Ciclo di “Conversazioni in biblioteca” su Astronomia e filosofia. I filosofi e il cosmo: “La Rivoluzione Copernicana e l’infinito di Giordano Bruno”, a cura del Prof. Bruno Marano (Riccione, 14 Ottobre 2010 ore 21)

Ciclo di conversazioni in biblioteca su Astronomia e filosofia:

I filosofi e il cosmo

La Rivoluzione Copernicana e l’infinito di Giordano Bruno

Giovedì 14 ottobre 2010, ore 21

presso la Sala Conferenze Biblioteca Centro delle Pesa, viale Lazio n.10

a cura del Prof. Bruno Marano

L’ incontro previsto per giovedì con Bruno Marano, Professore di Astrofisica dell’Università degli Studi di Bologna sarà sul tema “La Rivoluzione Copernicana e l’infinito di Giordano Bruno”.
Copernico. Il nucleo centrale della teoria di Copernico, l’essere il Sole al centro delle orbite degli altri pianeti, e non la Terra, fu pubblicato nel libro “De revolutionibus orbium coelestium” (Le rivoluzioni dei corpi celesti) a Norimberga nel 1543, l’anno della sua morte.

Il libro è il punto di partenza di una conversione dottrinale dal sistema geocentrico a quello eliocentrico e contiene gli elementi più salienti della teoria astronomica dei nostri tempi, comprese una corretta definizione dell’ordine dei pianeti, della rivoluzione quotidiana della Terra intorno al proprio asse, della precessione degli equinozi.
La “rivoluzione copernicana”, scardina la concezione della “centralità” della terra – e quindi anche dell’uomo – nell’universo, rappresenta perciò il più sconvolgente mutamento culturale e religioso della storia dell’umanità e pone le basi dell’esplorazione dell’universo.
E sul tema “Giordano Bruno: l’universo infinito“. La filosofia di Giordano Bruno è caratterizzata dalla simultanea presenza di elementi moderni e tradizionali. La grande intuizione di Bruno fu di capire che il nuovo universo descritto da Copernico distruggeva tutti gli argomenti a favore di un universo finito.

La Terra non è più il centro dell’universo e non esiste alcun motivo per mettere il Sole al centro dell’universo. Un centro non esiste. Il Sole è una stella uguale alle altre infinite stelle che popolano un universo infinito. L’infinità dell’universo, l’esistenza di innumerevoli stelle e di altrettante Terre, è l’aspetto più moderno dell’opera filosofica di Bruno.

Bruno Marano è Professore di Astronomia e Astrofisica all’Università degli Studi di Bologna

Pagina Web Prof. Bruno Marano

 

 

 

 


Organizzato da:  Comune di Riccione – Biblioteca comunale
Quando: 14 ottobre 2010 – ore 21.00
Dove: Sala conferenze del Centro della Pesa
Info: Biblioteca comunale – tel.0541 600504 –
biblioteca@comune.riccione.rn.it

Fonti:
Comune di Riccione


Accreditato da CS-Comunicati Stampa

Annunci

Saverio Ricci, Dal Brunus redivivus al Bruno degli italiani. Metamorfosi della nolana filosofia tra Sette e Ottocento


Saverio Ricci
Dal Brunus Redivivus al Bruno degli Italiani. Metamorfosi della nolana filosofia tra sette e ottocento
Editore: Storia e Letteratura, Roma, anno 2009,

Pagg.xiv-290,Prezzo: € 38,00
17 x 24 cm, ISBN: 9788863721362
Studi e Testi del Rinascimento Europeo 37
Argomenti: | Filosofia |

