umanista Jean Bodin, una delle glorie del pensiero politico francese del Cinquecento, ai domenicani, ai gesuiti. Gesuita era, ad esempio, Martin del Rio, uno dei più famosi demonologi del secondo Cinquecento. Ma gesuiti erano anche, nella Germania del primo Seicento Adam, Tanner, Paul Laymann e Frederich von Spee tutti oppositori della terribile caccia alle streghe scatenata durante la guerra dei Trent’anni dai principi cattolici della Germania. In particolare Spee, autore di un libro coraggiosissimo, la Cautio criminalis (1631) che denunciava da confessore delle streghe mandate al rogo, l’orrore del sistema in base al quale venivano condannate. Un sistema, si badi, non affidato in questo caso all’Inquisizione anche se fondato su procedure di tipo inquisitoriale. Quella di Spee è anche un pezzo della storia di quel conflitto tra confessori e inquisitori su cui molto ha scritto Adriano Prosperi nel suo Tribunali della coscienza, un libro in cui, sia detto per inciso, si offre dell’Inquisizione romana un’immagine molto sfumata, tanto diversa dalla leggenda nera quanto lontana da ogni forma di apologia.

Il fatto che sul problema della stregoneria giuristi e teologi della Controriforma avessero posizioni contrastanti e che le Inquisizioni fossero all’avanguardia nell’estinguere i roghi non vuol dire naturalmente che esse smettessero di perseguitare gli eretici. La fine della caccia alle streghe in Italia non comportò –e come avrebbero potuto? –conseguenze sul terreno della terreno della libertà di pensiero e di religione, a cui la Chiesa continuò a opporre il principio inderogabile della difesa della verità della fede. Ma c’è proprio bisogno, per affermare il rifiuto dell’intolleranza, di sventolare l’immagine di maniera di una Chiesa oscurantista e di un’Inquisizione sanguinaria e perversa? L’immagine complessa e sfumata che gli storici hanno di delineare di questo periodo non soltanto non è diventata egemone, ma non è neppur filtrata nella vulgata. L’Inquisizione resta, nell’opinione comune ma anche in quella di molta parte della nostra cultura, un mostro da non rimettere in discussione sotto nessun aspetto. La leggenda nera è più attraente perché gronda lacrime e sangue, tortura e corpi spezzati. I grigi, le sfumature, non piacciono che a pochi. E i libri di storia, come i romanzi, devono soprattutto piacere. Forse anche noi storici dovremmo cominciare a prenderne atto.

di Anna Foa

Fonte: il sole 24 ore 30/05/2010

Storia dell’inquisizione

22,00 €
Autore: Carlo Havas
Introduzione: Valerio Evangelisti
VOLUME ILLUSTRATO

L’Inquisizione è l’istituzione ecclesiastica più temuta nel corso della storia. Era sufficiente essere sospettati di eresia per finire nelle segrete stanze degli interrogatori, subire torture e quasi certamente morire fra atroci sofferenze.

La storia dell’Inquisizione inizia con il Concilio presieduto a Verona nel 1184 da papa Lucio III e dall’imperatore Federico Barbarossa, con l’obiettivo di reprimere il movimento cataro, diffuso in Francia meridionale e in Italia settentrionale, e di controllare i movimenti spirituali e pauperistici.

Allo scopo di combattere più efficacemente la Riforma protestante, il 21 luglio 1542 Paolo III emanò la bolla Licet ab initio, con la quale si costituiva l’Inquisizione romana, ossia la “Congregazione della sacra, romana ed universale Inquisizione del Sant’Uffizio”.
Di fatto l’Inquisizione rimase attiva fino a fine Ottocento.

Nicolas Eymerich, Tomás de Torquemada, Galileo Galilei, Giordano Bruno… I personaggi, le vittime e i carnefici di una delle pagine più tragiche e dolorose della storia umana..

“Bisogna ricordare che lo scopo principale del processo
e della condanna a morte non è salvare l’anima del reo,
ma… terrorizzare il popolo.”
(Nicolas Eymerich Directorium Inquisitorum)

“Detta Margherita fu tagliata a pezzi sotto gli occhi di Dolcino;
poi costui fu a sua volta tagliato a pezzi.
Le ossa e le membra dei due suppliziati furono gettate tra le fiamme,
assieme ad alcuni dei complici: era il meritato castigo per i loro crimini.”
(Bernardo Gui)

“Se lo spirito è superiore al corpo, il papa è superiore all’imperatore.
Il potere spirituale ha il diritto d’istituire il potere temporale e di giudicarlo
se non è buono. E chi resiste, resiste all’ordine stesso di Dio.
Sentenziamo dunque che ogni uomo deve essere sottoposto al pontefice romano,
e noi dichiariamo che questa sottomissione è necessaria per la salute dell’anima.”
(Papa Bonifacio VIII)

Autore
Carlo Havas è stato uno storico spagnolo studioso di storia della Chiesa.
Questo volume è un fondamentale contributo al dibattito sull’Inquisizione e vanta pubblicazioni e riedizioni in numerose lingue.

Valerio Evangelisti, uno dei più noti scrittori italiani di fantascienza e fantasy, conosciuto soprattutto per il ciclo di romanzi dell’inquisitore Eymerich e per la trilogia di Nostradamus.

scheda del libro

Tutte le lettere di Tommaso Campanella nella prestigiosa edizione a cura di Germana Ernst, Leo S. Olschki, Firenze, pagg. XXXII+726, € 74,00.

Fin qui l’edizione di riferimento delle lettere di Tommaso Campanella è stata quella curata da Vincenzo Spampanato per gli «Scrittori d’Italia» di Laterza nel 1927: successivamente, soprattutto a opera di Luigi Firpo – instancabile ed esemplare maestro di studi campanelliani – molte altre lettere sono state ritrovate e pubblicate in sedi diverse.

Oggi finalmente le troviamo tutte raccolte, insieme agli opuscoli epistolari, alle dediche e a biglietti e attestazioni di vario genere o frammenti inseriti in opere di altri autori. Il volume esce nella prestigiosa Collana de «Le corrispondenze letterarie, scientifiche ed erudite dal Rinascimento all’età moderna», una delle più significative raccolte di testi e studi che oggi possa vantare l’editoria italiana Il progetto di una nuova raccolta di lettere era stato avviato da Luigi Firpo che ne aveva già preparate novanta per la stampa, con fitto commento, traducendo quelle latine: si realizza oggi grazie all’impegno di Germana Ernst, la maggiore studiosa di Campanella, che ha utilizzato il lavoro di Firpo messo a disposizione da Laura Salvetti Firpo e ha completato la raccolta aggiungendo altri significativi documenti.

Opera monumentale che accompagna tutta la vita di Campanella dal 1591 al 1639 (anno della morte), di fondamentale importanza non solo per l’orizzonte vastissimo dei corrispondent i – re e papi, scienziati e teologi, mecenati ed eruditi di tutta Europa – ma perché mette in evidenza l’impegno costante di Campanella per condurre a compimento – anche in condizioni estreme («in una fossa posta sopra un’altra fossa d’acqua […] e non vede mai luce […] con li ferri a’ piedi, dormendo vestuto […] bagnato, oscuro, afflitto e sotterrato solo») – un’opera di radicale riforma della filosofìa e della cristianità. Consapevole che «li filosofi buoni e savii di tutte le nazioni […] morio […] sotto questo titolo de eretici e ribelli», egli si sente chiamato a svolgere una missione affidatagli da Dio e dal «Verbo eterno».

Della gamma vastissima degli argomenti toccati – dai laceranti lamenti per la sua incredibile condizione di carcerato alle più sottili disquisizioni teologiche e astrologiche – è impossibile dare notizia. Ma un testo, che costituisce anche un ritrovamento di Luigi Firpo, andrà quantomeno segnalato perché ci permette di intendere una tematica centrale e ricorrente in tutta la vita e l’opera di Campanella: l’imminente avvento del «secolo novo» che egli, dopo aver «riformato tutte le scienze riconducendole a principii veri che Dio lor ha dato», annuncia con assoluta sicurezza. È il «discorso» indirizzato al papa Paolo V sulla cometa del 1618 ove Campanella si presenta come ispirato da Dio e posto a «sentinella utilissima in questo secolo delli divini iudicii». Si tratta di interpretare il significato della cometa del 1618 e di altri fenomeni celesti: Campanella trova occasione per riproporre tutta la sua visione del mondo e della storia. «Semo nel sesto millenario del mondo»: tutto l’universo è percorso da «segni della provvidenza occulta»; non solo i cieli, ma la storia dell’umanità condotta dalle mani di Dio annuncia l’imminenza del “secolo nuovo”, del regno messianico sotto la guida di un solo pastore, il Papa, «preludio della trasportazione de’ buoni in Paradiso».

In questa prospettiva divengono «segni» non solo i fenomeni celesti ma anche la scoperta del nuovo mondo, i nuovi cieli dischiusi da Galilei, la polemica antiaristotelica di Telesio: «Venendo alle presenti comete, dico che son fatte in cielo per ministero d’angioli […] dal Signore […] preamboli della rinovazione de’ secoli» […]. «D’altra banda ancora eccitò li magi e astrologi a disputare di questa rinovazione, come pur fece nel primo avvento, per mezzo di filosofi greci e persiani […]. Di più con maggior stupore che non fece nel primo avvento, ci ha fatto trovare nuovo mondo e nova terra, segno conosciuto dalle Sibille e da Senaca e nel IV di Esdra e da Santa Brigida come preambulo della rinovazione e revelazione di Cristo e dell’Anticristo. [_] Finalmente eccitò Galileo a trovar nuovi pianeti e stelle occulte e di più macchie nel sole, e in Giove e Venere cornuta […]. E prima mosse il Telesio a filosofar di nuovo nelle cose naturali».

Non solo dunque le comete sono «gran segnali scritti nel libro del cielo con le dita di Domenedio», ma tutta la storia dell’umanità è percorsa da «segnali e sintomi della morte del mondo» e dell’imminente regno messianico. Anche l’opera del demonio si inserisce in questa prospettiva e già ha suscitato precursori dell’Anticristo: Wiclef, Lutero, Calvino e con loro i politici e i « macchiavellisti» che «se ne ridono». Forse la modernità deve più al dissacrante riso di questi che non ai generosi sogni messianici del frate di Stilo.

di Tullio Gregory

Autore: Campanella, Tommaso
Titolo: Lettere.
A cura di Germana Ernst, su materiali preparatori inediti di Luigi Firpo, con la collaborazione di Laura Salvetti Firpo e Matteo Salvetti.
Caratteristiche: cm. 17 × 24, xxxii-728 pp. con 1 fig. n.t.
Anno: 2010 Prezzo €: 74,00 ISBN: 978 88 222 5912 7
Editore: Leo S. Olschki, Firenze.
Collana: Corrispondenze (le) letterarie, scientifiche ed erudite dal Rinascimento all’età moderna, vol. 12

Fonte: il sole 24 ore 30/05/2010

Rischia di chiudere l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli. Gerardo Marotta: «Ci fanno chiudere, scandalo mondiale»

La manovra finanziaria di lacrime e sangue
Scure di Tremonti sull’Istituto di Marotta
«Ci fanno chiudere, scandalo mondiale»
Previsto tagli ai fondi per il tempio della filosofia di Palazzo Serra di Cassano. L’avvocato: «Decisione folle»

NAPOLI— La notizia l’ha appresa dal cronista e, quando si è reso conto della gravità della situazione, si è fiondato al giornale. Portando una serie di documenti che sanciscono l’eccellenza dell’Istituto di Studi Filosofici e l’«impossibilità» di escluderlo dai contributi. «Considerare il nostro Istituto un ente inutile, un ramo secco da spazzare via è una offesa che non posso accettare. E allora replico volando alto con la cultura: la scuola di Einstein, a Princeton, commentò così un altro momento terribile di Palazzo Serra di Cassano assediato dall’ignoranza: se l’Istituto dovesse chiudere sarebbe uno scandalo mondiale».

Solo un’altra volta avevamo visto Gerardo Marotta così preoccupato, fu la sera del terremoto, trent’anni fa ormai, quando piombò in redazione, terreo in volto, con il cappotto che non riusciva a coprire il pigiama di flanella. Quella di oggi, però, è una rabbia diversa più razionale: «Se non ci rinnovano i contributi— dice— dovremo chiudere anche perché non ho più niente da vendere. L’ultima follia l’ho fatta vendendo un attico di mia moglie a Roma e con quei soldi stiamo andando avanti. Stanno finendo, però». È disperato e ci mostra il rendiconto dei revisori dei conti nel quale è scritto: «Per fronteggiare la situazione debitoria dell’Istituto Italiano per gli Studi filosofici l’avvocato Gerardo Marotta e i suoi figli Valeria, Barbara e Massimiliano hanno venduto l’appartamento al piano attico dell’edificio di piazza Grazioli 18 in Roma per il prezzo di un milione e 570mila euro. Con il ricavato di questa vendita si è riusciti a fronteggiare le spese per i seminari e le ricerche in corso, senza poter tuttavia colmare il vuoto creato dai mancati contributi per gli anni accademici 2002-2003 e 2007-2008». L’avvocato parla quasi con distacco come se non avesse armi per difendersi dai «nemici» che perfino uno come lui ha, ma poi l’orgoglio prende il sopravvento e riprende a squadernare imeriti della sua scuola unica al mondo — l’ha definita così l’Unesco — e della sua famiglia che non si è mai tirata indietro rispetto ai sacrifici che la gestione dell’Istituto imponeva. «È una sciagura, ci costringono ad ammainare la nostra bandiera e questo, per una crudele beffa, avviene il giorno prima della celebrazione del 35mo anniversario dell’Istituto. Ma noi abbiamo una fede incrollabile e faremo lo stesso festa ascoltando il discorso celebrativo di Marc Fumaroli, accademico di Francia».

E sul viso ricompare un timido sorriso d’orgoglio, ma è questione di un attimo perchè i motivi di preoccupazione riprendono il sopravvento: «Il nostro bilancio è modesto ma significativo. Distribuiamo borse di studio per 800mila euro a giovani ricercatori delle regioni meridionali, ma non le abbiamo pagate tutte e a questo punto non so come e quando potremo farlo». L’anno 2010, infatti, è del tutto scoperto e dopo il ferale annuncio è ben difficile che il Governo possa approvare l’emendamento alla Finanziaria che autorizzava l’Istituto di Studi Filosofici e l’Istituto di Studi Storici Benedetto Croce a conservare il contributo statale. «Questo privilegio ci venne concesso dal presidente Azeglio Ciampi, che da sempre è un sostenitore del nostro lavoro, ma la legge scaduta il 31 dicembre del 2009 non l’ha riconosciuto. Noi continuiamo a lavorare e a sperare, abbiamo ripresentato la richiesta, ma con quello che sta accadendo la fiducia si sta progressivamente spegnendo». Il meccanismo voluto da Azeglio Ciampi ha funzionato in maniera del tutto trasparente e lineare: l’Istituto presentava i bonifici delle spese che sosteneva — offriva, cioè, una garanzia superiore a quella delle fatture — e otteneva il rimborso. «Quando dal Presidente ricevemmo uno stanziamento di dieci miliardi, ricorda l’avvocato, riuscimmo a contrattualizzare duemila borsisti, ma quella bella stagione è ormai soltanto un lontano ricordo».

