Nel nome di Giordano Bruno. Libertà, responsabilità, parità (Giovedì, 17 febbraio 2011 – ore 16.45, Campo de’ Fiori – Roma)

Union Mondiale des Libres Penseurs – International Humanist and Ethical Union
Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno” Fondata nel 1906

NEL NOME DI GIORDANO BRUNO
Libertà responsabilità parità

giovedì 17 febbraio 2011 – ore 16.45
Roma – Piazza Campo de’ Fiori

Cerimonia deposizione corone con la partecipazione della Banda Musicale del Corpo di Polizia Municipale; Saluti Istituzionali e dell’avv. Bruno Segre (Presidente onorario Ass.ne Naz.le del Libero Pensiero “Giordano Bruno”)

Interventi
Maria Mantello (Giordano Bruno – libertà responsabilità parità)
Carlo Bernardini (Per la promozione della laicità)
Franco Ferrarotti (Giordano Bruno: elogio dell’eresia)
Partecipazione artistica
Centro Studi Enrico Maria Salerno
Angela Antonini e Paola Traverso
Parole e musica
Holden e Fabiola Perna

presenta: Antonella Cristofaro

Anche quest’anno l’Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno” ricorderà il 17 febbraio 2011 a Campo de’ Fiori a Roma, a partire dalle ore 16.45 il pensiero e l’attualità del grande filosofo di Nola con un convegno sotto il suo monumento.

Sono previsti gli interventi di Franco Ferrarotti (Giordano Bruno – Elogio dell’eresia), Carlo Bernardini (Per la promozione della laicità), Maria Mantello (Giordano Bruno – libertà responsabilità parità).

« Giordano Bruno venne arso vivo a piazza Campo de’ Fiori a Roma il 17 febbraio del 1600 perché eretico, pertinace, impenitente… come recitava la condanna del tribunale della Santa Inquisizione Romana presieduto personalmente dal papa. Ma la fiamma della filosofia di Bruno è pertinacemente viva e potente davanti a noi. Formidabile insegnamento per affermare la dignità di esseri umani moralmente responsabili e che vigilano per l’affermazione di libertà e giustizia. Formidabile monito per uscire dalla sottomissione ed essere orgogliosi nella faticosa conquista della propria autodeterminazione e per costruire una società di liberi e uguali nel supremo valore della laicità, che non a caso la nostra Carta Costituzionale pone a fondamento dello Stato»

Di tutto questo si parlerà a Roma, a Campo de’ Fiori, mercoledì 17 febbraio sotto il monumento di Giordano Bruno, nella commemorazione-convegno

Promossa dalla Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno”;

col patrocinio: dell’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma;

dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici

Centro Internazionale di Studi Bruniani “Giovanni Aquilecchia” (CISB).


Fonte:

-Periodico Libero Pensiero
-Libero Pensiero Giordano Bruno

Accreditato da CS-Comunicati Stampa

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Mese Bruniano a Poggio Mirteto (Rieti), 20 marzo 2010

MESE BRUNIANO A VITERBO

6 marzo-3 aprile 2009

a cura dell’Associazione Nazionale Libero Pensiero “Giordano Bruno”

6 marzo 2009 – ore 16,00 Sala conferenze  del Consorzio Provinciale delle Biblioteche  – Palazzo Garbini V.le Trento

Saluti Enti ospitanti e patrocinanti

Conferenza “contesto e filosofia di Giordano Bruno”  prof. Maria Mantello

Interventi: Osvaldo Ercoli, Gianfranco Paris ed altri – modera Paolo D’Arpini

Presentazione del concorso letterario, rivolto agli studenti degli Istituti superiori e delle Università della Tuscia e di Rieti, per un Saggio sul tema : “Gli sviluppi della rivoluzione copernicana in Giordano Bruno, attraverso l’analisi di una o più opere del Nolano.”