Premessa
I. Tra erudizione e Lumières
1. Nel ’lessico’ dei Lumi
2. Diderot, l’Encyclopédie e l’eroismo dello spirito
3. ’Redivivus’
4. L’erudizione italiana
5. Sugli ’altari’ della Rivoluzione
II. Tra i ’lumi’ e il romanticismo. Leopardi, Copernico e Bruno
1. Leopardi, la storia dell’astronomia e le sue fonti
2. Copernico ’poeta’ e ’filosofo’ dell’infinito
3. Cosmologia e ’illusione civile’
III. Romantik, Spinoza-Renaissance e idealismo
1. Goethe lettore di Bruno
2. Jacobi e la Spinoza-Renaissance
3. Il Bruno di Schelling
4. Ancora su Goethe lettore e traduttore di Bruno
5. Discussioni su Schelling e Bruno
6. Il professore e l’editore: Bruno nelle Lezioni di storia della filosofia di Hegel e nella edizione Wagner
IV. Il Bruno degli italiani. Risorgimento e hegelismo
1. Tra gentildonne e patrioti
2. Il Bruno degli hegeliani e il Bruno di Hegel
3. Il Bruno dell’abate Gioberti
4. Bruno come pensatore etico-politico
5. Un percorso interrotto: dal lullismo alla dialettica speculativa hegeliana
6. Massoneria e brunismo: Bruno ’Cristo della scienza’, di Davide Levi
7. Verso il Bruno dell’Italia unita
8. Bruno e il ’panteismo’: Fiorentino tra Gioberti e Spaventa
9. Spaventa, Bruno e la filosofia italiana nei resoconti di
Theodor Sträter
V. Un monumento di carta e uno di bronzo
1. Preti rivoluzionari, editori democratici ed eruditi cattolici. L’importanza dei documenti veneti del processo
2. La biografia di Berti
3. Le reazioni di Spaventa e Fiorentino
4. Bruno nel Telesio di Fiorentino
5. Il primo comitato per Campo dei Fiori e l’edizione nazionale del Bruno latino
6. In pellegrinaggio a Venezia
7. La ’brunomania’: invenzione clericale, strumento massonico, fiction popolare
8. Il monumento di Campo dei Fiori, seconda fase
9. Correva l’anno 1889. La seconda edizione della biografia
di Berti
10. Felice Tocco
Indice dei nomi

Nel nome di Giordano Bruno (di Margherita Hack)

