Ciclo di “Conversazioni in biblioteca” su Astronomia e filosofia. I filosofi e il cosmo: “La Rivoluzione Copernicana e l’infinito di Giordano Bruno”, a cura del Prof. Bruno Marano (Riccione, 14 Ottobre 2010 ore 21)

Ciclo di conversazioni in biblioteca su Astronomia e filosofia:

I filosofi e il cosmo

La Rivoluzione Copernicana e l’infinito di Giordano Bruno

Giovedì 14 ottobre 2010, ore 21

presso la Sala Conferenze Biblioteca Centro delle Pesa, viale Lazio n.10

a cura del Prof. Bruno Marano

L’ incontro previsto per giovedì con Bruno Marano, Professore di Astrofisica dell’Università degli Studi di Bologna sarà sul tema “La Rivoluzione Copernicana e l’infinito di Giordano Bruno”.
Copernico. Il nucleo centrale della teoria di Copernico, l’essere il Sole al centro delle orbite degli altri pianeti, e non la Terra, fu pubblicato nel libro “De revolutionibus orbium coelestium” (Le rivoluzioni dei corpi celesti) a Norimberga nel 1543, l’anno della sua morte.

Il libro è il punto di partenza di una conversione dottrinale dal sistema geocentrico a quello eliocentrico e contiene gli elementi più salienti della teoria astronomica dei nostri tempi, comprese una corretta definizione dell’ordine dei pianeti, della rivoluzione quotidiana della Terra intorno al proprio asse, della precessione degli equinozi.
La “rivoluzione copernicana”, scardina la concezione della “centralità” della terra – e quindi anche dell’uomo – nell’universo, rappresenta perciò il più sconvolgente mutamento culturale e religioso della storia dell’umanità e pone le basi dell’esplorazione dell’universo.
E sul tema “Giordano Bruno: l’universo infinito“. La filosofia di Giordano Bruno è caratterizzata dalla simultanea presenza di elementi moderni e tradizionali. La grande intuizione di Bruno fu di capire che il nuovo universo descritto da Copernico distruggeva tutti gli argomenti a favore di un universo finito.

La Terra non è più il centro dell’universo e non esiste alcun motivo per mettere il Sole al centro dell’universo. Un centro non esiste. Il Sole è una stella uguale alle altre infinite stelle che popolano un universo infinito. L’infinità dell’universo, l’esistenza di innumerevoli stelle e di altrettante Terre, è l’aspetto più moderno dell’opera filosofica di Bruno.

Bruno Marano è Professore di Astronomia e Astrofisica all’Università degli Studi di Bologna

Pagina Web Prof. Bruno Marano

 

 

 

 


Organizzato da:  Comune di Riccione – Biblioteca comunale
Quando: 14 ottobre 2010 – ore 21.00
Dove: Sala conferenze del Centro della Pesa
Info: Biblioteca comunale – tel.0541 600504 –
biblioteca@comune.riccione.rn.it

Fonti:
Comune di Riccione


Accreditato da CS-Comunicati Stampa

Annunci

Berti Domenico – Giordano Bruno da Nola, Edizioni PiZeta, pp.456 – Ristampa della II edizione del 1889 (Novità 2010)


Berti Domenico – Giordano Bruno da Nola, Edizioni PiZeta, pgg.456 – NOVITÀ 2010

Pubblicata nel 1868, quest’ opera fu il primo lavoro organico dedicato a Giordano Bruno. Ne presentiamo la seconda edizione, del 1889, rispetto alla precedente notevolmente arricchita e ampliata, che contiene, insieme alla narrazione della tormentata vita del filosofo, una serie di documenti relativi ai suoi processi.
Di particolare importanza la puntuale ricostruzione delle sue vicende, dalla nativa e amatissima Nola al convento dei domenicani di Napoli da cui, lasciato l’abito, Bruno volgerà verso Roma, peregrinando poi per l’Europa attraverso Francia, Inghilterra, Germania, Polonia.
L’autore, accanto alla vita del filosofo, ne illustra il pensiero – formatosi sulle idee di Gioacchino da Fiore, del cardinale Nicola da Cusa, di Keplero, di Copernico e, soprattutto, di Raimondo Lullo – inserendo la complessa figura del Nolano nel contesto politico-sociale sul finire del Cinquecento, il secolo di quei mutamenti che aprirono la via al mondo moderno.