Tra i documenti che ci vengono mostrati ce ne sono due ai quali Marotta è profondamente legato: i riconoscimenti ottenuti dal Parlamento europeo e dall’Assemblea delle Nazioni Unite, ma non meno importante è la valutazione fatta da Fabrizio Barca, uno dei dirigenti più autorevoli di quel Ministero del Tesoro che oggi ha imbracciato la scure. «L’attività dell’Istituto ha lasciato un segno profondo nelle scuole e nelle biblioteche del Mezzogiorno e dovrebbe essere ancora di più innervata nei territori del Mezzogiorno per dare quella voce che sola può spingere questa area del paese ad essere convinta dei propri mezzi». Tanta fatica sprecata, la scure del Governo può concellare le tracce del cammino compiuto dall’Istituto. «Lotteremo con tutte le forze che ci sono rimaste— dice Marotta — per impedire che questo avvenga, ma vorrei sentire intorno ame il calore della città nella quale l’Istituto svolge la sua missione. Sono cittadino onorario di decine di città, ma è Napoli la culla del mio sapere e qui voglio portare a termine il mio lavoro». Nobili parole, l’avvocato le ha ripetuto anche all’autore di un documentario che si sta girando in questi giorni. «Anche a loro ho detto quello che ripeto da anni: quando si taglia bisogna saper scegliere. L’Istituto di Studi Filosofici salva l’identità europea, non può essere sacrificato così».

Carlo Franco

Fonte: corrieredelmezzogiorno.corriere.it

-Partecipate al Gruppo di Facebook in sostegno dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici


Premio Cimitile (XV ed.) e VII simposio su Giordano Bruno (13 giugno 2010).

Premio Cimitile, ecco le novità

CIMITILE – A sole tre settimane dall’avvio della quindicesima edizione del Premio Cimitile, una delle vetrine più importanti e prestigiose per i talenti letterari, il Nolano.it ha intervistato Felice Napolitano, artefice del successo della kermesse che è riuscita a fondere nel corso degli anni partecipazioni pubbliche e private che consentono e garantiscono alla manifestazione di mantenere un livello di qualità da sempre altissimo. Molte, anche quest’anno, le conferme. Molte anche le novità.

Il Premio Cimitile è giunto alla sua quindicesima edizione. Presidente Napolitano, in poche parole quale sarà l’obiettivo di quest’anno e quali novità ha in serbo per il 2010?

Obiettivo del premio Cimitile è da sempre, non solo per quest’anno, promuovere il gusto della lettura e l’inscindibile binomio libro – letteratura. In Italia purtroppo si legge poco, e in Campania ancora di meno. Siamo terz’ultimi in Europa a livello nazionale, mentre a livello regionale le ultime stime parlano di soli 28 campani su 100 che leggono almeno un libro all’anno. Lo scopo della fondazione e di tutte le sue iniziative collaterali è di invertire proprio questa tendenza. Ci dobbiamo credere e ci crediamo, promuovendo sopratutto la cultura tra i ragazzi. Non a caso, infatti, anche quest’anno il fiore all’occhiello dell’intera manifestazione sarà la sezione inedita di narrativa, che a differenza di altri premi italiani pure importanti, ma che raccolgono testi già editi e diffusi, regala l’opportunità a scrittori, ed in particolar modo ai giovani, di poter esprimere il loro talento e la loro bravura finora inespresse, proprio attraverso i libri.

Quale sarà il cartellone degli eventi della quindicesima edizione del Premio Cimitile?

Tutte le novità di questa quindicesima edizione saranno presentate il 27 maggio a Napoli in una conferenza stampa appositamente convocata. Questa edizione sarà come al solito ricca di ospiti e personalità di alto spessore culturale. Posso dare qualche anticipazione sul calendario degli eventi. Per esempio la serata di apertura è prevista per sabato 12 giugno. Per il giorno seguente, domenica, è previsto il 7° simposio su Giordano Bruno con ospiti importantissimi. Lunedì 14 ci sarà poi la premiazione con una borsa di studio di un concorso indetto in tutte le scuole della regione per la scrittura della fiaba e del racconto più bello. Martedì 15 giugno sarà una serata diversa dal solito: la musica incontrerà la letteratura in un concerto con una orchestra di 20 elementi. Per mercoledì 16 giugno, per la prima volta, e su specifica richiesta del sindaco di Nola Geremia Biancardi, il premio si sposterà fuori dalle basiliche. Nella città dei gigli avrà sede un convegno che avrà per tema il piano strategico regionale per la valorizzazione dei beni culturali. Venerdì 18 sarà la volta di una conferenza internazionale sul tema dell’emigrazione presso l’università di Caserta a Santa Maria Capua Vetere. La serata finale avrà luogo invece sabato 19 giugno.

Il Premio Cimitile è un appuntamento ormai consolidato con la cultura, che pone l’area nolana in primo piano nel panorama nazionale. Ha mai pensato ad una iniziativa collaterale di promozione, però, solo di scrittori del territorio?

Il premio Cimitile nasce proprio così, nel 1995, su iniziativa dell’associazione III millennio, operante proprio a Cimitile. Viene infatti l’idea di organizzare una manifestazione a Villa Lenzi, una mostra di scrittori conterranei. La prima edizione vide la presentazione del libro di “Ermanno Corsi, ancora oggi legato al premio in quanto presidente del comitato scientifico. Ad oggi, invece, per la sezione di inedita narrativa arrivano ogni anno oltre 500 manoscritti da tutta Italia. Il libro che risulta vincitore viene ogni anno edito da Guida editore di Napoli. Siamo orgogliosi di poter dire che in quindici anni, il premio Cimitile ha dato l’opportunità a quindici scrittori di essere lanciati, conterranei e non.

Sono ormai quindici anni che il Premio Cimitile è un appuntamento atteso ed apprezzato, ma come risponde l’area nolana alle proposte della sua Fondazione? E in particolare le istituzioni locali, sono vicine nella organizzazione e nello svolgimento del Premio. O potrebbe esserci maggiore interesse?

Ormai, giunti alla 15° edizione, le istituzioni sono vicine. Ed anzi, ne fanno parte. Dalla manifestazione letteraria che era nel ‘95, si è passati poi per l’ente premio Cimitile, fino a raggiungere il traguardo della fondazione. E’ uno dei pochi esempi di mix di enti pubblici ben riuscito: regione, provincia, comune, e l’associazione obiettivo III millenni sono i componenti della fondazione. Pochi mesi fa inoltre, il coronamento di un lungo lavoro, quando il premio Cimitile è stato inserito nell’albo degli istituti di alta cultura italiani.

In queste settimane si stanno svolgendo degli appuntamenti collaterali al Premio Cimitile, come “La letteratura incontra il territorio”. Vuole spiegarci il senso e gli obiettivi di questi appuntamenti preparatori? E qual è la risposta delle comunità interessate rispetto alle vostre iniziative? Ci saranno altri appuntamenti?

“La letteratura incontra il territorio“ è una delle iniziative di maggiore successo di tutto il panorama letterario nostrano. Non faccio nomi perché sarebbero davvero tanti, e non intendo fare torto a nessuno, ma ogni volta la risposta di pubblico è assolutamente eccellente. Questa manifestazione è un mezzo efficacissimo per promuovere il libro e la cultura nel territorio a cui tale letteratura appartiene. Oltre all’incontro infatti, ogni volta il comune ospitante la manifestazione è tenuto a comprare un certo quantitativo del libro che verrà presentato, da distribuire gratuitamente agli spettatori in sala.

Potrà la nomina di un assessore di Cimitile, l’onorevole Pasquale Sommese, alla Regione portare ancora maggiore interesse da parte dell’ente palazzo Santa Lucia sul Premio Cimitile?

Come dicevo, le istituzioni sono parte integrante della Fondazione, quindi grossi problemi non ci sono. Il futuro non può che essere roseo. Pasquale Sommese, nostro concittadino, è stato certamente vicino alla manifestazione sin dalle prime edizioni, ma devo ricordare anche tutti gli altri uomini politici che sono intervenuti a vario titolo e nelle varie edizioni, come il deputato Paolo Russo. Però, non dimentichiamolo, gli investimenti nella cultura non sono mai abbastanza. Adesso che abbiamo l’opportunità di avere quattro – cinque consiglieri di area nolana seduti sugli scranni del parlamento regionale, il mio augurio non può che essere quello di fare maggiore attenzione agli attrattori culturali del nostro territorio, per un rilancio turistico e culturale dell’intera area. Ed in questo nessun’altro se non la politica può mirare allo sviluppo per ottenere risultati concreti.

Il palcoscenico privilegiato del Premio Cimitile sono le Basiliche di Cimitile, amate ancora poco conosciute nonostante la vetrine che la Fondazione offre. Cosa si può fare di più per valorizzarle?

Si può certamente fare qualcosa di più. Ma non si può scindere il complesso basilicale paleocristiano di Cimitile dalle risorse e dalle potenzialità che tutta l’area offre. Penso al villaggio preistorico, al museo archeologico di Nola, al castello Lancellotti di Lauro, solo per dirne qualcuno. Come dicevo, chi deve fare la sua parte è la politica. C’è bisogno di promozione e di riprendere in mano il piano strategico, servono stimoli per i nostri politici per la costituzione di una cabina di regia, con una governance leggera, che metta insieme i vari comuni. Sarebbe un sogno, un accordo ideale tra i comuni di Cimitile, Nola, Avella, Lauro, per il versante storico – artistico per poi inserire anche quello religioso (Visciano – Liveri) che permetterebbe di poter finalmente rimettere in moto la grande macchina attrattiva di cui il nostro territorio è in possesso, e farla correre sui binari del sistema turistico campano. Abbiamo tutte le carte in regola per poterlo fare, e non ho dubbi che nel corso dei prossimi anni nessuna strada verrà lasciata intentata.
di Gianluca Amato 22/05/2010
Anno III Numero 141
Fonte: Ilnolano.it

Nola, appello al sindaco su Fondazione e Certame Bruniano.

Sulle mura della città, nei giorni scorsi, è comparso, anche se in modo fugace ed in un numero sparuto di copie, un manifesto recante la firma di dodici studiosi internazionali di Giordano Bruno.

Essi hanno rivolto un appello alle istituzioni campane, in particolare al Presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, al Presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro, al Sindaco di Nola, Geremia Biancardi, affinchè si adoperino per assicurare la continuità dell’azione culturale della Fondazione Internazionale Giordano Bruno che è stata messa in condizioni di non poter operare per mancanza di finanziamenti, cosa per cui il consiglio d’amministrazione si è dimesso.

L’Associazione Nolana Giordano Bruno, che individua nel pensiero di Bruno quei principi di tolleranza, razionalità, universalità e solidarietà a cui improntare la costruzione di una società giusta, aperta, pluralista e progressista, si riconosce con quanto affermato dai dodici studiosi: ”Bruno è un patrimonio culturale del pensiero mondiale. Ma non può essere correttamente percepito e interpretato al di fuori del suo contesto geo-culturale nolano. Così come Nola non può privarsi di Bruno per interloquire con il moderno mondo dei saperi e delle competenze.”

Nola e Giordano Bruno sono due realtà complementari, guardare all’una senza tener conto dell’altro e viceversa, significa perdere una parte importante di ciascuna; è da qui che nasce la necessità di ospitare sul territorio nolano organismi di studio e di relazioni nazionali ed internazionali che pongano al centro il pensiero di Bruno.

Circa un anno fa, ad Aprile 2009, in un clima di entusiasmo e passione, soprattutto giovanile, si svolgeva l’anteprima della “Biennale Bruniana” ed il “9° Certame bruniano”. A Nola afferivano valenti studiosi e filosofi da tutto il mondo e centinaia di studenti medi acerbi, ma determinati “bruniani”. In quei giorni, il clima culturale e civile della città ebbe un sussulto, si ravvivò, operò un salto. Nacquero speranze e si pronunciarono impegni, anche di tipo economico.

Dopo un anno è tutto un deserto. La “1° Biennale bruniana” non si è tenuta, anche la decima edizione del “Certame Bruniano” è saltata. La Fondazione Giordano Bruno va verso lo scioglimento. Il raccordo Liceo Classico “Carducci”- Comune di Nola che aveva permesso di realizzare, per nove anni, il “Certame Bruniano” è venuto meno.

Che cosa è accaduto in quest’anno? Gelosia tra amministratori, manovre clientelari di lottizzazioni, disattenzione e caduta di sensibilità delle istituzioni, mancata pressione dell’opinione pubblica cittadina?
L’attività culturale della città non sembra brillare neanche in altri settori, nonostante gli annunci e le dichiarazioni: basta guardare allo stato in cui versa il “Villaggio del Bronzo” e l’arrancare caotico e sregolato in cui ancora procede la “Festa dei Gigli”, nonostante il gran parlare di Unesco e nuove disposizioni.

Comunque sia, è la comunità cittadina che ne soffre; per questo motivo noi dell’Associazione Nolana Giordano Bruno abbiamo raccolto il segnale che viene da quegli studiosi e abbiamo deciso di far sentire la nostra voce, dal basso, ed invitiamo anche gli altri cittadini, le associazioni, i circoli culturali, i partiti a fare altrettanto.
Deploriamo il comportamento delle istituzioni che sembrano non accorgersi di quello che sta accadendo, in un clima politico dove le manifestazioni culturali vengono ostacolate ed osteggiate ed additate spesso come espressioni di nullafacenti.

Invitiamo, innanzitutto il Sindaco di Nola, a far sì che queste “fiammelle”, sia la Fondazione che il Certame, non si spengano, ma vengano immediatamente ravvivate dando un “impulso nuovo” ad una politica culturale e civile cittadina che da troppo tempo langue.
Crediamo che principalmente dalla diffusione dei principi del pensiero bruniano possa originarsi quel moto di riscatto necessario al nostro territorio, dove la cultura svolga un ruolo di crescita civile e sociale dell’intera comunità.
Associazione Nolana “Giordano Bruno”

Fonte: marigliano.net

A Nola, Il deserto intorno a Bruno.