Margherita Hack, a 410 anni dal rogo, sottolinea le grandi intuizioni cosmologiche di Giordano Bruno, che con Galilei e Keplero segna l’inizio della scienza moderna.
“Oggi, di fronte ai rinnovati tentativi di sottomettere la scienza alla fede, il coraggio di Giordano Bruno è l’alto monito della ragione contro il dogma”.
Fino dai tempi più remoti l’uomo si è chiesto cosa fossero le stelle e se esistessero altri esseri viventi. Talete (VII-VI secolo a.C.) pensava che le stelle fossero fatte della stessa materia della Terra e Anassagora (V secolo a.C.) riteneva che i semi della vita fossero diffusi ovunque nell’universo, Epicuro (IV-III secolo a.C ) credeva che esistessero infiniti mondi sia simili che diversi dal nostro, il suo contemporaneo Metrodoro diceva che ritenere la Terra il solo mondo abitato in uno spazio infinito è altrettanto assurdo quanto ritenere che in un intero campo seminato a miglio germini un solo granello. Ma a queste straordinarie intuizioni oggi confermate dalle ricerche astrofisiche, si contrapponeva il pensiero di Aristotele (IV secolo a.C.), il quale sosteneva che la Terra era il centro dell’universo, che non esistevano altri mondi, e che i corpi celesti erano fatti di una materia diversa da quelle componenti la Terra e situate su gusci concentrici: in basso la terra, poi l’acqua, l’aria e il fuoco.
L’autorità di Aristotele era grande ed ha influenzato il pensiero scientifico fino ai tempi di Galileo ed oltre, insieme alla rappresentazione del mondo fatta dalla Bibbia e ai dogmi introdotti dalla Chiesa. Fra l’altro Aristotele riteneva che poiché circolo e sfera sono le figure geometriche perfette, i corpi celesti potevano muoversi solo su orbite perfettamente circolari. Per far quadrare le osservazioni con il dogma, Tolomeo (100-170 d.C.) introdusse la teoria degli epicicli: i pianeti e il Sole orbitano su circoletti (gli epicicli) il cui centro descrive un’orbita perfettamente circolare attorno alla Terra. Anche Copernico (1473-1543) pur riprendendo l’intuizione di Aristarco (III secolo a.C.) che fosse il Sole al centro del sistema solare e non la Terra, rimase vittima del dogma aristotelico e mantenne gli epicicli complicando così il suo semplice sistema eliocentrico.
Alla fine del 1500 tre grandi personalità segnano l’inizio della scienza moderna basata sull’osservazione e sull’esperimento e non su astratti dogmi filosofici o religiosi: Giordano Bruno (1548-1600), Galileo (1564- 1642), Keplero (1571-1630).
Giordano Bruno era un frate domenicano, e fu uno dei primi in Italia ad accettare l’idea di Copernico che fosse la Terra a ruotare attorno al Sole insieme agli altri pianeti e quindi che non fosse il centro dell’universo attorno a cui tutto si muove. Ma le sue intuizioni andavano molto oltre. Infatti Giordano Bruno scriveva: “Esistono innumerevoli soli; innumerevoli terre ruotano attorno a questi similmente a come i sette pianeti ruotano attorno al nostro sole. Questi mondi sono abitati da esseri viventi”.
Una visione molto moderna dell’universo, che forse è infinito nel tempo e nello spazio, con un Sole che oggi sappiamo essere una comunissima stella fra altri trecento miliardi che popolano la nostra galassia – la Via lattea – e innumerevoli altre che popolano i miliardi di altre galassie. Oggi le nostre osservazioni confermano quanto intuiva Giordano Bruno. Molte stelle sono accompagnate da pianeti, il nostro sistema solare non è unico. Forse ogni volta che si forma una stella si forma anche un sistema di pianeti. Non sappiamo se esistono altri pianeti simili alla Terra, su cui si è sviluppata la vita, ma sarebbe assurdo pensare di essere un caso unico nell’universo, e forse un giorno riusciremo ad avere una conferma sperimentale dell’esistenza di altre civiltà extraterrestri, malgrado le spaventose distanze che ci separano.
Ma le idee di Giordano Bruno contraddicevano quanto insegnava la Bibbia; invitato ad abiurare queste sue eretiche idee fu mandato al rogo in Campo de’Fiori a Roma il 17 febbraio 1600, esempio di una grande mente e di un grande coraggio, per affrontare una morte atroce in difesa delle proprie idee.
Nel 1604 apparve una supernova, passata alla storia come la supernova di Keplero, perché egli l’osservò accuratamente per circa un anno, fino a che rimase appena visibile, determinandone, notte dopo notte, lo splendore, confrontandola con le stelle vicine. Secondo il dogma aristotelico i corpi celesti sono perfetti e immutabili e quindi la supernova doveva appartenere al mondo sublunare, cioè doveva essere più vicina della Luna. Galileo ne osservò la posizione da una notte all’altra e si accorse che essa restava immutata rispetto a quella delle “stelle fisse”, il che voleva dire che era molto più lontana della Luna, a una distanza paragonabile a quella delle stelle fisse.
Cadeva così il dogma aristotelico della immutabilità dei corpi celesti. Pochi anni dopo, nel 1609, Galileo, avuto notizia da un viaggiatore, che un certo olandese aveva inventato un “cannocchiale” che faceva vedere vicine le cose lontane, se ne costruì uno per tentativi. Ecco come Galileo li descrive nel Sidereus Nuncius: “E preparai per me, come prima cosa, un tubo di piombo, alle estremità del quale adattai due lenti vitree, ambedue piane da una parte, all’altra ne posi una convessa e una concava; accostando poi l’occhio a quella concava, vidi gli oggetti abbastanza grandi e vicini…”. E poi continua: ”Ma tralasciate le questioni relative alla terra, mi rivolsi agli spettacoli dei cieli, e guardai la Luna così da vicino, quasi come se distasse due raggi terrestri”.