Domenico Berti (Cumiana, 1820 – Roma, 1897) fu uomo politico, filosofo e saggista. Dopo la laurea insegnò filosofia morale all’università di Torino e, dal 1871 al 1877, storia della filosofia all’università di Roma. Oltre a Giordano Bruno da Nola, scrisse numerosi altri saggi , in particolare intorno a Galileo Galilei, Giovanni Valdes, Cesare Cremonino, Tommaso Campanella.
All’attività didattica affiancò la politica: dal 1850 al 1894 (a eccezione della VI legislatura) fu deputato dapprima al parlamento subalpino e poi, dopo l’Unità d’Italia, al parlamento italiano, dove ebbe l’incarico di ministro dell’istruzione con il governo Lamarmora, e ministro dell’agricoltura e del commercio con il governo Depretis. Divenuto senatore nel 1895, si spense a Roma il 22 aprile di due anni dopo.

VISUALIZZAZIONE PARZIALE DELL’OPERA (pdf) >>> clicca qui

VISUALIZZAZIONE SCHEDA DELL’OPERA (pdf) >>> clicca qui

Nel nome di Giordano Bruno (di Margherita Hack)

Margherita Hack, a 410 anni dal rogo, sottolinea le grandi intuizioni cosmologiche di Giordano Bruno, che con Galilei e Keplero segna l’inizio della scienza moderna.
“Oggi, di fronte ai rinnovati tentativi di sottomettere la scienza alla fede, il coraggio di Giordano Bruno è l’alto monito della ragione contro il dogma”.
Fino dai tempi più remoti l’uomo si è chiesto cosa fossero le stelle e se esistessero altri esseri viventi. Talete (VII-VI secolo a.C.) pensava che le stelle fossero fatte della stessa materia della Terra e Anassagora (V secolo a.C.) riteneva che i semi della vita fossero diffusi ovunque nell’universo, Epicuro (IV-III secolo a.C ) credeva che esistessero infiniti mondi sia simili che diversi dal nostro, il suo contemporaneo Metrodoro diceva che ritenere la Terra il solo mondo abitato in uno spazio infinito è altrettanto assurdo quanto ritenere che in un intero campo seminato a miglio germini un solo granello. Ma a queste straordinarie intuizioni oggi confermate dalle ricerche astrofisiche, si contrapponeva il pensiero di Aristotele (IV secolo a.C.), il quale sosteneva che la Terra era il centro dell’universo, che non esistevano altri mondi, e che i corpi celesti erano fatti di una materia diversa da quelle componenti la Terra e situate su gusci concentrici: in basso la terra, poi l’acqua, l’aria e il fuoco.
L’autorità di Aristotele era grande ed ha influenzato il pensiero scientifico fino ai tempi di Galileo ed oltre, insieme alla rappresentazione del mondo fatta dalla Bibbia e ai dogmi introdotti dalla Chiesa. Fra l’altro Aristotele riteneva che poiché circolo e sfera sono le figure geometriche perfette, i corpi celesti potevano muoversi solo su orbite perfettamente circolari. Per far quadrare le osservazioni con il dogma, Tolomeo (100-170 d.C.) introdusse la teoria degli epicicli: i pianeti e il Sole orbitano su circoletti (gli epicicli) il cui centro descrive un’orbita perfettamente circolare attorno alla Terra. Anche Copernico (1473-1543) pur riprendendo l’intuizione di Aristarco (III secolo a.C.) che fosse il Sole al centro del sistema solare e non la Terra, rimase vittima del dogma aristotelico e mantenne gli epicicli complicando così il suo semplice sistema eliocentrico.
Alla fine del 1500 tre grandi personalità segnano l’inizio della scienza moderna basata sull’osservazione e sull’esperimento e non su astratti dogmi filosofici o religiosi: Giordano Bruno (1548-1600), Galileo (1564- 1642), Keplero (1571-1630).
Giordano Bruno era un frate domenicano, e fu uno dei primi in Italia ad accettare l’idea di Copernico che fosse la Terra a ruotare attorno al Sole insieme agli altri pianeti e quindi che non fosse il centro dell’universo attorno a cui tutto si muove. Ma le sue intuizioni andavano molto oltre. Infatti Giordano Bruno scriveva: “Esistono innumerevoli soli; innumerevoli terre ruotano attorno a questi similmente a come i sette pianeti ruotano attorno al nostro sole. Questi mondi sono abitati da esseri viventi”.
