LetterAltura IV edizione. Asini e Filosofi, Interlinea, 2010 (Giuseppe Pulina, Francesca Rigotti). Dall’Asino d’oro di Apuleio a Giordano Bruno. Da Nietzsche al Ciuchino di Shrek.

Giordano Bruno, Cabala del cavallo pegaseo, 1585.

Sonetto

In lode de l’asino

O sant’asinità, sant’ignoranza,
santa stolticia e pia divozione,
qual sola puoi far l’anime sì buone,
ch’uman ingegno e studio non l’avanza:
non gionge faticosa vigilanza
d’arte qualumque sia, o ‘nvenzione,
né de sofossi contemplazione,
al ciel dove t’edifichi la stanza.
Che vi val, curiosi, il studiare,
voler saper quel che fa la natura,
se gli astri son pur terra, fuoco e mare?
La santa asinità di ciò non cura;
ma con man gionte e ‘n ginocchion vuol stare
aspettando da Dio la sua ventura.
Nessuna cosa dura,
eccetto il frutto de l’eterna requie,
La qual ne done Dio dopo l’essequie.

Lago Maggiore LetterAltura 2010 – Quarta Edizione
Verbania dal 23 al 27 giugno 2010

Elaborazione grafica di un Capriccio di Goya (da Tuttolibri)


Protagonista del «festival di montagna e viaggi» l’animale che ha affascinato filosofi e scrittori, dalla Bibbia a Apuleio, ai racconti di Stevenson e Jiménez: un’antica alleanza con l’uomo, oltre ogni stereotipo

Noi e l’asino. Un’alleanza antica. A portarlo in Italia, pare siano stati i fenici. Asini addomesticati, adatti al lavoro, che i nostri progenitori dovettero accogliere con esultanza. Gli alleviava la fatica, specie quella di trasportare pesi sulle spalle. L’asino entrò, dunque, nella nostra vita, nel nostro quotidiano, fino a conquistare un posto nella letteratura. E la letteratura, quella vera, non nasce mai a caso; racconta la vita in tutte le sue manifestazioni.

Un esempio è l’Asino d’oro di Apuleio.
Una lunga storia, dove avviene di tutto. Lucio, il protagonista, neofita di magia, non riesce a portare a fondo un incantesimo. Si ritrova trasformato in asino, ma con mente e intelligenza di uomo. Le avventure si susseguono incalzanti, tra imbroglioni, banditi, lascivi sacerdoti della dea siriana Atargatis, mugnai, legionari, belle e voluttuose matrone. Un vero «Asino d’oro», dunque. Grazie a Lucio-somaro abbiano, infatti, il ritratto di quell’epoca, con abitudini e costumi analoghi ai nostri.

Nella Bibbia incontriamo l’asina di Balaam
. Il quale, al mattino presto la sella e parte. Ma l’asina non risponde ai suoi ordini, devia dalla strada, entra nei campi. Lui la percuote. L’asina continua a disobbedire: è che vede l’angelo del Signore, con la spada sguainata. Balaam, però, non riesce a capire, né ha fiducia nella sua asina. La percuote per la terza volta. Allora lei parla, chiedendogli perché continui a colpirla. Balaam, senza scomporsi, risponde che si è beffata di lui, la ucciderebbe avesse la spada. Finché il Signore non gli fa vedere l’angelo, che lo rimprovera d’aver maltrattato la somara, per ben tre volte. E per tre volte Pietro, la notte del Getsemani, negherà di conoscere Cristo, condannato alla crocifissione. Il quale, il giorno stesso, era entrato in Gerusalemme, a cavalcioni di un’asina.

L’asino è l’animale della pace, il cavallo della guerra. Mite, collabora con l’uomo che, non sempre, proprio perché uomo, ne ha apprezzato le doti. Robert Louis Stevenson nel 1878, per il suo viaggio nelle Cevenne, si avvalse di un asino, o meglio di un’asina di nome Modestine. Siamo in un villaggio di alta quota con boschi, torrenti, rupi e calanchi. Nebbia, calura e piogge avvolgono le cime. Stevenson vi arriva per farvi un viaggio alla scoperta di nuovi mondi da raccontare. «E provare più da vicino – dice – i bisogni e le difficoltà della vita». Ma muoversi in quei sentieri tracciati dagli animali selvatici non è facile. Deve portare la tenda e gli attrezzi per accamparsi. Dopo qualche trattativa, acquista Modestine, un’asina poco più grande di una capra, «lo sguardo bonario, ma la mascella volitiva». Poi acquista la sella. I montanari sono scaltri e, forse, gli fa notare qualcuno, lo imbrogliano sui prezzi. Louis non è tipo da formalizzarsi. Conosce gli uomini e tira a concludere: vuole cominciare il viaggio. Infine parte. Modestine, stracarica, cammina piano, talvolta si ferma come baloccasse. Piove, cala la nebbia. Arriva la sera. Si accampano. Da quella notte, però, lui e l’asina cominciano a intendersi, diventano amici. Un pastore gli ha detto che deve spronarla, pungolandola con un vincastro. Stevenson lo fa, ma con rimorso. Ha scoperto che si può comunicare con Modestine parlandole, accarezzandola. Con lei che ora lo precede, ora lo segue sosta in monasteri e boschi, scopre paesaggi che la sua penna fotografa. Alla fine del viaggio, con rammarico, dovrà venderla. L’immagine di Modestine, credo non lo abbia abbandonato mai.