7 marzo – ore 15,00 appuntamento a Porta Romana per una passeggiata laica nei luoghi istituzionali di Viterbo passando dall’ex Tribunale, Comune, ex piazza Giordano Bruno (ora piazza Fani), piazza della Morte ed arrivo a Piazza Verdi.

ore 17,00 – Androne di Palazzo Santoro, piazza Verdi

inaugurazione della mostra dedicata a Giordano Bruno: “Mese Brunianao: L’arte interpreta l’uomo”. Introduce Romualdo Luzi, Saluti Enti patrocinanti.

3 aprile 2009 – ore 16,00

Sala delle conferenze di Palazzo Garbini in viale Trento

Tavola rotonda di chiusura della manifestazione sul tema della laicità nelle istituzioni e sulla libera espressione spirituale e culturale. Premiazione delle opere artististiche più meritevoli.


Informazioni generali:

liberopensiero@libero.it;

spirito.laico@libero.it;

gianfrancoparis@libero.it

Scarica la Locandina in formato .pdf

RESOCONTO DELL’EVENTO

Associazione Nazionale del Libero Pensiero

“Giordano Bruno” (Viterbo e Rieti)
Università Popolare Sabina Eretum
Mondo Sabino
Mese Bruniano
(marzo – aprile 2010)

Poggio Mirteto, Biblioteca Comunale, Sala Farnese, piazza Mario Dottori
Sabato 20 marzo – ore 16.00
Apertura della manifestazione a cura di Osvaldo Ercoli
(Presidente Sez. Viterbo della Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno” )
Inaugurazione Mostra d’arte su Giordano Bruno
(20 marzo – 9 aprile)
Biblioteca Comunale di Poggio Mirteto, Piazza Mario Dotti
presenta Gianfranco Paris (direttore del periodico indipendente Mondo Sabino)
partecipano le autorità cittadine, interviene la Banda Nazionale Garibaldina
La laicità nel pensiero di Giordano Bruno
Conferenza – dibattito, Sala Farnese
relatore Nicola Cultrera
Sabato 10 aprile – ore 16.00
Il Valore laico della Libertà

Tavola rotonda introdotta dalla relazione di Giuseppe Selvaggi

Intervengono: Osvaldo Ercoli, Giangranco Paris, Alberto di Giancarlo, Francesco Pullia,
Cesare Foschi
coordina Paolo D’Arpini
Laura Lucibello (APAI) presenta le opere esposte alla mostra di pittura su Giordano Bruno

Programma dell’inaugurazione del Mese Bruniano a Poggio Mirteto (Rieti), Sala Farnese, 20 marzo 2010:

h 15,30 – Con la partecipazione della Banda Nazionale Garibaldina e alla presenza delle Autorità, inaugurazione della Mostra “Affreschi ed affrescatori” sul tema “Libertà espressiva nell’arte e nel pensiero…”

Affreschi ed Affrescatori è una manifestazione, giunta alla 5a edizione, organizzata da APAI – Associazione per la Promozione delle Arti in Italia – viene quest’anno promossa nell’ambito del Mese Bruniano 2010, per stabilire il valore della laicità e ricordare la figura di Giordano Bruno.

Partecipano gli artisti :

– Vincenzo Illiano con “Omaggio a Giordano Bruno” – acquerello

– Ruslan Ivanytskyy con “Don Chisciotte” – scultura in bronzo

– Tommaso Liuzzi con “Coagulazione sonora” – tecnica mista

– Luigi Lombardi con “Disobbedienza pacifica” – olio su tela

– Laura Lucibello con “Un Attimo nell’Infinito” – acquerello

– Pino Salvatore con “Il volo della libertà” – collage e tecnica mista

– h. 16.00 – Stessa Sede – A cura dell’ass. Libero Pensiero Giordano Bruno, con l’ausilio di Università popolare Sabina Eretum e del periodico Mondo Sabino:

– apertura della manifestazione ad opera del Prof. Osvaldo Ercoli, presidente della sezione di Viterbo e Rieti della associazione Libero Pensiero Giordano Bruno

– conferenza dibattito sul tema “Laicità nel pensiero di Giordano Bruno” . Relatore Dr. Nicola Cultrera, saggista. Partecipano: prof. Pietro Lasalvia, dr. Cesare Foschi, Paolo D’Arpini, Laura Tusa, avv.Gianfranco Paris.