NOLA – Giordano Bruno, il Nolano per eccellenza, è ancora una volta al centro delle polemiche. Dopo le critiche di Michele Mezza, presidente della fondazione a lui dedicata, e un manifesto a firma di dodici tra i più grandi studiosi al mondo di Giordano Bruno che accusavano l’amministrazione comunale di malagestione in fatto di cultura, adesso due interventi da parte dell’associazione culturale Giordano Bruno e di Città viva rimarcano le polemiche degli scorsi mesi. “Circa un anno fa, ad aprile 2009- scrive in una nota l’associazione presieduta da Paolino Fusco- in un clima di entusiasmo e passione, soprattutto giovanile, si svolgeva l’anteprima della “Biennale Bruniana” ed il “9° Certame bruniano”. A Nola afferivano valenti studiosi e filosofi da tutto il mondo e centinaia di studenti medi acerbi, ma determinati “bruniani”. In quei giorni, il clima culturale e civile della città ebbe un sussulto, si ravvivò, operò un salto. Nacquero speranze e si pronunciarono impegni, anche di tipo economico. Dopo un anno è tutto un deserto. La “1° Biennale bruniana” non si è tenuta, anche la decima edizione del “Certame Bruniano” è saltata. La Fondazione Giordano Bruno va verso lo scioglimento. Il raccordo Liceo Classico “Carducci”- Comune di Nola che aveva permesso di realizzare, per nove anni, il “Certame Bruniano” è venuto meno.Che cosa è accaduto in quest’anno? Gelosia tra amministratori, manovre clientelari di lottizzazioni, disattenzione e caduta di sensibilità delle istituzioni, mancata pressione dell’opinione pubblica cittadina?”. “L’appello delle 12 eminenti personalità per salvare la fondazione Giordano Bruno – è invece l’affondo di Città Viva – e gli interventi di alcune prestigiose associazioni culturali cittadine non riescono a scuotere l’amministrazione comunale dal torpore In un anno quali sono stati i risultati dell’amministrazione Biancardi in campo culturale? Tanti annunci e nessun fatto concreto. La mancanza di attività di rilievo ed una serie di brutte notizie hanno scosso la cittadinanza: il certame bruniano è stato sospeso per mancanza di finanziamenti, la fondazione è stata affossata, il parco archeologico è lettera morta, l’anfiteatro continua ad essere chiuso per incuria, il museo della cartapesta non riesce a vedere la luce. Città Viva chiede una concreta e visibile inversione di rotta”. Sulla polemica, abbiamo sentito lì assessore ai beni culturali del Comune di Nola Maria Grazia De Lucia: “Io leggo e ascolto tutto, anche le critiche. Ma non intendo rispondere a polemiche che ritengo sterili e puerili” è stata la risposta dell’assessorato. “Sembra molto strano infatti che degli studiosi venuti dall’altra parte del mondo, che hanno ricevuto una accoglienza straordinaria e sono stati pagati e trattati benissimo, vengano a sindacare su questioni economiche che dovrebbero essere lasciate solamente agli addetti ai lavori. Una volta per tutte: il certame e la biennale bruniana vivranno quest’anno una pausa di riflessione, costretta da diversi impedimenti; una eredità della passata amministrazione, la poca volontà ed una mancanza di intesa di tutto l’ambiente che ho riscontrato al momento del mio insediamento e la mancanza di fondi: queste le cause. Ma è bene pensare al futuro. L’anno prossimo il Certame riprenderà il suo cammino, ancora più ricco e ancora meglio organizzato”. Nel frattempo, causa il miscelarsi di altri impegni del Giugno Nolano, salta anche la tre giorni di convegni dedicata al filosofo nolano che avrebbe dovuto “mettere una toppa” alla mancanza del certame. Al suo posto una conferenza prevista per metà giugno che analizzerà le varie tappe fin qui tenutesi della manifestazione e ne anticiperà il futuro.
di Gianluca Amato 22/05/2010
Anno III Numero 141
Fonte: ilnolano.it

“Fondazione Giordano Bruno povera per colpe altrui”

NOLA – “Certe polemiche sono talmente sterili ed improduttive che muoiono sul nascere. Se oggi Bruno fosse vivo, sarebbe sceso in piazza per difendere la libertà di informazione. Ricordiamolo dunque come esempio di vita e di coerenza, evitando strumentalizzazioni”. Replica così l’assessore ai beni Culturali De Lucia a dodici tra i più grandi studiosi al mondo di Giordano Bruno, che hanno unito le loro firme in un manifesto per richiamare l’attenzione sulle sorti della Fondazione a lui dedicata. Ma soprattutto affinchè fosse garantita una continuità, per quest’anno ridotta, alle manifestazioni bruniane (biennale e certame tra tutte). “Dobbiamo constatare – scrivevano nomi del calibro di Alain Segonds e Miguel Angel Granada Martinez – che la Fondazione, meritevolmente creata solo un anno fa per dare a Nola l’occasione di riprendere il suo rapporto con il suo figlio più prestigioso, è stata messa in condizione di non operare per mancanza di finanziamenti”. Quasi una preghiera, affinchè Nola non perdesse il contatto con la sua parte culturalmente più rinomata e attrattiva e, contemporaneamente, le distrazioni della politica non costringessero a spostare tali manifestazioni dal loro contesto più naturale qual è la città del Nolano. Ma, si difende l’amministrazione, “siamo sulla linea della continuità delle tante e positive iniziative che in Città si sono susseguite nel corso degli anni, nel segno del pensiero libero di Giordano Bruno. Purtroppo questa situazione venutasi a creare è un ‘lascito’ di chi ci ha preceduto, che non aveva inserito in bilancio i fondi necessari – ha continuato De Lucia – Io però non voglio entrare nel merito di cifre, quanto piuttosto del piano strategico che da questo momento in poi si intende attuare per il rilancio dell’Ente in questione, istituito lo scorso anno in onore del Filosofo Nolano”.
di Gi.Am. 07/05/2010
Anno III Numero 126
Fonte: ilnolano.it

Nola, De Lucia: rilanceremo la Fondazione “Giordano Bruno”

Dichiarazioni Assessore alla Cultura ed ai Beni Culturali sul manifesto pro
“Siamo sulla linea della continuità delle tante e positive iniziative che in Città si sono susseguite nel corso degli anni, nel segno del pensiero libero di Giordano Bruno”.

Ha esordito così l’Assessore ai Beni Culturali del Comune di Nola, Maria Grazia De Lucia, all’indomani del manifesto affisso in città, a firma di vari filosofi internazionali bruniani, seriamente preoccupati per il futuro della Fondazione “Giordano Bruno”.
“Purtroppo questa situazione venutasi a creare è un ‘lascito’ di chi ci ha preceduto, che non aveva inserito in bilancio i fondi necessari – ha continuato De Lucia –.

Io però non voglio entrare nel merito di cifre, quanto piuttosto del piano strategico che da questo momento in poi si intende attuare per il rilancio dell’Ente in questione, istituito lo scorso anno in onore del Filosofo Nolano. Inoltre voglio sottolineare che certe polemiche sono talmente sterili ed improduttive che muoiono sul nascere. Se oggi Bruno fosse vivo – ha concluso –, sarebbe sceso in piazza per difendere la libertà di informazione. Ricordiamolo dunque come esempio di vita e di coerenza, evitando strumentalizzazioni”.

Autilia Napolitano
Fonte: marigliano.net

Giordano Bruno. Un appello per salvare la Fondazione

NOLA – Un manifesto, che da ieri campeggia in città, firmato da alcuni dei maggiori studiosi del pensiero del filosofo nolano Giordano Bruno. Un appello rivolto, attraverso la Fondazione, alle istituzioni cittadine, provinciali e regionali per assicurare la “continuità dell’azione culturale” della stessa. Il tazebao, che originariamente doveva essere a sfondo rosso, è l’estensione pubblica di un appello scritto dagli stessi filosofi che presero parte lo scorso anno alla Biennale bruniana. La lettera fu recapitata circa 15 giorni fa alla Fondazione, e già allora sarebbe dovuta diventare manifesto. Diversi ostacoli ne hanno impedito l’affissione, fino a ieri, quando il manifesto è…misteriosamente , secondo alcuni, comparso in città.

In realtà è mistero che si smentisce da solo, visto che le firme sotto sono leggibili e conosciute, e che non vi è indicato alcun membro della Fondazione, la quale, appunto, è stata mero tramite della missiva.

“Nei giorni in cui, un anno fa, si teneva l’Anteprima della Biennale Bruniana – si legge nel manifesto- dobbiamo constatare che la Fondazione, meritevolmente creata solo un anno fa per dare a Nola l’occasione di riprendere il suo rapporto con il suo figlio più prestigioso, è stata messa in condizione di non operare per mancanza di finanziamenti. La Fondazione, nei suoi pochi mesi di vita, e con scarsissime risorse , aveva espresso, in particolare, con l’anteprima della biennale bruniana organizzata lo scorso aprile, un programma culturale straordinario che ha coinvolto studiosi di fama internazionale e centinaia di studenti provenienti da diversi licei italiani dalla Lombardia alla Sicilia. Bruno è un patrimonio culturale del pensiero mondiale. Ma non può essere correttamente percepito e interpretato al di fuori del suo contesto geo culturale nolano.

A proposito della Fondazione, il bilancio dello scorso anno aveva previsto 35mila euro. Fondi che non sono risultati sufficienti. Come hanno confermato le dimissioni dello stesso presidente Michele Mezza, in polemica con una, secondo lui, insufficiente partecipazione ai progetti della Fondazione, lasciata a sé stessa, senza obiettivi e senza aiuti. Trentacinquemila euro confermati nel bilancio di previsione di quest’anno, rispetto ai quali Città Viva aveva presentato un emendamento che prevedeva un aumento di spesa per la Fondazione di 65mila euro. E del resto è una sorta di iattura il nome di Bruno per le finanze comunali, in particolare, vista l’impossibilità quest’anno di svolgere il Certame bruniano, proprio per mancanza di fondi (mentre nel bilancio 2010 sono stati previsti 17mila euro).

” Ci rivolgiamo alla Regione- cintinua il manifesto- che pure volle fortemente avviare la sfida della Fondazione Internazionale Giordano Bruno, alla provincia di Napoli che deve arricchire il suo territorio con il valore aggiunto di un patrimonio globale quale è il pensiero di Bruno, e al Comune di Nola che deve, con più forza e volontà di altri, difendere il valore aggiunto del suo territorio che è appunto il linguaggio internazionale di tolleranza e razionalità che Bruno originalmente innestò nel pensiero occidentale. Come studiosi delle opere bruniane chiediamo che chi è preposto all’amministrazione dei beni pubblici non permetta che uno degli assetti più preziosi del territorio campano sia disperso per un’imperdonabile disattenzione o sottovalutazione.. Non bruciamo questa speranza e rivolgiamo l’impegno a rendere ancora più ambiziosa un’istituzione che ben ha operato per la memoria di Bruno e il futuro di Nola”.

Ecco le firme in calce al manifesto: Carlo Luiz Bombassaro (Coordinatore traduzione portoghese di Bruno), Smaranda Bratu Elian (Università di Bucarest), Giulio Giorello (Università di Milano), Miguel Angel Granada Martinez (Presidente Centro Internazionale Studi Bruniani), Morimichi Kato (Università di Sendai), Stefan Klemczak (Università di Cracovia), Thomas Leinkauf (Coordinatore edizione tedesca di Bruno), Tian Shigang (Accademia Sinica delle Scienze Sociali), Stefano Levi Della Torre (Membro della Comunità ebraica di Milano), Elzbieta Lubelska (Università di Cracovia), Andrei Rossius (Editore dell’edizione delle opere latine di Giordano Bruno per Les Belles Lettres), Alain Segonds ( Direttore generale de Les Belles Lettres).
di Redazione cultura 06/05/2010
Anno III Numero 125
Fonte: ilnolano.it

Clicca qui per visualizzare il Manifesto della fondazione (aprile 2010) in formato pdf

Giordano Bruno e il misterioso manifesto affisso a Nola.

Alcuni filosofi presenti lo scorso anno all’Anteprima della Biennale Bruniana hanno tappezzato la città con un manifesto-appello alle Istituzioni, recante il logo della Fondazione “G. Bruno” con Cda azzerato.

“Nola deve riprendere il suo rapporto con il suo figlio più prestigioso”. Un appello che parte da lontano, giunto in queste ore in città mediante le sembianze di un manifesto, teso a riappropriarsi di quel figlio tanto amato, che in Nola trovò la sua culla, per il quale lo scorso anno, in occasione del 409’ anniversario della sua morte in Campo de’ Fiori, fu istituita una Fondazione in suo onore. Un anno, il 2009, ricco di contenuti ma, soprattutto, di ospiti illustri a livello internazionale, che, per un’intera settimana, ricordarono il Filosofo nolano con minuzia di particolari ed aneddoti, trasformando la città in un vero e proprio “salotto” caratterizzato da momenti di alto spessore culturale.

Oggi, a distanza di un anno esatto, quello stesso “salotto” di russi, francesi, cinesi, rumeni, tedeschi e spagnoli, si ribella al “silenzio assordante” calato improvvisamente sulla Fondazione “Giordano Bruno”. E lo fa attraverso l’affissione di un manifesto recante il logo della stessa Fondazione (il cui Cda è di fatto azzerato dopo le dimissioni sottoscritte dal Presidente Michele Mezza e dai singoli componenti lo scorso mese di luglio) apparso in queste ore lungo le strade cittadine, indirizzato al Presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, al Presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro e al Sindaco di Nola, Geremia Biancardi.

“Come studiosi delle opere bruniane – si legge nel manifesto – chiediamo che chi è preposto all’amministrazione dei beni pubblici non permetta che uno degli assetti più preziosi del territorio campano sia disperso per una imperdonabile disattenzione o sottovalutazione. Sarebbe un errore grave lasciare che tutto si dissolva e svanisca nell’inerzia”. Non c’è che dire, un accorato appello di chi crede in un progetto fortemente voluto dalle Istituzioni per rilanciare a livello mondiale la figura del Filosofo nolano e che, oggi, a distanza di un anno, sembra sciogliersi come neve al sole, per mancanza di fondi, come evidenziano i filosofi firmatari del manifesto.

Fondi che, invece, in occasione dell’Anteprima della Biennale Bruniana, furono appositamente stanziati , anche dall’Ente di piazza Duomo che erogò un importo pari a 21.980,00 euro. Importo così suddiviso, come da determina dirigenziale n. 53 del 14/04/2009: noleggio attrezzature multimediali ditta INFOBYTE € 13.200; audio e luci ditta Service P. Olivieri € 2.880; pedane e palchi ditta Eurostage € 600; rinfresco ditta L’Emiliana del 15/04/09 € 2.000, del 19/04/09 € 900; cena del 18/04/09 ditta La Mariannina € 1.800; addobbi floreali € 600. Un impegno economico che oggi, l’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Geremia Biancardi, ha confermato stanziando nel bilancio di previsione, approvato lo scorso 28 aprile dal civico consesso, la somma pari a 35mila euro, come ha precisato il ragioniere generale dell’Ente, Daniele Cutolo.