Una visione molto moderna dell’universo, che forse è infinito nel tempo e nello spazio, con un Sole che oggi sappiamo essere una comunissima stella fra altri trecento miliardi che popolano la nostra galassia – la Via lattea – e innumerevoli altre che popolano i miliardi di altre galassie. Oggi le nostre osservazioni confermano quanto intuiva Giordano Bruno. Molte stelle sono accompagnate da pianeti, il nostro sistema solare non è unico. Forse ogni volta che si forma una stella si forma anche un sistema di pianeti. Non sappiamo se esistono altri pianeti simili alla Terra, su cui si è sviluppata la vita, ma sarebbe assurdo pensare di essere un caso unico nell’universo, e forse un giorno riusciremo ad avere una conferma sperimentale dell’esistenza di altre civiltà extraterrestri, malgrado le spaventose distanze che ci separano.
Ma le idee di Giordano Bruno contraddicevano quanto insegnava la Bibbia; invitato ad abiurare queste sue eretiche idee fu mandato al rogo in Campo de’Fiori a Roma il 17 febbraio 1600, esempio di una grande mente e di un grande coraggio, per affrontare una morte atroce in difesa delle proprie idee.
Nel 1604 apparve una supernova, passata alla storia come la supernova di Keplero, perché egli l’osservò accuratamente per circa un anno, fino a che rimase appena visibile, determinandone, notte dopo notte, lo splendore, confrontandola con le stelle vicine. Secondo il dogma aristotelico i corpi celesti sono perfetti e immutabili e quindi la supernova doveva appartenere al mondo sublunare, cioè doveva essere più vicina della Luna. Galileo ne osservò la posizione da una notte all’altra e si accorse che essa restava immutata rispetto a quella delle “stelle fisse”, il che voleva dire che era molto più lontana della Luna, a una distanza paragonabile a quella delle stelle fisse.
Cadeva così il dogma aristotelico della immutabilità dei corpi celesti. Pochi anni dopo, nel 1609, Galileo, avuto notizia da un viaggiatore, che un certo olandese aveva inventato un “cannocchiale” che faceva vedere vicine le cose lontane, se ne costruì uno per tentativi. Ecco come Galileo li descrive nel Sidereus Nuncius: “E preparai per me, come prima cosa, un tubo di piombo, alle estremità del quale adattai due lenti vitree, ambedue piane da una parte, all’altra ne posi una convessa e una concava; accostando poi l’occhio a quella concava, vidi gli oggetti abbastanza grandi e vicini…”. E poi continua: ”Ma tralasciate le questioni relative alla terra, mi rivolsi agli spettacoli dei cieli, e guardai la Luna così da vicino, quasi come se distasse due raggi terrestri”.
Galileo vide che sulla Luna c’erano montagne e pianure, crateri come sulla Terra, e perciò non era quel corpo perfetto fatto di materia diversa da quella terrestre, come pensava Aristotele, era un corpo come la Terra. E riguardo alla Via Lattea Galileo scrive: “Ciò che in terzo luogo è stato da noi osservato è l’essenza della stessa Via Lattea, ossia la materia che, con l’aiuto del cannocchiale, può essere vista. Così che tutte le diatribe che per tanti secoli hanno tormentato gli studiosi vengono meno grazie alla certezza visiva e saremo così liberati da dispute verbose. La Galassia non è infatti altro che una congerie di innumerevoli stelle riunite insieme, infatti, in qualunque regione della Galassia tu diriga il cannocchiale, immediatamente una grande quantità di stelle molto fitte si offre alla vista; di queste molte sembrano grandi e molto visibili; ma la moltitudine di quelle piccole è del tutto inesplorabile”. Galileo continua osservando che ci sono molte altre zone biancheggianti che gli astronomi avevano chiamato Nebulose e che invece sono anch’esse agglomerati di stelle. Il 7 gennaio 1610 Galileo osserva Giove con un cannocchiale “davvero eccellente” e scopre vicino al pianeta tre stelline mai viste prima. Le osservazioni seguitano fino al 2 marzo, e Galileo scopre che le stelline sono quattro e orbitano attorno a Giove, come fa la Luna attorno alla Terra, e questa scoperta è la conferma per Galileo della teoria eliocentrica e scrive: “Riteniamo