– Dibattito e conclusioni

– Premiazione del vincitore del concorso per un saggio su Giordano Bruno indetto nel mese Bruniano 2009.

Info sulla mostra d’arte: info.apai@virgilio.it

Info generali e logistiche: gianfrancoparis@libero.it

In programma il 20/03/2010.

GIORDANO BRUNO a Viterbo

Il 6 marzo, a Viterbo si è aperto l’annunciato Mese Bruniano organizzato dalla Sezione Viterbo- Rieti della Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno”.

La manifestazione, aperta dal giornalista Paolo D’Arpini, membro del consiglio direttivo della Sezione locale, è stata inaugurata da una cerimonia presieduta dal presidente del Consorzio Provinciale delle Biblioteche di Viterbo Comm. Romualdo Luzi e dal presidente della Sezione prof. Osvaldo Ercoli, i quali, dopo aver spiegato le finalità della iniziativa culturale ed aver ringraziato gli intervenuti e tutti coloro che hanno collaborato per la realizzazione della iniziativa, hanno introdotto la conferenza tenuta dalla prof. Maria Mantello, di recente eletta all’unanimità presidente nazionale della Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno”, già retta dall’avv. Bruno Segre, che continua a presiedere la sezione di Torino e che, per i suoi meriti culturali ed intellettuali e per la indefessa dedizione pluridecennale all’Associazione, è stato designato all’unanimità presidente onorario della stessa.

La prof. Maria Mantello, docente ordinario Filosofia e Storia, saggista e giornalista  (su Giordano Bruno ha diverse pubblicazioni; è stata relatrice in diversi eventi culturali: festival di filosofia a Firenze, convegni patrocinati dalla Regione Piemonte, dal Comune di Roma, dal Centro Internazionale di Studi Bruniani-Giovanni Aquilecchia), ha parlato del contesto storico e della filosofia del Nolano con dovizia di particolari, introducento anche gli uditori agli aspetti fondamentali della filosofia di Bruno. Ha esordito dicendo che Giordano Bruno non deve essere ricordato solo come un simbolo e, come tale, agitato a mo’ di slogan, ma deve essere studiato e capito per la sua filosofia, profondamente innovatrice che rompe gli schemi della consuetudine e che ancora oggi costituisce uno prezioso scrigno per i contemporanei: dal piano ontologico a quello conoscitivo, da quello etico a quello politico, a quello linguistico. Dopo aver tracciato un quadro storico della realtà del cinquecento europeo con particolare riferimento a quello italiano, arricchito da molti esempi tratti dal quadro politico dell’epoca, la prof. Mantello ha coinvolto tutti gli astanti per i paragoni toccanti sull’ostracizzazione operata dal potere, sia ieri che oggi, nei confronti di chi, come Bruno, rappresenta la cattiva coscienza del potere dominante. E che per questo è assai scomodo. Oggi i roghi non son di legna e pece, sono morali, economici, culturali, ma egualmente efficaci nel tarpare ogni opposizione alla norma del comodato. Bruno è stato un uomo coraggioso, che non ha avuto paura di esternare i risultati della sua ricerca scientifico-filosofica, e di difenderla fino in fondo. Bruno attacca le ideologie della sottomissione e della passiva obbedienza, ed invita tutti ad usare la ragione per destarsi dal narcotico della fede. Per il consapevole e responsabile contributo a rendere la vita, di ognuno e di tutti, meno ingiusta e più libera. Sono i grandi ideali di libertà, giustizia, fratellanza, che il Nolano anticipa, sviluppando ed amplificando la rivoluzione copernicana. Ideali, che gli eventi rivoluzionari successivi: dall’Olanda all’Inghilterrra, dagli Stati Uniti alla Francia, e da lì in tutto il mondo, rappresentano ancora per noi tutti un punto di non ritorno per l’emancipazione dell’umanità. Quella in cui Bruno ha creduto e per la quale ha lottato “preferendo morte coraggiosa ad una vita da imbecilli”, come egli stesso scrive nel De Monade. La religione civile, l’impegno civile è l’approdo della grande riforma politica di Bruno, che chiama ancora ognuno ad uscire dal piattume del pensiero e della morale ad una dimensione.