Ora però resta da sciogliere un solo nodo: questo manifesto, steso a più mani dai filosofi bruniani (tutti stranieri, fatta eccezione per Giulio Giorello e Stefano Levi Della Torre, entrambi attivi a Milano), probabilmente affisso in modo anche abusivo in città, essendo privo dell’apposita autorizzazione comunale, nonché mancante di data e indicazione della tipografia che l’avrebbe stampato, ma munito comunque di intestazione, per il tramite di chi è arrivato materialmente a Nola, visto che, come già accennato, l’intero Cda della Fondazione è azzerato? Sarà forse stato lo stesso Giordano Bruno, che, preoccupato che il rogo destinato ad ardere per sempre potesse invece spegnersi improvvisamente, ha pensato bene, con questo manifesto, di alimentare la fiamma?
di Autilia Napolitano
Fonte: ilmediano.it

A via Atri, 3 la casa delle meraviglie. Giuseppe Zevola ospita la sua arte (Napoli, dal 1° Maggio)

L’artista napoletano apre una volta al mese le porte della sua dimora-museo: opere choc scendono dal soffitto

NAPOLI – Tra la miriade di oggetti colorati, collage e installazioni che pendono oscillando dal soffitto della casa di Giuseppe Zevola c’è una raffigurazione antica della Filosofia, personificata da una donna nel cui ventre ha infiniti cassetti estraibili, segreti della conoscenza. E’ una metafora significativa di ciò che è l’abitazione-museo dell’artista partenopeo in via Atri 3 a Napoli, che dal primo maggio aprirà al pubblico per ogni primo sabato del mese dalle 18 alle 24.

Già quasi tutto esaurito per il primo appuntamento; chi vorrà incontrare l’eclettico poeta, filosofo, editore e pittore amico di Hermann Nitsch dovrà prenotarsi per il prossimo incontro sul sito http://www.positionplotting.com. Quello che è considerato il «museo più privato del mondo» è la nobiliare casa di famiglia di Giuseppe: soffitti alti, di legno, decorati, dove sono forti gli omaggi in forma d’arte a Teresa D’Avila e Giordano Bruno, nel cuore di Napoli, in una strada dove un tempo abitarono Goethe e Benedetto Croce. Proprio lì, a due passi dalla greca agorà, luogo d’incroci e contaminazioni orientali, riprodotte nei lavori di Zevola: i maestri giapponesi vanno a braccetto con Dante in un collage; Buddha è dirimpettaio (su una console sollevata da terra) della sagoma di Alice nel Paese delle Meraviglie; le porte sono scatole cinesi in cui sbuca il «Viandante sul mare di nebbia» di Friedrich e i quadri raffigurano alla stessa tavola Cristo e Totò.

Un posto unico, quasi la casa di un alchimista ermetico, ancor più suggestivo se a lume di candela. Nel corso degli appuntamenti Zevola, che vive tuttora tra Vienna e Napoli, con trascorsi a Lisbona, Usa, Cina, Australia e su una barca in giro per il Mediterraneo, proporrà interventi musicali di Marco Sannini e Fabia De Luca (concerto per arpa celtica) e musiche del compositore Lucio Maria Lo Gatto. Sulle pareti, tra una sala e l’altra, saranno proiettati i video artistici di Zevola, discendente d’illustri avvocati del Foro napoletano, la cui madre era la figlia del barbiere del grande Antonio De Curtis. Nella sua vita Giuseppe ne ha passate tante: da quando a Barcellona vendeva «gocce di pioggia da Napoli» a quando ha fondato nel 2004 la casa editrice Position Plotting Book (da un termine marinaro per indicare la posizione) per cui pubblica i testi dei suoi filosofi più amati tradotti anche nelle più remote lingue del mondo. La sua casa è un «sunto» delle sue esperienze e della sua genuina follia. Visitarla per credere.

Marco Perillo
30 aprile 2010

Fonte: corrieredelmezzogiorno.corriere.it

Napoli, Federico II, Biblioteca universitaria: libri nel container e il cortile delle statue in gabbia da 7 anni. Giordano Bruno e Vico «Imprigionati»

Biblioteca universitaria: libri nel container E il cortile delle statue in gabbia da 7 anni

La direttrice: «fondi bloccati, situazione assurda: scrivero’ al ministro bondi»

Napoli, migliaia di testi tra le lamiere a rischio umidità per i black out e il loggiato monumentale è un cantiere

NAPOLI – Gli uomini illustri scolpiti nel marmo, Giordano Bruno, Tommaso d’Aquino, De Sanctis, si guardano e si piangono quel cortile delle statue diventato da anni il cortile del container. Siamo nel monumentale loggiato della Federico II che ospita la Biblioteca universitaria di Napoli. Qui, dove il mostro metallico ha invaso la scena. Al suo interno in lamiera ci sono migliaia di libri «sfollati», sottratti dagli antichi scaffali a causa dei lavori dell’ala est. Un set da terremoto che stride decisamente con la Settimana della Cultura, cominciata venerdì scorso in città. Lavori eterni. Neanche gli addetti della biblioteca ricordano più da quanti anni: sei, forse sette. Una condizione che con eufemismo la direttrice Ornella Falangola definisce «disagevole» e dalla quale scaturisce un triplice, pessimo, effetto, di carattere pratico ed estetico. Primo, la difficoltà per gli studenti di accedere a migliaia di testi dovuta ai tempi più ristretti di apertura del container; secondo: lo sfregio perenne al cortile delle statue, dove fino ai primi anni 2000 si organizzavano anche serate musicali.

GIORDANO BRUNO E VICO «IMPRIGIONATI» – Le sculture e i busti del quadrilatero restano impacchettate da tubi innocenti e velate da teloni. Sembrano in camera iperbarica. Lo sguardo severo dei maestri è interpretabile, a questo punto, come una smorfia incavolata. Infine, c’è il problema dell’esposizione dei volumi ai capricci della rete elettrica, compromessa dai lavori. I black out avvengono spesso perché l’elettricità corre su una sola delle due linee esistenti. Spegnendosi l’impianto di condizionamento del container l’umidità ritorna la prima nemica dei volumi (anche se i più antichi sono depositati nei caveau). Senza contare i problemi per la sicurezza (vanno ko anche gli allarmi) e l’umidità che soffrono gli stessi studenti.

«D’inverno – ricorda la direttrice – per evitare che la rete salti, teniamo spente le stufette degli uffici per riscaldare le aule dei ragazzi». Scene da Libro cuore. E non se ne vede la fine. La biblioteca è un cantiere. Anche la sala funzionante è divisa da un separè, e dietro sono ammucchiati scatoloni contenenti microfilm, cd rom e vecchi floppy disc. I finanziamenti del Ministero dei beni culturali, da cui dipende la biblioteca, nel corso degli anni sono stati erogati a singhiozzo; il fondo stanziato era, all’epoca, di 7miliardi di lire. Adesso il rubinetto è chiuso a causa di iter amministrativi tortuosi. Dopo aver sollecitato più volte la Direzione generale beni librari e diritto d’autore, la direttrice Falangola scriverà al ministro Sandro Bondi. Un estremo tentativo per sbloccare la situazione. E per liberare i volumi dalle lamiere e i filosofi dalle prigioni di ferro e di tulle.

Alessandro Chetta
19 aprile 2010
Fonte: corrieredelmezzogiorno.corriere.it


Ecco le foto:

1
Il container con i libri della biblioteca universitaria di Napoli che invade da oltre 7 anni il cortile delle statue nel complesso della Federico II (ph. A. Chetta)
2

3
Una delle monumentali statue «imprigionate» per i lavori in corso
4

5
I libri della biblioteca sistemati all’interno del container: rischio umidità quando salta l’impianto di condizionamento per i frequenti black out
6
Emeroteca all’interno del container
7

8
Giordano Bruno
9
Gli scatoloni all’interno della sala funzionante della biblioteca universitaria
10
Il separè

11

12
L’entrata del container
13
Il cortile-cantiere eterno: Ai lavori del ministero (la biblioteca dipende dai Beni culturali) si aggiungono anche quelli effettuati dalla Federico II

14

15

16
Frecce contrastanti: l’antica epigrafe indica il primo piano dell’ala est della biblioteca, che però è interessata dai lavori da almeno sette anni. La freccettina stampata contro-indica che l’ingresso è, ora, dal lato opposto
17
L’ala attiva della biblioteca

18

19

20

21
Tommaso d’Aquino

22
Giambattista Vico

23

24

25

Le foto sono riprodotte dal “corrieredelmezzogiorno.corriere.it”

Adriano Prosperi, Dizionario Storico dell’Inquisizione, Edizioni della Normale Superiore di Pisa, 2010. (4 voll.) Mille anni di Inquisizione

Archivi Un lungo lavoro di ricerca, 1.310 voci, 340 collaboratori. Dal Medioevo al 1965: i rapporti tra dottrina cattolica, libertà e scienza


Mille anni di Inquisizione


I processi, le torture, le streghe. Prosperi presenta il dizionario dell’ eresia Epoche Le prime bolle papali dell’ XI secolo, l’ ira di Erasmo da Rotterdam, i tumulti dei nobili napoletani contro i tribunali


In una celebre pagina dell’ Elogio della follia (1511), Erasmo da Rotterdam si chiede in base a quale «autorevole passo della Scrittura divina si comanda di vincere gli eretici col fuoco anziché convincerli con la discussione». E più tardi gli farà eco anche Agrippa di Nettesheim nel denunciare gli Inquisitori convinti che con l’ eretico «non s’ ha da combattere con argomenti e scritture, ma con fascine et fuoco», forzandolo «a negare le cose sue contra conscientia».

Due illustri pareri, tra i tanti, contro i tribunali dell’ Inquisizione che, nel corso dei secoli, in nome della lotta all’ eresia e ai libri proibiti, hanno perseguitato, incarcerato, torturato uomini e donne, fino a spezzare migliaia di vite umane. Tutto ciò senza contare i martiri della scienza moderna e del libero pensiero cancellati in un batter d’ occhio dalla storia.

Ma come operavano i tanto temuti tribunali della fede? In base a quali procedure individuavano gli imputati ed emettevano le crudeli sentenze? Chi erano gli inquisiti e di cosa erano accusati? Chi erano gli inquisitori e a quali principi si ispiravano? Come funzionavano i manuali redatti per espletare indagini e processi? Quali erano le forme di eresia e le imputazioni più gravi? E quali elementi permettevano di identificare streghe e maghi in quanto emissari del demonio?

A queste domande daranno una risposta i quattro volumi del monumentale Dizionario storico dell’ Inquisizione – diretto da Adriano Prosperi, in collaborazione con Vincenzo Lavenia e John Tedeschi – che vedrà la luce i primi di maggio a Pisa, presso le Edizioni della Normale ( 260).

Si tratta di un’ opera che non ha precedenti per la mole di materiali utilizzati e per le competenze degli studiosi. Del resto i dati parlano chiaro: duemila pagine di grande formato stampate su doppia colonna, trecentoquaranta collaboratori di dodici Paesi, milletrecentodieci voci, oltre seimila titoli segnalati in bibliografia, ricchissimi indici dei temi e dei nomi e una consistente appendice iconografica (con riproduzioni di graffiti conservati nelle carceri, silografie, quadri).

Adriano Prosperi, uno dei più brillanti storici italiani, per otto anni ha coordinato la realizzazione di questo straordinario repertorio enciclopedico sull’ Inquisizione. Professore ordinario di Storia moderna nella Scuola Normale Superiore e allievo di grandi maestri come Delio Cantimori e Armando Saitta, Prosperi non nasconde la sua soddisfazione: «Un’ impresa di così largo respiro, che parte dal Medioevo per arrivare fino al 1965 (quando il Sant’ Uffizio verrà trasformato in Congregazione per la dottrina della Fede), non avrebbe mai potuto essere portata a termine senza l’ apporto di centinaia di esperti che hanno stilato le voci con grande competenza.

E senza il libero accesso nel 1998 alla documentazione storica conservata nell’ Archivio del Sant’ Uffizio dell’ Inquisizione romana sarebbe stato impossibile pensare un dizionario così come l’ abbiamo realizzato». Lo studio di nuovi documenti e, soprattutto, delle fonti processuali ha permesso di conoscere con maggiore precisione il funzionamento dei tribunali e l’ orizzonte teorico che li animava.

«Quando si parla di tribunali dell’ Inquisizione – spiega Prosperi – bisogna distinguere la loro specifica funzione rispettando dei parametri geografici e storici ben precisi. Abbiamo l’ Inquisizione medievale (già nell’ XI secolo le prime bolle papali delegano il controllo sulla dottrina della fede), l’ Inquisizione spagnola e portoghese (con le loro diramazioni colonialistiche in America, in Africa e in India) e poi nel 1542 la nascita del Sant’ Uffizio a Roma, sotto il diretto controllo di Paolo III, e successivamente la creazione dell’ Indice dei libri proibiti.

In Spagna e in Portogallo, tanto per fare un esempio, l’ inquisitore è una figura scelta dal sovrano: il potere civile, avvalendosi dell’ autorità papale, utilizzerà questo strumento per fini anche politici, come testimoniano le persecuzioni dei marranos (gli ebrei) e dei moriscos (gli arabi)». Ben diverse saranno le strategie del Sant’ Uffizio in una realtà, come quella italiana, caratterizzata da una frantumazione del potere politico.

«I rapporti dell’ Inquisizione romana – specifica Prosperi – con le autorità civili in Italia richiedono strategie che debbono fare i conti con i molteplici regimi e con i differenti signori che reggono le corti. A Venezia la Serenissima pretende la presenza di giudici laici che assistono al processo. E gli stessi rapporti con l’ Inquisizione spagnola sono complicati in aree soggette ai sovrani iberici, come la Campania e la Sicilia».

La storia dei tribunali della fede si intreccia anche con le rivolte contro i tentativi di imporli in alcuni territori. «Nel 1547 a Napoli – aggiunge lo storico pisano – scoppia un vero tumulto contro l’ istituzione dell’ Inquisizione spagnola. La nobiltà locale temeva che l’ uso politico dei tribunali avrebbe potuto rovinare intere famiglie come era già accaduto in Spagna. Spesso i processi si concludevano con la totale espropriazione dei beni posseduti dai condannati. Ma altre accese proteste si ebbero anche a Lucca, Firenze, Mantova, Milano».

Un capitolo tutto particolare riguarda l’ inclusione nella lotta all’ eresia dei reati ispirati alla magia. «Nella seconda metà del Quattrocento – sottolinea Prosperi – i tribunali ecclesiastici si affiancano a quelli civili, molto più cruenti e sbrigativi, nella lotta alle streghe e ai maghi. Si vorrebbe combattere, come ha mostrato Carlo Ginzburg, quelle sette diaboliche seguaci del demonio che si riuniscono nel “sabba” (orge notturne in onore del diavolo).