Galileo vide che sulla Luna c’erano montagne e pianure, crateri come sulla Terra, e perciò non era quel corpo perfetto fatto di materia diversa da quella terrestre, come pensava Aristotele, era un corpo come la Terra. E riguardo alla Via Lattea Galileo scrive: “Ciò che in terzo luogo è stato da noi osservato è l’essenza della stessa Via Lattea, ossia la materia che, con l’aiuto del cannocchiale, può essere vista. Così che tutte le diatribe che per tanti secoli hanno tormentato gli studiosi vengono meno grazie alla certezza visiva e saremo così liberati da dispute verbose. La Galassia non è infatti altro che una congerie di innumerevoli stelle riunite insieme, infatti, in qualunque regione della Galassia tu diriga il cannocchiale, immediatamente una grande quantità di stelle molto fitte si offre alla vista; di queste molte sembrano grandi e molto visibili; ma la moltitudine di quelle piccole è del tutto inesplorabile”. Galileo continua osservando che ci sono molte altre zone biancheggianti che gli astronomi avevano chiamato Nebulose e che invece sono anch’esse agglomerati di stelle. Il 7 gennaio 1610 Galileo osserva Giove con un cannocchiale “davvero eccellente” e scopre vicino al pianeta tre stelline mai viste prima. Le osservazioni seguitano fino al 2 marzo, e Galileo scopre che le stelline sono quattro e orbitano attorno a Giove, come fa la Luna attorno alla Terra, e questa scoperta è la conferma per Galileo della teoria eliocentrica e scrive: “Riteniamo inoltre l’argomento del massimo valore per togliere ogni dubbio a quelli che accettano tranquillamente, nel sistema copernicano, la rivoluzione dei pianeti intorno al Sole, che però sono così turbati dal moto della sola Luna intorno alla Terra, mentre ambedue orbitano attorno al Sole in un anno, da ritenere che questa configurazione dell’universo debba essere respinta in quanto impossibile: ora infatti non abbiamo più un solo pianeta che ruota intorno ad un altro mentre ambedue compiono una grande orbita intorno al Sole, ma l’esperienza visibile mostra quattro stelle che ruotano intorno a Giove, come la Luna intorno alla Terra, mentre tutti, insieme con Giove, compiono in 12 anni una grande orbita attorno al Sole”.
Keplero, utilizzando le accurate osservazioni dei pianeti fatte dal suo maestro Ticho Brahe scopre che le orbite sono ellittiche e non circolari, come voleva Aristotele, e prende atto del risultato delle osservazioni e finalmente manda in pensione gli epicicli. Ricava così le tre famose leggi che regolano il moto dei pianeti: 1) I pianeti descrivono ellissi di cui il Sole occupa uno dei due fuochi; 2) i raggi vettori (segmenti ideali che congiungono il pianeta al Sole) descrivono aree eguali in tempi eguali (ne consegue che quando il pianeta è al perielio, il raggio vettore è più corto e quindi l’arco di orbita percorso è più lungo, perciò la velocità orbitale è massima; il contrario succede all’afelio), 3) il rapporto fra il cubo del semiasse maggiore e il quadrato del periodo è lo stesso per tutti i pianeti. I quattro satelliti di Giove scoperti da Galileo obbediscono alle tre leggi kepleriane nelle loro orbite attorno a Giove così come i pianeti nelle loro orbita attorno al Sole.
Galileo divenne aperto sostenitore della teoria copernicana e in una lettera alla Granduchessa madre, Madama Cristina di Lorena, scriveva che il fine della Bibbia era “d’insegnarci come si vadia al cielo, e non come vadia il cielo”. Nel 1616 la Chiesa dichiarava eretica la teoria di Copernico e Galileo fu ammonito a non sostenerla e divulgarla. Quando nel 1632 fu pubblicato il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, tolemaico e copernicano, sebbene Galileo lo presentasse come una discussione su i meriti dei due modelli, apparve chiaro che era schierato a favore del sistema copernicano. Galileo fu accusato di eresia, convocato a Roma dal sant’uffizio fu minacciato di tortura. Galileo non aveva la vocazione del martire e abiurò ufficialmente,
dichiarandosi anche disposto a denunciare chi avesse creduto o divulgato queste teorie eretiche. Per questa sua pubblica abiura ebbe una pena mite, fu condannato agli arresti domiciliari nella Villa Il Gioiello, sulla collina di Arcetri, alla periferia sud di Firenze.
Oggi la Chiesa non contesta più i risultati delle scienze “dure”, fisica, matematica, chimica, ma ben diverso è il discorso quando si parla di biologia e quella pessima legge 40 sulla fecondazione assistita è il risultato dell’asservimento di gran parte della classe politica alle volontà del Vaticano.
È di qualche mese fa la dichiarazione del Papa sull’arroganza degli scienziati, ed è di questi giorni un nuovo attacco agli scienziati e alla scienza che ha l’arroganza di voler fare a meno della fede.
Forse va spiegato al papa che se la scienza ricorresse alla fede per spiegare quello che ancora non sa spiegare non sarebbe più scienza; che la scienza non pretende di spiegare tutto, ma tramite le osservazioni e gli esperimenti cerca di dedurre le leggi generali che governano l’universo, il nostro pianeta, gli esseri viventi. Cerca di ricostruire come dalla materia nelle forme più elementari si siano sviluppate le stelle, le galassie , i pianeti, gli esseri viventi, dai più semplici ai più complessi. Ci sono scienziati credenti, agnostici, atei, ma per tutti scienza e fede operano su piani diversi.
La scienza si basa sulla ragione, la fede o l’assenza di fede sono aspetti strettamente personali di ogni singolo individuo.
Margherita Hack