In precedenza, durante il suo intervento il comm.Romualdo Luzi, presidente del Consorzio delle biblioteche, aveva diffuso la fotocopia di una lapide fatta apporre a Valentano dalla sezione locale della Associazione del Libero Pensiero nel 1920, che oggi non è più visibile, perché fatta rimuovere nel 1929, all’epoca del Concordato fascista col Vaticano, auspicando che ricompaia al suo posto in Valentano. Dopo la prof. Mantello ha preso la parola l’avv. Gianfranco Paris, vicepresidente della locale Sezione, nonché direttore di “Mondo Sabino” di Rieti, il quale ha illustrato il Concorso bandito a Viterbo dalla Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno”, in collaborazione con L’Università Popolare “Sabina Eretum”, presidente onorario Alberto Di Giancarlo (presente in sala), con il periodico “Mondo Sabino” e con il quotidiano “Il nuovo giornale di Viterbo”, per un saggio sul tema: Gli sviluppi della rivoluzione copernicana in Giordano Bruno, attraverso l’analisi di una o più opere del Nolano. I termini del concorso sono stabiliti al 31 dicembre del 2009. Esso è diviso in due sezioni: una per Studenti Medi ed una per Studenti Universitari. Ai vincitori sarà assegnato un premio in denaro rispettivamente di euro 300,00 e di euro 500,00. Agli altri premi in libri. (Il Bando del concorso può essere richiesto a Gianfranco Paris, Via delle Acque n. 1 – 02100 Rieti o a Osvaldo Ercoli, via Asiago n. 14 – 01100 Viterbo.

Il 7 marzo è stata  sarà inaugurata a Palazzo Santoro la mostra: “L’arte interpreta l’uomo” bozzetti, disegni, bassorilievi, mosaici, oli, etc. dedicati a Giordano Bruno, curata da Laura Lucibello dell’Associazione per la Promozione delle Arti in Italia, che è visitabile fino al 3 aprile, giornata di chiusura del mese Brunano.

Tutta l’iniziativa, è stata possibile anche per il fattivo contributo organizzativo dell’attore Peter Boom della “Giordano Bruno” di Viterbo.

Fonti: gosabina.com; periodicoliberopensiero.it

Giordano Bruno, osservazioni sulle conciliazioni fra fisica e metafisica

Giordano Bruno, osservazioni sulle conciliazioni fra fisica e metafisica. di C.Lanzi

Questo è l’estratto di una conferenza tenuta c/o la nostra associazione alla fine del 2003. Su G.Bruno sono state scritte migliaia di pagine, con ammirazione, con esaltazione, con disprezzo, con ironia. In realtà Bruno fu un uomo particolarissimo, irrequieto e con un’ansia maniacale ad ottenere il riconoscimento di un primato in ambito magico.

L’immagine di “antesignano” di un certo illuminismo che ce ne ha rimandato la storiografia dello scorso secolo, è per lo più inficiata da prouderie d’ordine politico e, in questo articolo, non è assolutamente condivisa. In realtà Bruno fu un grosso “problema”, per se stesso e per chi venne in contatto con lui e con la sua natura sanguigna e ingestibile. In questa breve memoria vengono messe in luce alcune delle più significative idee Bruniane concernenti il suo difficile tentativo di conciliazione tra fisica e metafisica evidenziando, unitamente alle geniali intuizioni, anche le diverse enfatiche e indifendibili posizioni che costituirono probabilmente il fondamento della sua drammatica vicenda umana.