Bastava ricercare il marchio del demonio: si presupponeva che una strega marchiata dall’ Anticristo non dovesse provare dolore. E quindi si esaminava la presunta zona marcata (l’ ano, i seni, i genitali, i nei), sollecitata con un ago per verificare la reazione. Solo verso fine Cinquecento la complessa materia viene disciplinata con una serie di distinzioni, chiedendo più prudenza agli inquisitori».

Un approfondito studio, questo curato da Prosperi, che illumina mille anni di storia e aiuta a capire come la persecuzione del dissenso e delle minoranze, la condanna dell’ «eresia», la coercizione in materia di fede e di coscienza attraverso la violenza (non solo fisica, ma anche delle idee), l’ ostilità alla libertà della ricerca scientifica continuino a sussistere, in forme e modi diversi, anche nella società del terzo millennio.

I saggi e il dibattito storico

Per capire i rapporti tra Chiesa cattolica e scienza moderna sono importantissimi anche:

-i quattro recenti tomi Catholic Church and Modern Science (a cura di Ugo Baldini e Leen Spruit, Libreria Editrice Vaticana, 160), viaggio scientifico negli archivi storici vaticani.

-Una recente ricostruzione del dibattito europeo nel 500 e 600 è in Michaela Valente, Contro l’ Inquisizione (Claudiana, 20)

-mentre Odoya pubblica la Storia dell’ Inquisizione di Carlo Havas con introduzione di Valerio Evangelisti ( 22)

Ordine Nuccio (7 aprile 2010) – Corriere della Sera (Pagina 38)

Scheda libro :

Dizionario Storico dell’Inquisizione.
Prosperi, Adriano.
Editore:    Edizioni della Normale Superiore di Pisa
Scheda:    Diretto da Adriano Prosperi.
Pisa, 2010; 4 voll., br. in cofanetto, pp. 2150, tavv. b/n col., cm 22,5×28,5.
ISBN:    8876423230
EAN:    9788876423239
Soggetto: Saggi Storici
Periodo:    XI-XIV sec. Medioevo

Autore:

Adriano Prosperi

è docente di Storia dell’età della Riforma e della Controriforma alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Presso Einaudi ha tra l’altro pubblicato: Tribunali della coscienza (1998); Il Concilio di Trento (2001) e, con Paolo Viola Storia moderna e contemporanea (4 voll., 2000), Dare l’anima. Storia di un infanticidio (Einaudi, 2005). Con Feltrinelli ha pubblicato L’eresia del libro grande (2000). Misericordie. Conversioni sotto il patibolo tra Medioevo ed età moderna (Edizioni della Normale, 2007), Giustizia bendata. Percorsi storici di un’immagine (Einaudi, 2008), Tribunali della coscienza. Inquisitori, confessori, missionari (Einaudi, 2009).

——————————————————————

Le storie di Corrado Augias

con Adriano Prosperi (Rai 3)


(LINK al VIDEO):  Video Rai.TV – Le storie 2010-2011 – Le storie – Adriano Prosperi.

Durata: 00:26:47
Andato in onda il: 27/01/2011
Da Giordano Bruno a Galileo, dalla persecuzione delle streghe alla lotta agli eretici, quella dell’Inquisizione è una storia lunga e controversa. Ma come funzionavano veramente i tribunali della fede? E quali sono oggi i rapporti tra dottrina cattolica, libertà e scienza? Corrado Augias ospita a “Le Storie – Diario Italiano” lo storico Adriano Prosperi
—————————————————————————————-

BIBLIOGRAFIA DI ADRIANO PROSPERI
Tra evangelismo e controriforma. G.M. Giberti, 1495-1543, Roma: Edizioni di storia e
letteratura, 1969
Madeleine Barot, Il movimento ecumenico, a cura di Adriano Prosperi, Messina-Firenze:
D’Anna, 1973
La storia moderna attraverso i documenti, a cura di Adriano Prosperi, Bologna:
Zanichelli, 1974
Adriano Prosperi – Carlo Ginzburg, Giochi di pazienza. Seminario sul “Beneficio di Cristo”,
Torino: Einaudi, 1975
Il processo al medico Basilio Albrisio. Reggio 1559, introduzione e cura di Adriano
Prosperi – Albano Biondi, Reggio Emilia: Biblioteca municipale “A. Panizzi”, 1978
Lucien Febvre, Amor sacro, amor profano. Margherita di Navarra, un caso di psicologia
nel ’500, introduzione e cura di Adriano Prosperi, Bologna: Cappelli, 1980
La corte e il “Cortegiamo”, 2. Un modello europeo, a cura di Adriano Prosperi, Roma:
Bulzoni, 1980
Quaderni storici. I vivi e i morti, a cura di Adriano Prosperi, Bologna: Il Mulino, 1982
Jacques Gernet, Cina e cristianesimo. Azione e reazione, introduzione di adriano
Prosperi, Casale Monferrato: Marietti, 1984
Manfred Ernest Welti, Breve storia della Riforma italiana, presentazione di Adriano
Prosperi, Casale Monferrato: Marietti, 1985
Juan de Valdés, Alfabeto cristiano, a cura di Adriano Prosperi, Roma: Istituto storico italiano per l’età moderna e contemporanea, 1988

Storia di Cesena, 3. La dominazione pontificia: secoli XVI-XVII-XVIII, a cura di Adriano
Prosperi, Cesena: Cassa di risparmio di Cesena; Rimini: Ghigi, 1989
Marilena Lombardi (et al.), Gostanza, la strega di San Miniato. Processo a una guaritrice
nella Toscana medicea, postfazione di Adriano Prosperi, a cura di Franco Cardini, Roma-
Bari: Laterza, 1989
Studi in onore di Armando Saitta dei suoi allievi pisani, a cura di Adriano Prosperi –
Regina Pozzi, Pisa: Giardini, 1989
Delio Cantimori, Eretici italiani del Cinquecento e altri scritti, a cura di Adriano Prosperi,
Torino: Einaudi, 1992
Il Nuovo mondo nella coscienza italiana e tedesca del Cinquecento, a cura di Adriano
Prosperi – Wolfgang Reinhard, Bologna: Il mulino, 1992
Il sacramento del potere. Pisa, 11 febbraio 1993. Atti del seminario, a cura di Adriano
Prosperi – Mario Mirri, Bologna: Il Mulino, 1993 (Annali dell’Istituto storico italogermanico
in Trento)
Robert Hertz, La preminenza della destra e altri saggi, a cura di Adriano Prosperi, Torino:
Einaudi, 1994
Il monastero benedettino di San Michele di Pescia nell’età tridentina. Atti del Convegno
interdisciplinare, Pescia, 24 settembre 1994, a cura di Adriano Prosperi, Pescia:
Benedetti, 1995
Il padule di Fucecchio. La lunga storia di un ambiente naturale, a cura di Adriano
Prosperi, Roma: Edizioni di storia e letteratura, 1995
Tribunali della coscienza. Inquisitori, confessori, missionari, Torino, Einaudi, 1996
Robert Klein, Il processo di Girolamo Savonarola, a cura di Adriano Prosperi, Ferrara:
Corbo, 1998
America e apocalisse e altri saggi, Pisa: Istituti editoriali e poligrafici internazionali, 1999

Il Concilio di Trento e la Controriforma, Trento: U.C.T., 1999
Adriano Prosperi – Paolo Viola, Corso di storia, Milano: Einaudi scuola, 2000
Introduzione a Martin Lutero, Degli ebrei e delle loro menzogne, edizione a cura di
Adelisa Malena, Torino: Einaudi, 2000
L’eresia del Libro grande. Storia di Giorgio Siculo e della sua setta, Milano: Feltrinelli,
2000
Storia di Ferrara, 6. Il Rinascimento. Situazioni e personaggi, coordinamento scientifico di
Adriano Prosperi, Ferrara: Corbo, 2000
Storia d’Italia. Annali 16. Roma, la città del papa. Vita civile e religiosa dal giubileo di
Bonifacio VIII al giubileo di papa Wojtyla, a cura di Luigi Fiorani,Torino: Einaudi, 2000
Il Concilio di Trento. Una introduzione storica, Torino: Einaudi, 2001
Il piacere del testo. Saggi e studi per Albano Biondi, a cura di Adriano Prosperi, Roma:
Bulzoni, 2001
Giulio Cesare Croce, Varii al mondo son gli umori, premessa di Adriano Prosperi, a cura di
Monique Rouch, Bologna: CLUEB, 2001
Erasmo da Rotterdam, Colloquia, edizione con testo a fronte a cura di Cecilia Asso,
progetto e introduzione di Adriano Prosperi, Torino: Einaudi, 2002
Delio Cantimori, Eretici italiani del Cinquecento e Prospettive di storia ereticale italiana
del Cinquecento, a cura di Adriano Prosperi, Torino: Einaudi, 2002
Manfred Heim, Introduzione alla storia della Chiesa, introduzione di a cura di Adriano
Prosperi, edizione italiana a cura di Cecilia Asso, Torino: Einaudi, 2002
Antonio Forcellino, Michelangelo Buonarroti. Storia di una passione eretica, introduzione
di Adriano Prosperi, Torino: Einaudi, 2002
L’inquisizione romana. Letture e ricerche, Roma: Edizioni di storia e letteratura, 2003

Roland H. Bainton, Lutero, introduzione di Adriano Prosperi, prefazione di Delio
Cantimori, Torino: Einaudi, 2003
Per il Cinquecento religioso italiano. Clero, cultura, società. Atti del Convegno
internazionale di studi, Siena, 27-30 giugno 2001, a cura di Maurizio Sangalli, introduzione
di Adriano Prosperi, Roma: Edizioni dell’Ateneo, 2003
Bernardino Carroli, Il giovane ben creato, prefazione di Adriano Prosperi, edizione a cura
di Elide Casali, Ravenna: Longo, 2004
Erasmo da Rotterdam, Scritti religiosi e morali, a cura di Cecilia Asso, Torino: Einaudi,
2004
Dare l’anima. Storia di un infanticidio, progetto e introduzione di Adriano Prosperi,
Torino: Einaudi, 2005
Paolo Lombardi, Il secolo del diavolo. Esorcismi, magia e lotta sociale in Francia: 1565-
1662, premessa di Adriano Prosperi, Roma: Edizioni di storia e letteratura, 2005
Isidoro Clario, 1495 ca-1555. Umanista teologo tra Erasmo e la Controriforma: un bilancio
nel 450. della morte. Atti della giornata di studio (Chiari, 22 ottobre 2005), introduzione di
Adriano Prosperi, a cura di Fausto Formenti – Giuseppe Fusari, Brescia: Associazione per
la storia della Chiesa bresciana, 2006
Salvezza delle anime disciplina dei corpi. Un seminario sulla storia del battesimo, a cura
di Adriano Prosperi, Pisa: Edizioni della Normale, 2006
Adriano Prosperi (et al.), Chiesa cattolica e mondo moderno: scritti in onore di Paolo
Prodi, Bologna: il Mulino, 2007
Misericordie. Conversioni sotto il patibolo tra Medioevo ed età moderna, introduzione e
cura di Adriano Prosperi, Pisa: Edizioni della Normale, 2007
Isidoro da Chiari, Adhortatio ad concordiam, edizione, traduzione e commento di Marco
Cavarzere, prefazione di Adriano Prosperi, Roma: Edizioni di storia e letteratura, 2008

Giustizia bendata. Percorsi storici di un’immagine, Torino: Einaudi, 2008
Albano Biondi, Umanisti, eretici, streghe. Saggi di storia moderna, introduzione di
Adriano Prosperi, a cura di Massimo Donattini, Modena: Archivio storico, Comune,
Assessorato alla cultura, 2008
Storia di Bologna, 3. Bologna nell’età moderna: secoli 16.-18. 1: Istituzioni, forme del
potere, economia e società, a cura di Adriano Prosperi, Bologna: Bononia University
press, 2008
Storia di Bologna, 3. Bologna nell’età moderna. Secoli 16.-18. 2: Cultura, istituzioni
culturali, chiesa e vita religiosa, a cura di Adriano Prosperi, Bologna: Bononia University
Press, 2008
Gaetana Mazza, Streghe, guaritori, istigatori. Casi di inquisizione diocesana in età
moderna, presentazione di Adriano Prosperi, Roma: Carocci, 2009
Tribunali della coscienza. Inquisitori, confessori, missionari, nuova ed., Torino: Einaudi,
2009
Cause perse. Un diario civile, Torino: Einaudi, 2010
Eresie e devozioni. La religione italiana in età moderna (3 voll.: 1. Eresie; 2. Inquisitori,
ebrei e streghe; 3. Devozioni e conversioni), Roma: Edizioni di Storia e Letteratura, 2010
Dizionario storico dell’Inquisizione, a cura di Adriano Prosperi, Pisa: Scuola Normale
Superiore, 2010, 4 voll.