Altro asino indimenticabile, è il protagonista di Platero e io di Juan Ramon Jiménez. Con lui il poeta strinse un’amicizia indissolubile. E’ piccolo, quasi un gemello di Modestine, ma col carattere più dolce. Ama i bambini, cui il romanzo è dedicato, e i poveri del villaggio di Moguer. Jiménez lo tratta alla stregua d’una persona. Un antesignano degli animalisti. Aveva capito che gli animali non sono granché diversi da noi.

Gli equini, poi, hanno contributo a creare la nostra civiltà. Senza di loro non saremmo andati lontani. Cavalli e muli svolgevano un ruolo professionale: i primi trainavano le diligenze, i carri, in ambito pubblico e privato; i secondi affrontavano il lavoro più duro: in particolare il trasporto, sul basto, di quanto servisse alla vita di una comunità. L’asino, invece, era tenuto dalle famiglie per soddisfare le esigenze del quotidiano. In montagna portava le some, in pianura trainava il barroccio o poteva essere adibito a far girare le macine dei mulini, legato alla loro stanga, il muso bendato, affinché non vedesse. Doveva illudersi di passeggiare. Ma c’era anche chi lo usava come cavalcatura. Giacomo Puccini soleva spostarsi con un asino di Martina Franca quando, dalla località Vallilunghe, doveva raggiungere la sua villa di Chiatri, nelle colline di Lucca.

Il passo del ciuco è lento, ma sicuro. All’opposto del cavallo, che può adombrare, resta impassibile di fronte a ogni evenienza. Nulla lo spaventa. Allo stato brado sa provvedere a se stesso e sopravvive. L’uomo, assai di rado riconoscente, l’ha sovente additato a esempio di caparbietà e ignoranza. Non è così. L’asino ha, piuttosto, un carattere libero, e se avverte un pericolo che può mettere a repentaglio la sua vita e quella del padrone, agisce di conseguenza, impuntandosi. Gli intenditori di equini sanno che è più intelligente del cavallo. Ho conosciuto muli e asini. Di ognuno serbo un ricordo analogo a quello di una persona. Ricordo un asino che, sui miei monti, con l’avvento della strada carrozzabile, non essendo più utile nella mulattiera, fu abbandonato a se stesso.

Viveva pascolando nei tratti incolti. Dalle case e dai poderi l’avrebbero cacciato. Vecchio ormai, dopo aver a lungo servito alcune famiglie, tutti sembravano essersene dimenticati. Gli portavo pane e mele nei pressi d’una sorgente. Ci sarebbe andato quando mi fossi allontanato. Non si fidava più dell’uomo. Spesso compariva d’improvviso in mezzo alle capanne e, nei giorni di vento, anche vicino alle case. Muso proteso, fiutava l’aria. Era alto, nero e di passo veloce. Poi non lo vidi più. Dopo di lui ne sparirono altri. Ormai c’erano le macchine e il boom economico. Gli animali da soma rappresentavano il passato e venivano trattati alla stregua di oggetti da buttare. Nessuno voleva tenerli nemmeno come animali da compagnia. Alcune razze di asini, tra cui l’Amiatino, rischieranno l’estinzione. Ma la barbarie verso gli equini continua. Nonostante le petizioni rivolte alla Ue, non è ancora stata emanata una legge che eviti loro la macellazione.

Vincenzo Pardini

Fonti:
Tuttolibri – La Stampa
LetterAltura Programma Festival

Agenda:

Sabato 26 giugno sarà pre­sen­ta­to alle ore 17.45,

il libro di Francesca Rigotti e Giuseppe Pulina, Asini e filosofi.

presso il Parco di Villa Pariani di Verbania.


Giuseppe Pulina, Francesca Rigotti
Asini e filosofi
Con tavole di Goya. Presentazione di Paolo Cristofolini
pp. 120, € 14, isbn 978-88-8212-716-9

Dell’asino spesso si ride e il riderne diventa occasione di derisione. Ma che cosa sappiamo in realtà di questo animale? Ecco un pamphlet incentrato sulla figura dell’asino e sui suoi rapporti con la filosofia e la cultura. C’è un universo per così dire “asinino” che può rivelare molto. L’asinità è, in effetti, uno stereotipo culturale che, affondando nel mito e nella favola, ha ispirato anche molti. Dall’Asino d’oro di Apuleio a Nietzsche e fino al Ciuchino di Shrek un’originalissima rassegna su ontologia, metamorfosi, razionalità, sessualità e voce dell’asino, campione attualissimo dell’ibridismo e grande protagonista di metamorfosi.

Autori

Francesca Rigotti vive in Germania, insegna all’Università di Lugano e pubblica in campo saggistico. Tra i suoi successi recenti: La filosofia in cucina (Il Mulino) e per Interlinea La filosofia delle piccole cose (tradotto all’estero) e Le piccole cose di Natale.

Giuseppe Pulina dirige la rivista “Mneme Ammentos” e si occupa di giornalismo scolastico. La sua ricerca filosofica si articola su più versanti: dal pensiero ebraico contemporaneo alla critica musicale e al rapporto tra filosofia ed etologia.

Interlinea Edizioni

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