Filippo Bruno nasce nel 1548, studia a Napoli fino a 14 anni poi, nel 1546 entra nel convento di S. Domenico a Napoli e prende il nome di Giordano. Senza voler entrare in un’analisi storica, sviluppata da specialisti assai più esperti di noi e per la quale rimandiamo alla bibliografia, possiamo obiettivamente rilevare che, fin dall’adolescenza, il Nostro presenta un carattere assai particolare e, probabilmente, non molto adatto per la vita monastica. Infatti, dopo pochi anni, inizia a contrapporsi ed a litigare (anche violentemente a quanto risulta) sia con i confratelli che con i superiori fino al punto di riuscire a farsi coinvolgere in un pesante procedimento disciplinare. Per nulla disposto a giustificarsi, abbandona il convento e si rifugia a Roma a S. Maria sopra Minerva dove, nel frattempo, lo raggiunge l’accusa di aver ucciso colui che lo aveva denunziato. A questo punto fugge da Roma, depone l’abito talare ed inizia il suo incessante peregrinare. Nel 1579 Bruno arriva a Tolosa e scrive il “De Anima” per confutare Aristotele. Nel 1581, in piena guerra religiosa fra cattolici, luterani e calvinisti, prende le parti degli uni e degli altri, profondendosi spesso in valutazioni, a dir poco aggressive, nei confronti di quasi tutti coloro che, all’inizio lo avevano accolto e protetto e, dopo poco, respinto. Si rifugia Parigi. Pubblica il “De Umbris ideaurum“, il “Candelaio” e il Cantus Circaeus. Entra in relazione con Enrico III a cui dedica l’”Ars memoriae” e ne riceve un compenso. Nel 1582 pubblica il “De compendiosa architectura et complemento artis Lulli” documento magico per eccellenza derivato dagli schemi di mnemotecnica Lulliana. Indi si reca in Inghilterra dove lavora sulla mnemotecnica e forse progetta il “De immenso”. Desideroso di ricevere un riconoscimento come “filosofo” ottiene di esser nominato lettore a Oxford ma, neanche a dirlo, litiga con i dottori di tale università, insultandoli per la loro lentezza e scarsa inventiva. Considerato insopportabile da coloro che lo avevano inizialmente accolto con simpatia, torna a Parigi e attacca violentemente la fisica aristotelica nel “Camoracensis Acrotismus“. Viene cacciato anche da Parigi e, nel 1586 va in Germania a Wittemberg dove si immatricola. Si immette, non richiesto, nella polemica fra luterani e calvinisti. In questo caso appoggia i luterani e ottiene di essere cacciato via anche da Wittemberg. Nel 1588 arriva a Praga dove torna sulle opere Lulliane e stampa il “De lampade combinatoria Raymondi Lullii” e anche gli “Articuli centum et sexaginta adversus huius tempestatis mathematicos, atque philosophos“. L’opera pare che sia piaciuta a Rodolfo II che sembra gli abbia regalato una piccola somma. Bruno riparte per Helmstadt dove c’è il duca Giulio di Brunswich che, inizialmente lo difende ma poi, quando Bruno s’infila nuovamente in mezzo alle lotte tra luterani, cattolici e calvinisti, lo lascia a sé stesso. Nel 1590 Bruno lascia Helmstadt e va a Francoforte da cui viene nuovamente espulso per le sue crociate politico-religiose. Finalmente arriva a Zurigo dove lo raggiunge un invito del principe Giovanni Mocenigo veneziano, che lo invita a Venezia. Nel 1591 Bruno è a Venezia ma, dopo un po’ Mocenigo lo denuncia al S. Uffizio in quanto deluso dall’insegnamento del nolano. Da qui in poi, per Bruno, sarà realmente difficile trovare protettori.
Nel 1592 inizia il processo. Le accuse che sembrano pesare maggiormente su di lui sono relative alla Magia. Dopo una serie infinita di ammissioni di colpevolezza, di ritrattazioni, di ripensamenti riesce a farsi denunciare anche da un compagno di cella, certo fra Celestino da Verona che lo accusa d’eresia nuovamente. Nel 1599 il cardinale Bellarmino ottiene l’abiura delle proposizioni eretiche. Presenta un testo in sua difesa. Poi abiura, poi ci ripensa e dichiara di non essere più disposto a ritrattare. Nel 1600 gli viene proposta un’ultima  ipotesi di abiura ma lui si rifiuta e viene condannato al rogo a piazza Campo de Fiori. Dove muore il 17 Febbraio.