Nel nome di Giordano Bruno (di Margherita Hack)

Margherita Hack, a 410 anni dal rogo, sottolinea le grandi intuizioni cosmologiche di Giordano Bruno, che con Galilei e Keplero segna l’inizio della scienza moderna.
“Oggi, di fronte ai rinnovati tentativi di sottomettere la scienza alla fede, il coraggio di Giordano Bruno è l’alto monito della ragione contro il dogma”.
Fino dai tempi più remoti l’uomo si è chiesto cosa fossero le stelle e se esistessero altri esseri viventi. Talete (VII-VI secolo a.C.) pensava che le stelle fossero fatte della stessa materia della Terra e Anassagora (V secolo a.C.) riteneva che i semi della vita fossero diffusi ovunque nell’universo, Epicuro (IV-III secolo a.C ) credeva che esistessero infiniti mondi sia simili che diversi dal nostro, il suo contemporaneo Metrodoro diceva che ritenere la Terra il solo mondo abitato in uno spazio infinito è altrettanto assurdo quanto ritenere che in un intero campo seminato a miglio germini un solo granello. Ma a queste straordinarie intuizioni oggi confermate dalle ricerche astrofisiche, si contrapponeva il pensiero di Aristotele (IV secolo a.C.), il quale sosteneva che la Terra era il centro dell’universo, che non esistevano altri mondi, e che i corpi celesti erano fatti di una materia diversa da quelle componenti la Terra e situate su gusci concentrici: in basso la terra, poi l’acqua, l’aria e il fuoco.
L’autorità di Aristotele era grande ed ha influenzato il pensiero scientifico fino ai tempi di Galileo ed oltre, insieme alla rappresentazione del mondo fatta dalla Bibbia e ai dogmi introdotti dalla Chiesa. Fra l’altro Aristotele riteneva che poiché circolo e sfera sono le figure geometriche perfette, i corpi celesti potevano muoversi solo su orbite perfettamente circolari. Per far quadrare le osservazioni con il dogma, Tolomeo (100-170 d.C.) introdusse la teoria degli epicicli: i pianeti e il Sole orbitano su circoletti (gli epicicli) il cui centro descrive un’orbita perfettamente circolare attorno alla Terra. Anche Copernico (1473-1543) pur riprendendo l’intuizione di Aristarco (III secolo a.C.) che fosse il Sole al centro del sistema solare e non la Terra, rimase vittima del dogma aristotelico e mantenne gli epicicli complicando così il suo semplice sistema eliocentrico.
Alla fine del 1500 tre grandi personalità segnano l’inizio della scienza moderna basata sull’osservazione e sull’esperimento e non su astratti dogmi filosofici o religiosi: Giordano Bruno (1548-1600), Galileo (1564- 1642), Keplero (1571-1630).
Giordano Bruno era un frate domenicano, e fu uno dei primi in Italia ad accettare l’idea di Copernico che fosse la Terra a ruotare attorno al Sole insieme agli altri pianeti e quindi che non fosse il centro dell’universo attorno a cui tutto si muove. Ma le sue intuizioni andavano molto oltre. Infatti Giordano Bruno scriveva: “Esistono innumerevoli soli; innumerevoli terre ruotano attorno a questi similmente a come i sette pianeti ruotano attorno al nostro sole. Questi mondi sono abitati da esseri viventi”.
Una visione molto moderna dell’universo, che forse è infinito nel tempo e nello spazio, con un Sole che oggi sappiamo essere una comunissima stella fra altri trecento miliardi che popolano la nostra galassia – la Via lattea – e innumerevoli altre che popolano i miliardi di altre galassie. Oggi le nostre osservazioni confermano quanto intuiva Giordano Bruno. Molte stelle sono accompagnate da pianeti, il nostro sistema solare non è unico. Forse ogni volta che si forma una stella si forma anche un sistema di pianeti. Non sappiamo se esistono altri pianeti simili alla Terra, su cui si è sviluppata la vita, ma sarebbe assurdo pensare di essere un caso unico nell’universo, e forse un giorno riusciremo ad avere una conferma sperimentale dell’esistenza di altre civiltà extraterrestri, malgrado le spaventose distanze che ci separano.
Ma le idee di Giordano Bruno contraddicevano quanto insegnava la Bibbia; invitato ad abiurare queste sue eretiche idee fu mandato al rogo in Campo de’Fiori a Roma il 17 febbraio 1600, esempio di una grande mente e di un grande coraggio, per affrontare una morte atroce in difesa delle proprie idee.
Nel 1604 apparve una supernova, passata alla storia come la supernova di Keplero, perché egli l’osservò accuratamente per circa un anno, fino a che rimase appena visibile, determinandone, notte dopo notte, lo splendore, confrontandola con le stelle vicine. Secondo il dogma aristotelico i corpi celesti sono perfetti e immutabili e quindi la supernova doveva appartenere al mondo sublunare, cioè doveva essere più vicina della Luna. Galileo ne osservò la posizione da una notte all’altra e si accorse che essa restava immutata rispetto a quella delle “stelle fisse”, il che voleva dire che era molto più lontana della Luna, a una distanza paragonabile a quella delle stelle fisse.
Cadeva così il dogma aristotelico della immutabilità dei corpi celesti. Pochi anni dopo, nel 1609, Galileo, avuto notizia da un viaggiatore, che un certo olandese aveva inventato un “cannocchiale” che faceva vedere vicine le cose lontane, se ne costruì uno per tentativi. Ecco come Galileo li descrive nel Sidereus Nuncius: “E preparai per me, come prima cosa, un tubo di piombo, alle estremità del quale adattai due lenti vitree, ambedue piane da una parte, all’altra ne posi una convessa e una concava; accostando poi l’occhio a quella concava, vidi gli oggetti abbastanza grandi e vicini…”. E poi continua: ”Ma tralasciate le questioni relative alla terra, mi rivolsi agli spettacoli dei cieli, e guardai la Luna così da vicino, quasi come se distasse due raggi terrestri”.
Galileo vide che sulla Luna c’erano montagne e pianure, crateri come sulla Terra, e perciò non era quel corpo perfetto fatto di materia diversa da quella terrestre, come pensava Aristotele, era un corpo come la Terra. E riguardo alla Via Lattea Galileo scrive: “Ciò che in terzo luogo è stato da noi osservato è l’essenza della stessa Via Lattea, ossia la materia che, con l’aiuto del cannocchiale, può essere vista. Così che tutte le diatribe che per tanti secoli hanno tormentato gli studiosi vengono meno grazie alla certezza visiva e saremo così liberati da dispute verbose. La Galassia non è infatti altro che una congerie di innumerevoli stelle riunite insieme, infatti, in qualunque regione della Galassia tu diriga il cannocchiale, immediatamente una grande quantità di stelle molto fitte si offre alla vista; di queste molte sembrano grandi e molto visibili; ma la moltitudine di quelle piccole è del tutto inesplorabile”. Galileo continua osservando che ci sono molte altre zone biancheggianti che gli astronomi avevano chiamato Nebulose e che invece sono anch’esse agglomerati di stelle. Il 7 gennaio 1610 Galileo osserva Giove con un cannocchiale “davvero eccellente” e scopre vicino al pianeta tre stelline mai viste prima. Le osservazioni seguitano fino al 2 marzo, e Galileo scopre che le stelline sono quattro e orbitano attorno a Giove, come fa la Luna attorno alla Terra, e questa scoperta è la conferma per Galileo della teoria eliocentrica e scrive: “Riteniamo inoltre l’argomento del massimo valore per togliere ogni dubbio a quelli che accettano tranquillamente, nel sistema copernicano, la rivoluzione dei pianeti intorno al Sole, che però sono così turbati dal moto della sola Luna intorno alla Terra, mentre ambedue orbitano attorno al Sole in un anno, da ritenere che questa configurazione dell’universo debba essere respinta in quanto impossibile: ora infatti non abbiamo più un solo pianeta che ruota intorno ad un altro mentre ambedue compiono una grande orbita intorno al Sole, ma l’esperienza visibile mostra quattro stelle che ruotano intorno a Giove, come la Luna intorno alla Terra, mentre tutti, insieme con Giove, compiono in 12 anni una grande orbita attorno al Sole”.
Keplero, utilizzando le accurate osservazioni dei pianeti fatte dal suo maestro Ticho Brahe scopre che le orbite sono ellittiche e non circolari, come voleva Aristotele, e prende atto del risultato delle osservazioni e finalmente manda in pensione gli epicicli. Ricava così le tre famose leggi che regolano il moto dei pianeti: 1) I pianeti descrivono ellissi di cui il Sole occupa uno dei due fuochi; 2) i raggi vettori (segmenti ideali che congiungono il pianeta al Sole) descrivono aree eguali in tempi eguali (ne consegue che quando il pianeta è al perielio, il raggio vettore è più corto e quindi l’arco di orbita percorso è più lungo, perciò la velocità orbitale è massima; il contrario succede all’afelio), 3) il rapporto fra il cubo del semiasse maggiore e il quadrato del periodo è lo stesso per tutti i pianeti. I quattro satelliti di Giove scoperti da Galileo obbediscono alle tre leggi kepleriane nelle loro orbite attorno a Giove così come i pianeti nelle loro orbita attorno al Sole.
Galileo divenne aperto sostenitore della teoria copernicana e in una lettera alla Granduchessa madre, Madama Cristina di Lorena, scriveva che il fine della Bibbia era “d’insegnarci come si vadia al cielo, e non come vadia il cielo”. Nel 1616 la Chiesa dichiarava eretica la teoria di Copernico e Galileo fu ammonito a non sostenerla e divulgarla. Quando nel 1632 fu pubblicato il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, tolemaico e copernicano, sebbene Galileo lo presentasse come una discussione su i meriti dei due modelli, apparve chiaro che era schierato a favore del sistema copernicano. Galileo fu accusato di eresia, convocato a Roma dal sant’uffizio fu minacciato di tortura. Galileo non aveva la vocazione del martire e abiurò ufficialmente,
dichiarandosi anche disposto a denunciare chi avesse creduto o divulgato queste teorie eretiche. Per questa sua pubblica abiura ebbe una pena mite, fu condannato agli arresti domiciliari nella Villa Il Gioiello, sulla collina di Arcetri, alla periferia sud di Firenze.
Oggi la Chiesa non contesta più i risultati delle scienze “dure”, fisica, matematica, chimica, ma ben diverso è il discorso quando si parla di biologia e quella pessima legge 40 sulla fecondazione assistita è il risultato dell’asservimento di gran parte della classe politica alle volontà del Vaticano.
È di qualche mese fa la dichiarazione del Papa sull’arroganza degli scienziati, ed è di questi giorni un nuovo attacco agli scienziati e alla scienza che ha l’arroganza di voler fare a meno della fede.
Forse va spiegato al papa che se la scienza ricorresse alla fede per spiegare quello che ancora non sa spiegare non sarebbe più scienza; che la scienza non pretende di spiegare tutto, ma tramite le osservazioni e gli esperimenti cerca di dedurre le leggi generali che governano l’universo, il nostro pianeta, gli esseri viventi. Cerca di ricostruire come dalla materia nelle forme più elementari si siano sviluppate le stelle, le galassie , i pianeti, gli esseri viventi, dai più semplici ai più complessi. Ci sono scienziati credenti, agnostici, atei, ma per tutti scienza e fede operano su piani diversi.
La scienza si basa sulla ragione, la fede o l’assenza di fede sono aspetti strettamente personali di ogni singolo individuo.
Margherita Hack

Fonte: periodicoliberopensiero.it

L’Acrotismo Cameracense di Giordano Bruno. Intervista a Barbara Amato, a cura di Lorenzo Ciavatta (Lo Sguardo – numero II, 2010)


L’Acrotismo Cameracense di Giordano Bruno

Intervista a Barbara Amato

a cura di Lorenzo Ciavatta

…Leggi l’articolo in PDF

Introduzione

La collana dei Supplementi di Bruniana & Campanelliana ha

recentemente accolto tra i suoi volumi l’ Acrotismo Cameracense curato da Barbara Amato; prima edizione in italiano del Camoeracensis acrotismus di Bruno.

La traduzione dell’opera, effettuata dal latino, obbliga a sottolineare la serietà e la preparazione con cui l’analisi del testo è stata condotta. La curatrice, privilegiando un metodo che si avvale tanto di strumenti filosofici che filologici, rende pienamente i significati dei termini considerando l’utilizzo effettuatone da Bruno; tale operazione si concretizza nella stesura di esplicative note al testo in cui vengono avanzate proposte di traduzione difficilmente opinabili.

L’ Amato, nell’introduzione dell’opera, presenta al lettore un’esaustiva sintesi delle tematiche che sorreggono l’impianto teorico dell’Acrotismo.

L’importanza di quest’ultimo, pubblicato a Wittenberg nel 1588 presso lo stampatore Zacharias Krafft, è presto chiarita con due precise osservazioni:

« Con un’esposizione rigorosa e serrata, l’Acrotismus racchiude in ottanta articoli la critica bruniana alla Fisica e al De coelo dello Stagirita, dando luogo ad un commento ‘in negativo’ che, seguendo fedelmente l’ordine dei testi, legge, interpreta e confuta in un’unica mossa i passi delle opere di Aristotele in cui si annidano i principali errori della sua filosofia naturale…]

[… Abbandonata la forma dialogica ed il volgare degli scritti londinesi, l’opera si presenta, dunque, come la prima enunciazione della fisica e della cosmologia bruniane nella lingua ufficiale della comunità scientifica internazionale, il latino, e nella forma privilegiata dalle discussioni accademiche: le tesi.»

[Acrotismo, pp. 11.]

Il testo tratta un tema fondamentale della riflessione filosofica di Bruno: la riabilitazione della fisica nei confronti della metafisica e l’individuazione del loro comune oggetto d’indagine nella Natura.

Per comprendere la rilevanza di una simile operazione concettuale si consideri questa breve riflessione:«Dopo aver elevato lo statuto epistemologico della fisica, svincolando il suo oggetto dalla dipendenza dalla materia sensibile, Bruno viene a sottrarre alla metafisica la possibilità di indagare sostanze trascendenti, separate nell’essere e nell’essenza dalla natura, le quali, soprattutto nell’interpretazione di Tommaso, costituivano l’oggetto specifico della metafisica. La separatezza degli oggetti della metafisica dalle sostanze della physis affermata da Aristotele viene letta, in questo luogo dell’Acrotismus, non come trascendenza ontologica, ma come distinzione logica e gnoseologica».

[Acrotismo, pp.22]

Fissato questo assunto fondamentale, in pochissime pagine si articolano dettagliatamente la critica al concetto aristotelico di vuoto, di movimento e di monstrum, la delicata questione della materia e della sua divisibilità, l’incommensurabilità del moto rettilineo con quello circolare, la definizione di spazio inteso come infinito ricettacolo; in altre parole il testo potrebbe definirsi come il manifesto della riflessione bruniana sulla Natura in contrapposizione con la linea peripatetica dominante nelle accademie. I capisaldi concernenti la fisica precedentemente espressa nei Dialoghi italiani vengono ripresi nell’Acrotismo, sviluppati e chiariti in attesa d’essere poi definitivamente sistematizzati nella trilogia di Francoforte.

Rispetto a quest’ultima l’opera, constatato il suo carattere fortemente anticipatore, sembrerebbe funzionare analogamente ad una chiave; strumento imprescindibile per comprendere nel dettaglio quelle nozioni, contemporaneamente metafisiche, geometriche e fisiche, che strutturano opere come il De minimo, il De monade e il De immenso.

Se l’accurato lavoro dell’ Amato fornisce primariamente gli strumenti critici e il materiale per ulteriori approfondimenti della filosofia di Giordano Bruno, secondariamente contribuisce a rendere un’immagine dello stesso decisamente più veritiera e storicamente contestualizzata rispetto a quella proposta da alcuni ambiti della critica. Il punto della questione può essere sintetizzato domandandosi fino a che punto sia legittimo definire un autore come “precursore dei tempi”. Non è infatti possibile nascondere che, all’immagine del Bruno “mago” proposta da Frances Amelia Yates, alcuni ambienti abbiano reagito in modo decisamente antitetico proponendo quella del Bruno “scienziato”.

Premesso che nel gioco delle possibili interpretazioni quasi tutto è

ammesso, sembrerebbe più confacente a rispecchiare una determinata realtà storica l’immagine di un Nolano intento a disfare teoreticamente, non certo per via sperimentale, il dominante impianto peripatetico all’epoca vigente nelle accademie; queste ultime così definite nell’Acrotismo:

«specialmente dove si hanno molte contese, molte confusioni, molte dispute, innumerevoli discordie, nulla di ordinato, nulla di chiaro, nulla di sicuro e dove, ad eccezione della comune denominazione, professione e scuola di provenienza, non vi è nulla di conforme. Quale indizio di falsità e cecità può mai essere maggiore di questa situazione in cui, a parte coloro che siano stati assoldati a pagamento o coloro che siano trattenuti dal timore di un danno, tutti contraddicono tutti, ognuno è da solo, nessuno approva nessun altro in nessun modo e perciò tutti sono stolti di fronte al giudizio di tutti, tranne che di fronte al proprio?»