Fonte: periodicoliberopensiero.it

«Galileo Galilei e quel testo che sconvolse il mondo»

Si è concluso con un “racconto” tutto dedicato a Galileo Galilei, “Codice Armonico”, il congresso di scienze naturali organizzato al Pasquini dall’associazione Amici della Natura di Rosignano e dal Museo di storia naturale. E non a caso la relazione di sabato è stata dedicata dal fisico Elvezio Montesarchio, che da alcuni anni vive a Rosignano, al grande scienziato toscano: «Il 13 marzo del 1610 – spiega il professore – Galileo Galilei pubblicò 550 copie del “Sidereus Nuncius”, il testo che ha segnato una nuova alba per l’umanità e che sconvolse il mondo». Lo scienziato vide, attraverso il “cannone-occhiale” ossia il cannocchiale da lui inventato, che la Terra non era fissa al centro dello spazio ma, come gli altri corpi celesti, si muoveva. «Sino ad allora la visione tramandata dalla cultura aristotelica-tolemaica vedeva la terra al centro dell’Universo; terra quale luogo della corruzione in contrapposizione con l’Universo incorruttibile, con le sue sfere celesti perfette, che si muovono in maniera concentrica».

Attraverso il suo racconto e grazie ad alcuni brani come la sentenza di morte di Giordano Bruno del Sant’Uffizio recitati, Montesarchio è riuscito a tenere in apnea la platea ipnotizzata dal fascino di quelle scoperte collocate in un ben preciso periodo storico, filosofico ed artistico. «Fin da ragazzo – ci ha detto il fisico che attraverso gli studi e il liceo classico ha coltivato la passione per la storia e l’arte – sono rimasto colpito dalla figura di Galileo. Da qui sono iniziate le ricerche che mi hanno portato a scoprire altri lati dello scienziato-matematico, come l’arte che lui aveva nello scrivere». E proprio attraverso gli appunti e i disegni di Galileo, è iniziato il racconto che ha catapultato gli ascoltatori in un’atmosfera di 400 anni fa, nel periodo della Controriforma, del Sant’uffizio che mise all’indice i libri giudicati proibiti, dei rapporti tra Galileo e Keplero che in risposta ad una sua lettera scrive la famosa frase “Galileo hai vinto”, fino ad arrivare al 1633, al tempio di Minerva in Roma, dove il grande scienziato fu costretto ad “abiurare” per avere salva la vita. Agli arresti domiciliari scrisse “Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze” che fu pubblicato solo in Olanda quando ormai Galileo era cieco. Poi la morte avvenuta l’8 gennaio del 1642, «con una particolarità – ricorda Montesarchio – l’anno in cui morì Galileo nacque Isaac Newton».