Queste, in estrema sintesi le tappe della sua burrascosissima esistenza.

Ora, prima di esporre brevi considerazioni su alcuni aspetti particolari del suo sistema filosofico-matematico vorremmo porre in evidenza come, a nostro avviso, la “storia” abbia lo strano privilegio di trasformare le persone in eroi o in esseri abietti, a seconda degli scopi e della tendenza di coloro che la scrivono. Alcuni personaggi poi sono stati letteralmente risucchiati da gruppi di potere, a volte in contrasto fra loro, per avallare tesi politico-sociali. Tale meccanismo è tanto più presente quanto più le persone prese in esame hanno destato clamore. Questo è stato sicuramente il destino di Bruno.

Bruno è stato arso vivo. Questo ha trasformato un uomo intelligente ma, a nostro avviso, invadente, permaloso, aggressivo, presuntuoso, offensivo, turbolento, e sicuramente un po’ paranoico, in una specie di eroe della scienza, in un propugnatore della verità contro la superstizione, in un emblema preilluminista e libertario; insomma il martirio ha fatto di Bruno un personaggio che non si è mai sognato d’essere. Bruno si considerava soprattutto un mago e da mago è vissuto ed è morto anche se, secondo noi, non aveva molti diritti di fregiarsi di tale titolo, sia perché assolutamente al di fuori di qualsiasi filone iniziatico sia perché, buona parte delle sue esternazioni magico-scientifiche, sono dei plagi clamorosi di Agrippa o di Lullo, con delle varianti fumose e declamatorie che snaturano il lavoro dei più ortodossi e sicuramente iniziati alchimisti che lo avevano preceduto.

Ma c’è una parte del pensiero bruniano, che ci ha sempre affascinato ed è quella che, ispirata da Copernico e fortemente ancorata al pensiero degli stoici e degli atomisti greco-romani, recupera la primigenia conciliazione platonica fra cosmogonia e metafisica . Purtroppo Bruno non riuscì mai a resistere alla ambizione di voler mostrare il suo “primato” di mago, la sua differenza ed originalità, e, nel presentare i suoi sigilli, molti dei quali copiati da Lullo, li coprì di interpretazioni  “personali” e spesso contraddittorie dove la fantasia febbrile del nolano seguiva dei percorsi “associativi” del tutto gratuiti, reinventandosi un “simbolismo” a suo uso e consumo.


Tav 1 Detta Prometheus con significato astrologico e magico tratta da “Articuli centum et sexaginta

L’universo di Bruno può essere schematicamente diviso in:

  • Divino: archetipico, metafisico (mondo delle idee)
  • Fisico : o naturale (che conserva le vestigia o la traccia di tali idee)
  • Razionale: o umbratile (è ciò che riesce a vedere o immaginare l’uomo)

Cioè la verità è soprasensibile e appartiene a Dio. La “forma” è il modo in cui le idee si “materializzano” e l’ombra è la “rappresentazione” che noi ci facciamo di tali idee e tali forme.

Ma proprio l’ombra, come la Maya buddista, diventa illusione e, nello stesso tempo, mezzo di gnosi. Tutto il lavoro di Bruno sarà dedicato a organizzare, strutturare, e far evolvere tale umbratilità (che per Bruno trovasi comunque nella mente) fino a farla penetrare nel mondo delle idee.

Ci si perdoni il parallelismo un po’ forte ma, proprio in questa “chiave”, ci sembra di trovare le radici di quel clamoroso equivoco che coinvolgerà autori quali Corbin e Jung. Cioè la connessione abnorme fra mondo della “idealizzazione” e mondo della “spiritualità” e quindi l’inserzione di tutto il processo mistico o gnostico all’interno…. della testa del filosofo (all’interno cioè del pensiero, sia questo conscio, inconscio o superconscio!).