inoltre l’argomento del massimo valore per togliere ogni dubbio a quelli che accettano tranquillamente, nel sistema copernicano, la rivoluzione dei pianeti intorno al Sole, che però sono così turbati dal moto della sola Luna intorno alla Terra, mentre ambedue orbitano attorno al Sole in un anno, da ritenere che questa configurazione dell’universo debba essere respinta in quanto impossibile: ora infatti non abbiamo più un solo pianeta che ruota intorno ad un altro mentre ambedue compiono una grande orbita intorno al Sole, ma l’esperienza visibile mostra quattro stelle che ruotano intorno a Giove, come la Luna intorno alla Terra, mentre tutti, insieme con Giove, compiono in 12 anni una grande orbita attorno al Sole”.
Keplero, utilizzando le accurate osservazioni dei pianeti fatte dal suo maestro Ticho Brahe scopre che le orbite sono ellittiche e non circolari, come voleva Aristotele, e prende atto del risultato delle osservazioni e finalmente manda in pensione gli epicicli. Ricava così le tre famose leggi che regolano il moto dei pianeti: 1) I pianeti descrivono ellissi di cui il Sole occupa uno dei due fuochi; 2) i raggi vettori (segmenti ideali che congiungono il pianeta al Sole) descrivono aree eguali in tempi eguali (ne consegue che quando il pianeta è al perielio, il raggio vettore è più corto e quindi l’arco di orbita percorso è più lungo, perciò la velocità orbitale è massima; il contrario succede all’afelio), 3) il rapporto fra il cubo del semiasse maggiore e il quadrato del periodo è lo stesso per tutti i pianeti. I quattro satelliti di Giove scoperti da Galileo obbediscono alle tre leggi kepleriane nelle loro orbite attorno a Giove così come i pianeti nelle loro orbita attorno al Sole.
Galileo divenne aperto sostenitore della teoria copernicana e in una lettera alla Granduchessa madre, Madama Cristina di Lorena, scriveva che il fine della Bibbia era “d’insegnarci come si vadia al cielo, e non come vadia il cielo”. Nel 1616 la Chiesa dichiarava eretica la teoria di Copernico e Galileo fu ammonito a non sostenerla e divulgarla. Quando nel 1632 fu pubblicato il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, tolemaico e copernicano, sebbene Galileo lo presentasse come una discussione su i meriti dei due modelli, apparve chiaro che era schierato a favore del sistema copernicano. Galileo fu accusato di eresia, convocato a Roma dal sant’uffizio fu minacciato di tortura. Galileo non aveva la vocazione del martire e abiurò ufficialmente,
dichiarandosi anche disposto a denunciare chi avesse creduto o divulgato queste teorie eretiche. Per questa sua pubblica abiura ebbe una pena mite, fu condannato agli arresti domiciliari nella Villa Il Gioiello, sulla collina di Arcetri, alla periferia sud di Firenze.
Oggi la Chiesa non contesta più i risultati delle scienze “dure”, fisica, matematica, chimica, ma ben diverso è il discorso quando si parla di biologia e quella pessima legge 40 sulla fecondazione assistita è il risultato dell’asservimento di gran parte della classe politica alle volontà del Vaticano.
È di qualche mese fa la dichiarazione del Papa sull’arroganza degli scienziati, ed è di questi giorni un nuovo attacco agli scienziati e alla scienza che ha l’arroganza di voler fare a meno della fede.
Forse va spiegato al papa che se la scienza ricorresse alla fede per spiegare quello che ancora non sa spiegare non sarebbe più scienza; che la scienza non pretende di spiegare tutto, ma tramite le osservazioni e gli esperimenti cerca di dedurre le leggi generali che governano l’universo, il nostro pianeta, gli esseri viventi. Cerca di ricostruire come dalla materia nelle forme più elementari si siano sviluppate le stelle, le galassie , i pianeti, gli esseri viventi, dai più semplici ai più complessi. Ci sono scienziati credenti, agnostici, atei, ma per tutti scienza e fede operano su piani diversi.
La scienza si basa sulla ragione, la fede o l’assenza di fede sono aspetti strettamente personali di ogni singolo individuo.
Margherita Hack