Fonte: lavaldicecina.net

La filosofia di Giordano Bruno e di Galileo Galilei (Conferenza PowerPoint per il 2009 Anno Internazionale della Astronomia)


La filosofia di Giordano Bruno e Galileo
Conferenza PowerPoint per il
2009 Anno Internazionale della Astronomia
Relatore: Dr. Bruno Moretti Turri IK2WQA
Presidente Academia Philosophiae Naturalis


organizzata da
Academia Philosophiae Naturalis
in collaborazione con
SETI ITALIA “G. Cocconi” e Osservatorio Astronomico M 13 Tradate.

Nel “De l’infinito universo et mondi” il copernicano Giordano Bruno sostiene, come già Epicuro da Samo e Lucrezio, che le stelle sono soli lontanissimi attorno ai quali girano pianeti e alcuni di questi mondi sono abitati da esseri intelligenti. Quattro secoli prima della scoperta (1995) dell’esistenza dei pianeti extrasolari e 350 anni prima dell’inizio (1960) della ricerca radiotelescopica di segnali provenienti da eventuali civiltà extraterrestri (SETI, Search for Extra Terrestrial Intelligence). Subito dopo il rogo di Giordano Bruno, le scoperte di Galileo abbattono l’architettura filosofica aristotelica e tolemaica delle “sfere di cristallo”. Quando si parla della condanna di Galileo da parte della “santa” inquisizione cattolica nel 1633, a livello popolare è diffusa l’idea che essa sia dovuta solo alla sua scelta copernicana. Ma ciò è una grande semplificazione perchè la condanna era avvenuta anche per molti altri motivi che rendevano l’attività scientifica di Galileo un gravissimo attacco allo status quo religioso, politico e filosofico dell’epoca e soprattutto al prepotente potere totalitario e assolutista della chiesa cattolica. L’analisi dei motivi che hanno portato alla condanna di Giordano Bruno prima e di Galileo poi e le loro conseguenze, filosoficamente rivoluzionarie, è l’oggetto di questa conferenza.

Clicca qui per vedere i 2 video:

La filosofia di Giordano Bruno e Galileo A from Bruno Moretti on Vimeo.

La filosofia di Giordano Bruno e Galileo B from Bruno Moretti on Vimeo.

Copyright © 2010 Bruno Moretti Turri

Fonte:

http://uavarese.altervista.org/galileo.html

Sidereus Nuncius A quattrocento anni dall’opera rivoluzionaria di Galileo Galilei