[Acrotismo, pp. 50.]

L’invettiva di Bruno nei confronti della volgare filosofia, identificata con la corruzione dell’unica verità operata da un punto di vista metafisico/teologico dalla Chiesa e da quello fisico dai peripatetici/grammatici di cui le accademie traboccano, è costante in tutta la sua produzione; nello specifico contesto polemico dell’Acrotismo diviene elemento integrante del discorso, un appello a riscoprire concrete teorie fisiche da tempo cadute in oblio. Queste ultime si ritrovano puntualmente esposte nella sezione dell’opera intitolata Asserzioni pitagoriche e platoniche inaccettabili per i peripatetici che noi approviamo e difendiamo e, precisa la Amato in nota, le fonti cui Bruno attinge per queste ‘asserzioni’, oltre al Timeo e alle Enneadi, sono: Marsilio Ficino, Nicola Cusano e Cornelio Agrippa da Nettesheim.

Più che precursore di nuove teorie fisiche Bruno appare intento alla riscoperta e alla rielaborazione delle antiche, certo in modo meno riverente rispetto ad autori come Copernico, ma comunque lungi da quel sistema realmente scientifico che di lì a poco soppianterà il paradigma teorico/magico sostituendovi un metodo teorico/sperimentale fondato anche sull’utilizzo rigoroso, nonché apertamente criticato dall’autore dell’Acrotismo, di discipline come la geometria analitica e la trigonometria. D’altro canto già Koyré nel suo Dal mondo chiuso all’universo infinito diffida dall’etichettare Bruno come uno spirito moderno e dal riconoscergli valore in senso stretto come scienziato

[pp. 47].

Data l’importanza dell’opera e la serietà dello studio compiutone dall’ Amato ne consigliamo la lettura, fondamentale per gli “addetti ai lavori”, o per i semplici appassionati che si occupino del pensiero di Bruno.

Intervista

Il titolo dell’opera, Camoeracensis acrotismus, seu rationes articulorum physicorum adversus Peripateticos, nell’edizione da lei curata, è riportato come: Acrotismo Cameracense, le spiegazioni degli articoli di fisica contro i peripatetici. Quali le ragioni per cui ha preferito renderlo con il calco derivante dal latino piuttosto che scioglierlo con una locuzione della lingua italiana?

Come spiego nell’introduzione, il termine ‘acrotismus’ è uno dei più peculiari e oscuri neologismi che costellano la lingua di Bruno. Tra le interpretazioni formulate dalla critica, la più convincente appare quella di Tocco, che fa derivare il termine dal titolo greco della Fisica di Aristotele (Physike akroasis), con il significato di ‘conferenza’, ‘lezione’ sulla natura.

Com’è noto, infatti, la Fisica faceva parte delle opere acroamatiche, che servivano da supporto alle lezioni. Il testo di Bruno, nato dalla rielaborazione della conferenza accademica tenuta dall’autore nel 1586 a Parigi, presso il Collège de Cambrai, viene dunque presentato come una nuova lezione sulla natura che intende sostituirsi a quella di Aristotele.

Quest’ipotesi trova sostegno nella suggestione che Bruno potrebbe aver ricevuto dalla lettura del De revolutionibus orbium caelestium di Copernico, cui l’Acrotismo fa sovente riferimento. Nella prefazione al testo, dedicata al papa Paolo III, l’astronomo polacco, avverte il pontefice del contenuto rivoluzionario del suo libro, presentando la propria teoria sul movimento della Terra, come un discorso (‘akroama’) che potrebbe suonare decisamente assurdo rispetto all’antichissima e acclamata cosmologia geocentrica. La concezione di Bruno, al pari di quella di Copernico, è un discorso di netta rottura con la tradizione che viene sottoposto al vaglio e alla discussione critica della comunità scientifica del proprio tempo, con l’auspicio che un pubblico esoterico, notoriamente immune dai pregiudizi del volgo, possa riconoscerne la validità. L’aspetto polemico è suggerito anche dalla latinizzazione del termine greco che ne amplia l’area semantica, richiamando a livello fonetico il latino acer, acris con il significato di aspro, pungente, ma anche vivace, veemente, violento.

Il titolo dell’opera, coniato da Bruno a distanza di due anni dalla disputa del Collegio di Cambrai, evoca dunque l’acredine dell’orazione antiaristotelica e gli esiti tumultuosi in cui essa sfociò.

Data la pregnanza di significati del termine e con l’intento di valorizzare il neologismo bruniano, ho dunque preferito renderlo in italiano con il calco ‘Acrotismo’. Anche l’appellativo «camoeracensis», derivante da ‘Cambrai’, presenta ancora problemi esegetici. La sua collocazione nel titolo, tra «Iordani Bruni Nolani» e «acrotismus», rende ugualmente plausibili sia l’ipotesi che lo attribuirebbe all’autore sia quella che lo riferirebbe al titolo.

Nella versione italiana ho scelto di attribuirlo ad ‘Acrotismo’ e non al Nolano, per richiamare l’attenzione del lettore alla circostanza della discussione accademica svoltasi al Collège de Cambrai, da cui il testo ha origine. Di conseguenza, ho reso anch’esso con il calco.

Quest’operazione è stata anche favorita dalla presenza del sottotitolo, seu rationes articulorum physicorum adversus Peripateticos, che, esplicitando immediatamente l’argomento del testo, consente di non rinunciare a riprodurre la particolarità e l’incisività della lingua bruniana.

Nel testo originale l’orazione apologetica, che segue la lettera indirizzata da Bruno al rettore dell’università di Parigi Jean Filesac, è definita ‘excubitor’; come spiega la decisione di tradurre il termine con ‘nunzio del risveglio’?

Il termine è presente anche in altre opere bruniane, come ad esempio nell’Ars reminiscendi, dove troviamo la seguente espressione:

«Philoteus Iordanus Brunus Nolanus […] dormitantium animorum excubitor».

Dalle accezioni esaminate, risulta che con ‘excubitor’ (lett.: ‘sentinella’) Bruno intenda colui che, in opposizione alla moltitudine, non si conforma acriticamente alle opinioni diffuse del proprio tempo, ma mantiene uno spirito lucido e vigile che gli consente di discernere sempre il vero dal falso. Come una sentinella preposta a salvaguardia della verità, egli ha il compito di risvegliare la moltitudine dei ‘dormienti’ dal sonno della ragione, annunciando il giorno, l’inizio di una nuova epoca di luce e discernimento, contrapposta all’oscurità dell’epoca attuale. In più luoghi delle sue opere Bruno si presenta come ‘Mercurio’, ‘nuncio di Dei’, messaggero di una verità antica e divina, che deve aprire gli occhi agli uomini e inaugurare una nuova epoca. Una traduzione letterale in questo caso avrebbe vanificato la pregnanza del termine e svilito il ruolo di cui il filosofo si sente investito. Il termine ‘nunzio’ – non estraneo al lessico bruniano –, ha inoltre il pregio di evocare immediatamente l’idea di un messaggio rivoluzionario, con inevitabile richiamo al Sidereus nuncius di Galilei.

Nel I articolo, di quelli concernenti il primo libro della Fisica, Bruno

riprende le parole di Aristotele nell’intento di dimostrare come gli stessi peripatetici non abbiano compreso gli intenti dello Stagirita.

Quest’ultimo sosterrebbe che: «poiché la scienza verte sulla natura; poiché lo studio riguarda la natura; ciò sembra condurre a quella che è la conoscenza descrittiva della natura; perché per noi il procedimento dimostrativo ha ad oggetto la natura.»

[Cfr. Acrotismo, pp. 68].

Nel testo latino è possibile leggere ‘methodus’ invece di ‘procedimento dimostrativo’; quali le ragioni del cambiamento?

La critica della dottrina aristotelica condotta da Bruno nell’Acrotismo ha per obiettivo non solo la dimostrazione della falsità della filosofia della natura dello Stagirita, ma anche la denigrazione dei peripatetici, i quali non hanno saputo cogliere gli aspetti veritieri del discorso aristotelico. Le loro interpretazioni hanno dunque moltiplicato gli errori del maestro, contribuendo alla diffusione di una dottrina insostenibile, che ha smarrito anche le esatte intuizioni originarie. In particolare, il primo articolo dell’Acrotismo si sofferma su una questione epistemologica di grande rilevanza: la definizione dell’oggetto della fisica. Bruno concorda con Aristotele nell’identificare l’oggetto della fisica nella ‘natura’, e non negli enti fisici, come pretenderebbero i peripatetici. Soltanto la natura, infatti, in quanto sostanza immobile e indiveniente dei corpi, può essere sottoposta all’analisi scientifica, mentre i singoli enti naturali – particolari e mutevoli – sfuggono a qualsiasi tentativo di definizione e speculazione teoretica.

Essi possono essere colti da una conoscenza descrittiva, empirica (‘historia’), ma non dalla scienza, che, come Aristotele aveva correttamente inteso negli Analitici posteriori, è una conoscenza per

demonstrationem, ossia un sapere universale e necessario, frutto del procedimento sillogistico. In questo senso lo Stagirita aveva classificato i suoi libri di fisica come scienza della natura, distinguendoli dai suoi trattati sugli animali, sulla botanica, sulla meteorologia e sull’anima, definiti ‘historiae’. Trascurando questa distinzione terminologica, gli aristotelici avevano ridotto la fisica ad una conoscenza empirica degli enti naturali. Volendo esplicitare tale problematica epistemologica, ho ritenuto opportuno tradurre ‘methodus’ con ‘procedimento dimostrativo’, trovando un’ulteriore conferma a questa scelta nella prefazione del De revolutionibus orbium caelestium di Copernico, testo che – come ho già ricordato – risulta molto frequentato da Bruno.

In essa l’astronomo polacco, riferendosi a coloro che sostengono il geocentrismo aristotelico- tolemaico, afferma:

«in processu demonstrationis, quam methodon, vocant».

In più di una circostanza ha sottolineato l’importanza dell’opera in

relazione alla successiva trilogia di Francoforte pubblicata nel 1591.

Nello specifico, quali sono gli argomenti chiave dell’Acrotismo che contribuiscono alla comprensione dei tre poemi latini? Quali quelli che eventualmente subiscono significative revisioni ed ampliamenti?

Pur conservando la propria autonomia e originalità rispetto al resto della produzione bruniana, l’Acrotismo rappresenta una fase di elaborazione di alcuni temi fisici e cosmologici che verranno più ampiamente svolti nella trilogia dei poemi latini.

La letteratura ha evidenziato, ad esempio, come l’atomismo bruniano espresso nel De minimo trovi nello scritto di Wittenberg i suoi presupposti teorici. La critica alla divisibilità infinita della materia e della grandezza geometrica (art. XLII), così come l’affermazione che l’infinita sostanza universale sia costituita da «caos immenso o aria immensa o atomi infiniti» (art. VI), rappresentano le componenti embrionali della concezione discreta della grandezza corporea e geometrica. Aggiungo che l’Acrotismo non si limita ad anticipare semplicemente l’atomismo fisico e matematico, ma anche altri aspetti importanti della complessa teoria del ‘minimo’.

Mi riferisco, ad esempio, alla distinzione tra le qualità oggettive e le qualità soggettive della materia, che troviamo nel cap. X del primo libro del De minimo. Qui l’autore spiega mediante la struttura oggettiva della materia, formata da ‘minimi assoluti’- ossia atomi privi di qualità corporee e invisibili all’occhio umano – l’origine della materia sensibile, qualitativamente differenziata in generi, specie e individui naturali, ciascuno dei quali ha una ‘misura’ minima: «non può esistere un bue più piccolo del minimo bue, né una mosca più piccola della minima mosca». L’identificazione del minimo con la ‘misura’, che costituisce il nucleo centrale dell’opera, trova nell’art. XXI dell’Acrotismo la sua prima formulazione, laddove si afferma che ogni specie vivente è delimitata da un massimo e da un minimo, per cui «sono maggiori i vermi nei quali si corrompe la carne del cavallo che quelli in cui si corrompe la carne del passero». Questi minimi e massimi, che riguardano la materia percepibile, sono quindi relativi all’ambiente biologico in cui si sono sviluppati, al contrario dell’atomo che, come spiegherà il De minimo, è il fondamento ultimo e impercettibile del corpo e costituisce la misura assoluta della materia.

Anche la nozione di ‘termine’, che ha un ruolo determinante nella teoria del minimo, viene delineata per la prima volta nell’Acrotismo.

Questo aspetto, che nel De minimo verrà ampiamente sviluppato mediante il confronto con la discussione scolastica sugli ‘indivisibili’ e con la moderna trigonometria, trae dall’opera di Wittenberg (art. XXXVI) la sua definizione teoretica. Perché sia concepibile una materia costituita da parti indivisibili distinte l’una dall’altra, occorre che tra esse si interponga qualcosa che non sia né materia né estensione. Il ‘termine’ della grandezza viene qui concepito come un vuoto ‘disterminans’, inesteso, il quale non ha come lo spazio la funzione di accogliere i corpi, bensì quella di interrompere il continuum fisico. Esso non ha una natura fenomenica, ma è piuttosto la condizione di possibilità della distinzione tra i corpi.

Analogamente, la linea geometrica e il numero possono concepirsi come grandezze discrete solo in quanto tra i punti, così come tra le unità numeriche, si frappone una natura ‘neutra’ capace di distinguerli gli uni dagli altri.

I concetti di ‘luogo’, ‘spazio’, ‘vuoto’ e ‘tempo’ ricevono nell’Acrotismo un’analisi esaustiva dal punto di vista fisico, con un’argomentazione svolta ‘in negativo’ che, confutando passo per passo la Fisica aristotelica, rivela il pensiero bruniano. Questo emerge poi in modo esplicito nel De immenso, che ridimensiona lo stile polemico e inserisce il discorso in un orizzonte ontologico perfettamente coerente con l’analisi fisica precedente.

Nel poema latino l’invettiva viene deviata piuttosto verso i contemporanei e il discorso ‘sul cielo’ del trattato di Wittenberg si contestualizza nel dibattito cosmologico coevo, prendendo in considerazione le recenti scoperte astronomiche. L’Acrotismo rappresenta dunque non solo la rottura definitiva con la cosmologia tradizionale, non solo la radicalizzazione del sistema copernicano fino al suo dissolvimento in un universo infinito e omogeneo, ovunque abitato da sistemi solari simili al nostro, ma anche la fucina in cui cominciano a prendere forma le divergenze di Bruno dall’astronomia contemporanea, della quale viene rifiutato l’assioma fondamentale: la traduzione dei fenomeni fisici in leggi matematiche.