Fonte: periodicoliberopensiero.it

Provincia di Livorno. Convegno su Giordano Bruno

Provincia di Livorno. Convegno su Giordano Bruno

Comunicati Stampa
Livorno – Il 26 e 27 marzo, nella Sala Conferenze della Biblioteca Labronica di Villa Fabbricotti, si svolgerà un convegno dal titolo “Aspetti della geometria nell’opera di Bruno”. L’iniziativa è promossa dal Centro Studi Enriques, dalla Provincia e dal Comune di Livorno, con la collaborazione dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, dei Dipartimenti di Matematica dell’Università di Roma Tor Vergata e di Matematica Applicata dell’Università di Pisa, con il patrocinio dell’Istituto e Museo di Storia della Scienza di Firenze e del Conseil International de Philosophie et Sciences Humaines dell’Unesco. Il convegno si inserisce nella fase attuale degli studi dedicati a Giordano Bruno, mettendo a fuoco un aspetto della sua opera, il rapporto con la geometria, ancora poco indagato. L’ incontro avrà un’impronta multidisciplinare, avvalendosi dell’apporto di matematici e storici della matematica (Imre Toth, Luigi Maierù, Paolo Zellini), e di storici della filosofia e dell’arte (Hilary Gatti, Ingrid Rowland, Ornella Pompeo Faracovi, Marci Matteoli, Mino Gabriele), con l’intento di far luce anche sulla dibattuta questione della modernità di Bruno. Gli studi sulla sua filosofia e la ripubblicazione in edizione critica delle sue opere, comprese quelle da lui lasciate manoscritte, hanno, infatti, conosciuto negli ultimi anni una importante ripresa, anche in relazione alle celebrazioni del quarto centenario della morte. Giordano Bruno (1548-1600) è una delle figure più interessanti e controverse dell’età del Rinascimento. Nato a Nola, entrò come novizio nel convento napoletano di San Domenico Maggiore, dal quale fuggì nel 1567, sospettato di eresia. Uscito dall’Ordine, iniziò una serie di peregrinazioni che lo portarono dapprima a Roma, Venezia, Ginevra, Tolosa, poi a Parigi e Londra, e successivamente in varie città della Germania. Decise infine di rientrare a Venezia, invitato dal patrizio Giovanni Mocenigo, desideroso di apprendere da lui l’arte della memoria. Denunciato dallo stesso Mocenigo all’Inquisizione, fu sottoposto a processo prima a Venezia e poi a Roma, dove dopo anni di carcerazione fu arso vivo in Campo de’ Fiori il 17 febbraio 1600. E’ autore di molti scritti famosi, fra cui la commedia Candelaio, i dialoghi Cabala del cavallo pegaseo, Spaccio de la bestia trionfante, La cena de le ceneri, Degli eroici furori, e i grandi poemi latini stampati a Francoforte (De minimo, De monade, De immenso). La figura e l’opera di Bruno sono state al centro di molte indagini e di molte discussioni. Da un lato, si è riconosciuto in lui uno dei massimi filosofi del Rinascimento, audace assertore dell’infinità dell’universo e della pluralità dei mondi, propugnatore di una laica rivendicazione dell’autonomia del pensiero contro lo strapotere delle diverse chiese nell’età ferrea della Controriforma. Dall’altro lato, anche sulla scia di un fortunato libro della studiosa inglese Frances Yates, è stato visto come il sostenitore di un naturalismo attardato, intriso di pratiche magiche, estraneo alla nuova visione scientifica del mondo.