Il nuovo messaggio : dal Sole l’energia del futuro

Il 12 marzo 1610 ( qualche biografo come Andrea Battistini e studiosi assai quotati come la prof, Flavia Marcacci sostengono il 13 marzo 1610) a Venezia viene pubblicato dall’editore Tommaso Baglioni in 550 copie il ” Sidereus nuncius”, l’opera di Galileo Galilei che rivoluziona la concezione dell’uomo e della terra non più al centro dell’universo.
Alcuni studiosi hanno voluto cogliere nell’ambivalenza delle parole latine iniziali scelte da Galileo – nuncius è sia il messaggio che il messaggero- una sorta di autoinvestitura a messia scientifico e, ancora oggi, teologi conservatori lo rimproverano di arroganza quasi a giustificare gli errori compiuti dalla Chiesa nel condannarlo. Si veda a questo proposito il giudizio tuttora critico e severo verso questa corrente teologica di Antonio Beltran Mari.
L’anno scorso papa Ratzinger, in occasione del Convegno internazionale ” Dal telescopio di Galileo alla cosmologia evolutiva” ha riconosciuto che ” con questa scoperta crebbe nella cultura la consapevolezza di trovarsi di fronte a un punto cruciale della storia dell’umanità. La scienza diventava qualcosa di diverso da come gli antichi l’avevano sempre pensata. Aristotele aveva permesso di giungere alla conoscenza certa dei fenomeni partendo da principi evidenti e universali; ora Galileo mostrava concretamente come avvicinare e osservare i fenomeni stessi, per capirne le cause segrete. Il metodo deduttivo cedeva il passo a quello induttivo e apriva la strada alla sperimentazione. Il concetto di scienza durato per secoli veniva ora a modificarsi, imboccando la strada verso una moderna concezione del mondo e dell’uomo.”
Con Galileo assistiamo anche al passaggio dall’astronomia geometrica all’astronomia fisica. Lo sottolinea con chiarezza Nicola Cabibbo, presidente della Pontificia Accademia delle Scienze :
” Tolomeo e Copernico consideravano l’astronomia una scienza geometrica, fu Galileo a intuire che si trattava di una scienza fisica, fatta di corpi reali che hanno un peso e una massa, come aveva anticipato in qualche modo già Giordano Bruno nella sua teoria dei multimondi, oggi di particolare attualità.”
Sidereus nuncius potrebbe essere tradotto in ” Annuncio, Notizia, Novella ( buona novella ?) che viene dallo Spazio” e la studiosa Marcacci fa notare che ” sidereus” oltre che celeste, puo’ significare “lucente”, “scintillante” : tutto questo sarebbe piaciuto a romanzieri come Herbert G. Wells.
Più aderente allo spirito galileiano è invece la traduzione-interpretazione di ” Messaggio, Rapporto sui Corpi celesti”. E in effetti il libro è un puntuale resoconto, supportato da calcoli, schemi e disegni, delle osservazioni compiute da Galileo con il perspicillum, il cannocchiale da lui messo a punto per la marineria di Venezia e, nelle lungaggini delle trattative ( ma su questa vicenda ci sono versioni storiche opposte), usato per perseguire una personale ” conoscenza più profonda” del cielo. Al centro della sua attenzione la Luna, Giove e i suoi satelliti più interni, la moltitudine di stelle e nebulose. Possiamo immaginare lo stupore consapevole di Galileo che “vede” la natura tormentata, imperfetta e rugosa della superficie lunare, dei piccoli pianeti che girano attorno a Giove: prove che fanno crollare la visione metafisica di un ordine incorruttibile del mondo.
Scienza e conoscenza
L’anno successivo Galileo studia le macchie solari, sempre più convinto che la “nuova scienza” debba indagare ogni fenomeno, prima di darsi una spiegazione. Certo la ragione umana usa codici, criteri e linguaggi che vanno anch’essi sottoposti ad una riflessione critica, qualcuno oggi direbbe relativizzati. Cosi’ possiamo assistere ad una modifica o addirittura ad un cambiamento dei paradigmi. Una novità che colpisce in modo particolare nella meccanica messa a punto da Galileo è quello della spiegazione del movimento accelerato come rottura dello stato precedente, attraverso una forza, un impulso che è un atto violento. L’ordine della natura non corrisponde più ad un modello totalmente idealizzato, ma piuttosto risponde alla materialità dei processi, alle energie messe in campo, alla interdipendenza e turbolenza dei fenomeni, alla verifica della ripetibilità e osservabilità degli esperimenti . Questa stessa impostazione in tempi più recenti è stata messa in discussione dal razionalismo critico di Karl Popper e dal suo criterio della falsificabilità.