Nell’articolo XI della serie concernente il secondo libro della Fisica, Bruno suggerisce una definizione di astrologia, ottica e armonica come:

«parti della filosofia naturale, piuttosto che come discipline intermedie tra la speculazione fisica e matematica». Una prima domanda di carattere puramente tecnico concerne l’utilizzo dei due termini, indicanti due ambiti sostanzialmente diversi, nella presentazione e spiegazione del medesimo articolo; precisamente cosa potrebbe significare che nella presentazione compaia il termine astrologia e nella spiegazione il termine astronomia? Sempre nella spiegazione dell’articolo si parla di «numeri fisici» e «linee fisiche».

Come si connettono queste osservazioni con la serrata critica della trigonometria elaborata nei poemi latini? Nell’articolo XI, come in molti altri luoghi dell’opera, Bruno riconosce ad Aristotele l’intuizione di principi fondamentali dell’indagine naturale e, a maggior ragione, lo biasima per non averne dedotto le giuste conseguenze. Aristotele aveva correttamente ammesso che l’astronomia, l’ottica e l’armonia hanno ad oggetto linee e numeri, non in quanto astratti dalla materia e dal movimento, come nella matematica, bensì in quanto inseparabili dall’essere fisico. Da ciò avrebbe dovuto dedurre, secondo Bruno, che queste discipline rientrano nell’indagine naturale, mentre si limitò a considerarle come intermedie tra la fisica e la matematica. La rilevanza di questa critica diviene evidente alla luce della polemica bruniana, cui ho già accennato, nei confronti degli astronomi moderni che interpretano l’ente fisico secondo leggi matematiche. Com’è noto, Bruno intravede nella natura una varietà e mutevolezza tali da impedirgli di leggerla secondo l’esattezza e il rigore geometrici. Nell’Acrotismo la polemica contro le spiegazioni logiche e matematiche della realtà fisica, già in parte presente nei Dialoghi italiani, diventa un vero e proprio Leitmotiv, che si esprime in particolare nel negare ai pianeti una forma sferica perfetta e un movimento circolare uniforme.

Anziché una matematizzazione della fisica, constatiamo in Bruno una ‘fisicizzazione’ della matematica, che verrà definita nel De minimo mediante la concezione atomistica della grandezza geometrica, impedendo a Bruno di recepire i nuovi sviluppi della trigonometria. Riguardo all’uso dei termini ‘astrologia’ e ‘astronomia’, che qui sembrano intercambiabili, occorre precisare che Bruno conosce bene la distinzione degli ambiti delle due discipline (De compendiosa architectura, sectio III, cap. I), ma in diversi luoghi della sua produzione le classifica entrambe come arti o ‘muse’ attinenti alla sfera del quadrivio, insieme alla musica, alla geometria, all’aritmetica, all’ottica, alla pittura e alla ‘physionomia’, riconoscendo loro pari dignità epistemologica.

Nell’Acrotismo la posizione di Bruno al riguardo diviene ancora più distante dalla tradizionale suddivisione dei saperi, poiché, come ho detto, le arti che attengono ad oggetti fisici non possono rientrare nel dominio della matematica, ma vanno considerate come parti dell’indagine naturale.

All’epoca l’Acrotismo fu oggetto del caustico giudizio di Tycho Brahe:

«Nullanus nullus et nihil, Conveniunt rebus nomina saepe suis».

Il Nolano e l’astronomo danese, tecnicamente parlando, si trovano su posizioni completamente differenti; sostenitore dell’eliocentrismo il primo e di un sistema sostanzialmente geocentrico il secondo. Come ricostruirebbe il quadro storico della vicenda? Che effetto potrebbe aver sortito un’opera come l’Acrotismo, se mai la conobbe, su Johannes Kepler (peraltro assistente di Brahe nel 1599)?

Le prime reazioni suscitate dall’opera furono all’insegna di una netta e quasi unanime condanna, proveniente – contro ogni auspicio di Bruno – proprio dai rappresentanti di quel pubblico cui il testo era diretto: da una parte i filosofi francesi, dall’altra la comunità scientifica internazionale.

Già al Collège de Cambrai la lezione antiaristotelica aveva suscitato la riprovazione dei presenti, che avevano trovato il loro portavoce in Rodolphe Callier, un ex avvocato, esponente del partito dei politiques, che aveva abbandonato la sua professione per dedicarsi agli studi. Prima che la discussione si trasformasse in un tumulto, egli era intervenuto in difesa della filosofia aristotelica contro «le imposture e vanità di Bruno», che, anticipando il sarcasmo di Brahe, aveva rinominato «Jordanus Brutus».

La vicenda riguardante Bruno e Brahe, ricostruita dalla letteratura, mostra come Bruno avesse mal riposto la sua fiducia nella comprensione degli scienziati più innovatori del tempo. La dedica autografa, che il Nolano appose alla copia che inviò a Brahe, conteneva una dichiarazione di stima nei confronti dell’astronomo danese, le cui recenti osservazioni sulle comete e sulle novae costituivano, agli occhi di Bruno, una prova sperimentale della sua cosmologia. Il severo e sprezzante giudizio con cui Brahe, in una postilla all’esemplare donatogli da Bruno, ricambiò ingiustamente l’ammirazione del Nolano, venne riconfermato in una lettera all’astronomo tedesco Christoph Rothmann del 17 agosto 1588, in cui Brahe prende nuovamente di mira tale «Jordanus Nullanus», autore di uno scritto «de mundo contra Peripateticos» – l’Acrotismo, appunto -, esprimendo tutto il suo biasimo contro chi, come Bruno, Jean Pena e lo stesso Rothmann, sosteneva l’infinità, l’uniformità e la fluidità del cielo universale, a danno della gerarchia tra mondo celeste e sublunare, della quale Brahe era fermamente convinto. Non risulta che Bruno fosse a conoscenza della ‘stroncatura’ dell’astronomo danese, che il Nolano considerava un ‘collega’ o un alleato nella costruzione di una nuova visione del mondo.

Quanto a Keplero, pur non essendo accertata una conoscenza diretta dell’Acrotismo, è nota la sua presa di distanza nei confronti delle tesi più audaci della cosmologia bruniana, definita come «philosophantium insania».

Sebbene condivida con quest’ultima l’adesione al copernicanesimo, l’eliminazione della differenza tra mondo sublunare e regione siderea, la distinzione tra i corpi celesti che risplendono di luce propria (il Sole e le stelle) e quelli luminosi per luce riflessa (i pianeti e i satelliti), l’ipotesi di una vita intelligente in altri corpi celesti (Luna e satelliti di Giove), Keplero si scaglia contro la concezione di un universo omogeneo e senza limiti, costituito da infinite terre che ruotano attorno ad altrettanti innumerevoli soli, ribadendo, con argomenti astronomici e ontologici, l’unicità e la centralità del nostro sistema solare. Ciò gli consente di rimanere fedele all’antropocentrismo e alla gerarchia topologica del cosmo, tacciando di irreligiosità Bruno, che «aveva sostenuto la vanità di tutte le religioni, e aveva ridotto Dio al mondo, ai suoi circoli, ai suoi atomi».

Nella sua introduzione all’opera si sofferma sulla differente nozione di natura concepita da Bruno e da Aristotele e osserva come da una simile distinzione derivino concezioni del moto, ontologiche e antropologiche sostanzialmente eterogenee. Negli articoli XIII e XIV, dedicati agli argomenti del secondo libro della Fisica, si trova la sintetica e precisa confutazione della nozione aristotelica di mostro, alla cui base sta chiaramente una diversa concezione di natura. Quali sono a suo parere le implicazioni, di carattere generale e antropologico, di tale confutazione?

La divergenza fondamentale tra la fisica di Aristotele e quella di Bruno che emerge chiaramente nell’Acrotismo sta nella diversa concezione della natura, identificata dal primo principalmente con la forma e dal secondo con la materia. Ciò comporta una diversa spiegazione del movimento, che per lo Stagirita ha la sua ragion d’essere nella ricerca incessante da parte della materia informe del proprio atto, determinato da un principio formale ad essa estrinseco, mentre per Bruno consiste nell’esplicitazione della perfezione intrinseca alla materia stessa. La negazione del teleologismo aristotelico fondato sulle forme trova conferma nell’articolo XIII, riguardante la natura dei cosiddetti ‘mostri’. Per Aristotele, gli esseri mostruosi sono l’indizio dell’errore della natura che, a causa di qualche impedimento, non riesce a conseguire il fine per cui ha prodotto un certo ente e, così, le capita di generare, ad esempio, dei buoi con volto umano, fallendo nel realizzare la specie del bue.

Per Bruno è esattamente il contrario: i cosiddetti ‘mostri’ provano che la natura agisce correttamente in quanto non esubera mai dalle possibilità della materia nella quale opera. Ciò significa che la causa finale, ossia la perfezione degli enti naturali non è stabilita, come in Aristotele, dalla forma, ma piuttosto dalla materia, quale sua intrinseca necessità. L’errore, l’imperfezione possono ammettersi soltanto in senso relativo, dalla prospettiva del modo, dell’ente finito, che in tanto è imperfetto, in quanto non coincide con l’assoluto. Viceversa, dalla prospettiva della sostanza universale, non esistono errori né imperfezioni, perché i singoli enti e lo stesso movimento sono tutti identicamente espressione della necessità naturale (artt. XIV e XVII).

Per Bruno le forme non possono costituirsi come principio naturale,

né tantomeno come criterio di discriminazione tra ciò che è perfetto e ciò che non lo è, in quanto esse non sono altro che la manifestazione molteplice e transeunte della sostanza-materia. Dunque non c’è differenza ontologica tra forma e forma, tra corpi celesti e terra, tra ‘mostri’ e esseri ‘normali’, poiché non esiste un principio normativo estrinseco alla materia e alla necessità che la regola. Nella natura non vi sono dunque forme, gradi, gerarchie o luoghi dotati di una maggiore perfezione rispetto ad altri, poiché «nulla è a tal punto fine, da non tendere ad altro, ma piuttosto ogni cosa tende ad ogni altra vicendevolmente e, sotto diversi rispetti, ognuna è sia fine, sia per un fine, sia contro un fine» (art. XIV). Questa indifferenza sostanziale della natura, fondata sull’identificazione natura-materia, permette a Bruno di demolire il cosmo chiuso e gerarchicamente ordinato di Aristotele, e di affacciarsi ad un universo infinito in cui nessun luogo può esser centro più di quanto non sia periferia e tutti gli enti naturali – terrestri e celesti – possiedono un identico grado di perfezione.

Non solo. La nozione bruniana di natura prefigura una diversa e più ampia possibilità d’espressione della libertà umana. Da un lato, infatti, relativizzando il concetto di perfezione e di ‘normalità’, le tesi parigine demoliscono consolidati e ingiustificati schemi mentali a favore di una visione più comprensiva della realtà che dispone l’uomo ad un atteggiamento di massima tolleranza nei confronti della ‘diversità’.

Dall’altro lato, escludendo la possibilità di qualsiasi fine o senso assoluto dell’universo che non coincida con l’intrinseca necessità naturale, l’Acrotismo emancipa l’uomo dall’oppressione di un «plumbeo giudizio» e di «eterne Erinni», elimina i motivi di censura e di condanna di tutto quanto non corrisponda a fini prestabiliti da autorità filosofiche o religiose, creando in tal modo i presupposti teoretici per una piena libertà umana.

…Leggi l’articolo in PDF

Fonte: Lo Sguardo.net Rivista Elettronica di Filosofia Editore Alberto Gaffi – Numero II, 2010

Giordano Bruno, Acrotismo cameracense. Le spiegazioni degli articoli di fisica contro i Peripatetici, a cura di Barbara Amato, 2009, pp. 144

SUPPLEMENTI DI «BRUNIANA & CAMPANELLIANA» Diretta da Eugenio Canone, Germana Ernst Cm. 17,4 x 24,5 TESTI 7

Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

Può apparire paradossale che un pensatore come Giordano Bruno, riconosciuto per la rivoluzionarietà delle sue idee e nemico dichiarato dell’erudizione e della pedanteria, attinga continuamente nei suoi testi alle diverse tradizioni filosofiche. I presocratici, Platone e i neoplatonici, Agrippa di Nettesheim, Lucrezio, Ficino, Cusano sono solo alcuni degli autori con i quali Bruno dialoga continuamente nelle sue opere, criticandoli o approvandoli, e comunque recuperandone, spesso implicitamente, lessico e categorie. Anche Aristotele e i suoi interpreti antichi e medievali, sebbene costantemente attaccati dal Nolano, fungono spesso da serbatoio concettuale del suo pensiero o persino da fonte d’ispirazione dei suoi neologismi, come il titolo dell’opera che qui si presenta, Acrotismus, nato dalla distorsione del titolo greco della Fisica di Aristotele (Physiche akroasis). Il Camoeracensis acrotismus (di cui questo volume presenta la traduzione corredata da un ampio apparato critico), pubblicato a Wittenberg nel 1588, segna una tappa fondamentale nella campagna intrapresa da Giordano Bruno contro il modello aristotelico del mondo: con un’esposizione rigorosa e serrata, l’opera racchiude in ottanta articoli la critica bruniana alla Fisica e al De coelo dello Stagirita, dando luogo ad un «commento in negativo» che, seguendo fedelmente l’ordine dei testi, legge, interpreta e confuta in un unica mossa i passi delle opere di Aristotele in cui si annidano i principali errori della sua filosofia naturale. Vengono così scardinati, l’uno dopo l’altro, tutti i principi della fisica e della cosmologia peripatetiche, con una ridefinizione puntuale delle nozioni scientifiche che li sorreggevano. La materia, l’infinito, il continuo, il movimento, lo spazio, il tempo, le leggi celesti, la gravità dei corpi ricevono dall’analisi bruniana una valenza radicalmente diversa, divenendo gli elementi costitutivi di un nuovo ordine fisico e cosmico. La nuova visione della natura e dell’universo comporta necessariamente l’adesione ad una diversa ontologia, antitetica a quella aristotelica, che ridefinisce anche il ruolo e la dignità dell’uomo nella natura e nella storia. Abbandonata la forma dialogica ed il volgare degli scritti londinesi, l’opera si presenta come la prima enunciazione della fisica e della cosmologia bruniane nella lingua ufficiale della comunità scientifica internazionale, il latino, e nella forma privilegiata dalle discussioni accademiche: le tesi. Il testo infatti trae origine da un dibattimento accademico svoltosi in un’aula dell’Università di Parigi, due anni prima della sua pubblicazione in terra germanica.

Sommario: Premessa. Introduzione. Nota al testo. Abbreviazioni e sigle. Giordano Bruno, Acrotismo Cameracense. Indice dei nomi.

Composto in carattere Dante Monotype.
Legatura in brossura pesante con copertina in cartone in tondo Magnani blu con impressioni in oro. Sovraccoperta in cartoncino Vergatona Magnani avorio con stampa a due colori e plastificazione opaca.

Per acquistarlo sul sito LIBRAweb (Fabrizio Serra Editore, Pisa-Roma)