Clicca qui per vedere il programma

Scritto da Ufficio stampa Provincia di Livorno Martedì 23 Marzo 2010 11:55

Fonte: costaovest.info

«Galileo Galilei e quel testo che sconvolse il mondo»

Si è concluso con un “racconto” tutto dedicato a Galileo Galilei, “Codice Armonico”, il congresso di scienze naturali organizzato al Pasquini dall’associazione Amici della Natura di Rosignano e dal Museo di storia naturale. E non a caso la relazione di sabato è stata dedicata dal fisico Elvezio Montesarchio, che da alcuni anni vive a Rosignano, al grande scienziato toscano: «Il 13 marzo del 1610 – spiega il professore – Galileo Galilei pubblicò 550 copie del “Sidereus Nuncius”, il testo che ha segnato una nuova alba per l’umanità e che sconvolse il mondo». Lo scienziato vide, attraverso il “cannone-occhiale” ossia il cannocchiale da lui inventato, che la Terra non era fissa al centro dello spazio ma, come gli altri corpi celesti, si muoveva. «Sino ad allora la visione tramandata dalla cultura aristotelica-tolemaica vedeva la terra al centro dell’Universo; terra quale luogo della corruzione in contrapposizione con l’Universo incorruttibile, con le sue sfere celesti perfette, che si muovono in maniera concentrica».

Attraverso il suo racconto e grazie ad alcuni brani come la sentenza di morte di Giordano Bruno del Sant’Uffizio recitati, Montesarchio è riuscito a tenere in apnea la platea ipnotizzata dal fascino di quelle scoperte collocate in un ben preciso periodo storico, filosofico ed artistico. «Fin da ragazzo – ci ha detto il fisico che attraverso gli studi e il liceo classico ha coltivato la passione per la storia e l’arte – sono rimasto colpito dalla figura di Galileo. Da qui sono iniziate le ricerche che mi hanno portato a scoprire altri lati dello scienziato-matematico, come l’arte che lui aveva nello scrivere». E proprio attraverso gli appunti e i disegni di Galileo, è iniziato il racconto che ha catapultato gli ascoltatori in un’atmosfera di 400 anni fa, nel periodo della Controriforma, del Sant’uffizio che mise all’indice i libri giudicati proibiti, dei rapporti tra Galileo e Keplero che in risposta ad una sua lettera scrive la famosa frase “Galileo hai vinto”, fino ad arrivare al 1633, al tempio di Minerva in Roma, dove il grande scienziato fu costretto ad “abiurare” per avere salva la vita. Agli arresti domiciliari scrisse “Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze” che fu pubblicato solo in Olanda quando ormai Galileo era cieco. Poi la morte avvenuta l’8 gennaio del 1642, «con una particolarità – ricorda Montesarchio – l’anno in cui morì Galileo nacque Isaac Newton».

Fonte: lavaldicecina.net

Aspetti della geometria nell’opera di Giordano Bruno (Livorno, 26-27 Marzo 2010)

Centro Studi Enriques
Provincia di Livorno – Comune di Livorno
Dipartimento di Matematica Applicata, Università di Pisa
Dipartimento di Matematica, Università di Roma Tor Vergata
Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Napoli

Aspetti della geometria
nell’opera di Giordano Bruno

Incontro di studio

Lunedì 26/27 Marzo 2010
presso la Sala Conferenze Biblioteca Labronica
Villa Fabbricotti, Viale della Libertà 30, Livorno

programma:

Venerdì 26 Marzo, ore 15.00

Presiede Germana Ernst
Imre Toth, La pluralità degli universi e delle loro geometrie nel pensiero di Bruno
Luigi Maierù, Bruno e il mirabile problema geometrico
Hilary Gatti, Bruno, Keplero e la geometria
Paolo Zellini, Figure della ripetizione nella filosofia della natura di Giordano Bruno
Paolo Bussotti, Le “Praelectiones geometricae”

Sabato 27 Marzo, ore 9.00

Presiede Edoardo Vesentini
Ingrid Rowland, Bruno e la geometria dell’infinitamente piccolo
Marco Matteoli, La geometria della memoria
Ornella Pompeo Faracovi, La geometria astrologica nelle opere di Bruno
Mino Gabriele, Geometria e iconografia

Con il patrocinio di :
Conseil International de Philosophie et Sciences Humaines de l’Unesco,  Paris
Istituto e Museo di Storia della Scienza, Firenze

in collaborazione con :
Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno

locandina invito completo

Fonte: http://www.centrostudienriques.it/