Per Galileo Dio ha scritto il libro della natura nella forma del linguaggio matematico. Per questo la matematica e non la metafisica è capace di scoprire la struttura reale del mondo e del cosmo . Oggi sappiamo che questa identificazione tra verità e spiegabilità del mondo in termini scientifici è anch’essa una teoria più filosofica che scientifica innanzitutto perchè la scienza non è “la” conoscenza, ma solo una delle forme della conoscenza; poi perchè stiamo constatando che le stesse scienze moderne sono in continua evoluzione e le stesse osservazioni scientifiche hanno una loro teoricità e non riescono sempre ( o ancora?) a spiegare tutto !
La natura tormentata dei corpi celesti, sottoposti all’usura del tempo e alla violenza degli elementi ci parlano di vita e di morte. La luce e il calore del Sole sono decisivi nel determinare la storia evolutiva dei pianeti che gli girano attorno; sono ancora decisivi nel determinare le condizioni favorevoli per la nascita della vita sulla Terra, ma non spiegano ancora la nascita della coscienza umana. Il filosofo Levinas ha scritto ” il miracolo della creazione consiste nel creare un essere morale”.
Simplicio, Sagredo, Salviati oggi
Nell’opera più conosciuta di Galileo del 1632 “Dialogo sopra i due massimi sistemi, tolemaico e copernicano” Salviati, l’innovatore, si misura con le posizioni conservatrici di Simplicio. Mentre Sagredo rappresenterebbe oggi quella terzietà, possibile solo in un confronto sereno e non corrotto dalla sproporzione di quei condizionamenti mediatici e pubblicitari che stanno ormai trasformando l’opinione pubblica in tifoseria.
Infatti oggi le cose sono più complicate, soprattutto sul nucleare. Ma il Simplicio di oggi in fondo è ancora quello della maggioranza silenziosa, quello che delega ai Potenti di turno le scelte che riguardano il bene comune, quello che plaude alle grandi opere e, adesso che il mistero dell’universo è senza poesia, come si lamentava il cardinal Bellarmino, pensa che la modernità sia nella potenza della tecnica, militare o civile che sia.
Il Salviati di oggi, invece, sa che il metodo scientifico è quello di sottoporre a nuova verifica esperienze e teorie, esperimenti e interpretazioni , avendo anche il coraggio di ritornare sui propri passi. La libertà della scienza non significa onnipotenza della scienza; anzi l’uso della scienza dovrebbe risponde a criteri etici e filosofici che gli individui e le comunità si danno .
L’etica della responsabilità non è nemica, anzi si basa sulla libertà di coscienza; ed è anche libertà intellettuale di mettere in discussione paradigmi consolidati in vari campi e discipline se le conseguenze verificate mettono in crisi diritti umani, vita e ambiente, il futuro delle nuove generazioni. Per questo oggi mettiamo in discussione l’antropotecnica, vediamo i limiti dello sviluppo, critichiamo la mercatizzazione di tutti i valori, parliamo di sostenibilità sociale e ambientale.
Perspicillum come discernimento
Il perspicillum che Galileo comincio’ ad usare nel 1609 grazie agli esperti maestri vetrai di Murano, su informazioni provenienti dall’Olanda, era molto di più di un semplice innovativo cannocchiale: era una modalità nuova di guardare il mondo, interrogando il cielo senza risposte preconfezionate. Oggi il nostro perspicillum è apertura mentale, perspicacia e discernimento, ricerca e rimessa in discussione, pluralismo e confronto.
Se le energie rinnovabili trovano consenso diffuso e universale, perchè voler imporre ” questo ” nucleare che , almeno per una parte consistente dei cittadini, è incompatibile con la coscienza democratica ed ecologica che abbiamo maturato in questi ultimi decenni ?
Come ha sostenuto Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica ” non esiste ancora il nucleare sicuro, mentre le Centrali solari termodinamiche sono già in grado di fornire energia elettrica in modo stabile e continuativo, anche quando il sole è oscurato dalle nubi o è notte. Grazie a ricerche sui nuovi materiali e a tecnologie sempre più avanzate, siamo in grado di sviluppare la più importante fonte energetica che la natura mette da sempre a nostra disposizione, senza limiti, a costo zero e cioè il sole che ogni giorno illumina e riscalda la terra”.
Dunque la riscoperta del sole come fonte di energia rinnovabile, pulita e a portata di tutti appare davvero come il Sidereus Nuncius del nuovo secolo.

Marco Pezzoni

Cremona 12 marzo 2010

Fonte: welfarecremona.it