Tav 2 Da “Explicatio triginta sigillorum” tavola rielaborata sui testi di Agrippa per il probabile calcolo dei nomi angelici attraverso lettere ebraiche

L’uomo-filosofo bruniano rappresenta e deve impare ad associare le “ombre” in modo simbolico. Questa è la proposta bruniana che utilizza una disposizione naturale della psiche. Poi, con l’ausilio della “mnemotecnica” collega tra loro le immagini che ha creato. Ora tale scienza, che ha affascinato il rinascimento ed ha mobilitato uomini come Pico, Ficino, Lullo, ecc. può avere vari livelli di interpretazione. Essere cioè un semplice strumento per ricordare meglio storie, fatti, persone: utilizza, a tale scopo semplici schemi associativi (come le icone di un computer, all’interno dei quali vengono memorizzati oggetti o concetti simili fra loro). Si creano in tal modo, nella mente, della specie di “cassetti”, con delle etichette. Ogni volta che si evoca l’etichetta…si apre il cassetto.

In tali processi si può allargare la tecnica “associativa” a schemi grandiosi, sfruttando tutte le possibilità della logica e creando, per così dire, dei percorsi logici preferenziali, basati sulle quattro proposizioni aristoteliche relative al sillogismo. In tali percorsi le proposizioni “assurde” vengono escluse. Nonostante che Bruno affermi come, attraverso gradi successivi in cui il “simbolismo” si “purifica” e attraverso successive “folgorazioni” interiori (o stupore) le immagini da OMBRA diventano “conoscenza”  e tutto ritorna verso l’UNO, direi che il processo è terribilmente simile a quello adottato nel software di un computer. Questa cosa non ci sembra affatto tranquillizzante in quanto ci farebbe supporre che il povero cardinale Bellarmino abbia avuto qualche ansia a tale proposito. Aveva forse intuito la nascita del ….grande fratello? Chissà. Nei moltissimi testi dove Bruno ritorna su questo processo, a nostro avviso appare evidente (anche dal “modo” di scrivere) un grande conflitto psicologico dovuto alla non accettazione dei limiti della mente e al tentativo (sempre tramite la mente) di infrangere tali limiti, con l’ausilio di “macchine mentali” (come le ruote simboliche usate per la mnemotecnica. Ci si perdoni dunque l’azzardo ma, nel leggere le opere Bruniane, ci è sempre più sembrato che il nolano volesse sostituire alla mente umana un computer efficiente, che ricorda tutto, che attraverso una logica “binaria”, come appunto quella delle macchine, potesse arrivare a stendere su un tappeto tutta la realtà concepibile e, da quella, procedere velocemente verso le Idee Supreme.

Le ombre, per Bruno, sono il passaggio tra il buio e la luce. Sono ombre, non sono buio assoluto. Il parallelo con il mito platonico della caverna è evidente. Ma mentre in Platone tale percorso majeutico è, sotto un certo aspetto, sovrarazionale, in Bruno tutto transita attraverso la super-prestazione della “mente” umana, costretta, stressata, impegnata a comprendere attraverso schemi razionali, sillogistici, aristotelici in ogni aspetto della realtà.

Afferma Bruno nel Sigillus: “Solo con la concezione della Simmetria conosciamo qualsiasi cosa composta, connessa, congiunta, mista, ordinata. Infatti, benché contempliamo distintamente all’interno e all’esterno (sensi interiori ed esteriori), parte dopo parte, membro dopo membro, specie dopo specie, non riusciamo a comprendere la ragione della perfezione del TUTTO, se non grazie all’armonica e consonante analogia di tutte le cose con tutte le cose o almeno delle precipue con le precipue”.

E poi, nel “Conceptus” stabilisce che, attraverso sette gradini si ascende al Principio finché si ha la trasformazione del sé nella cosa (transformatio sui in rem) e della cosa in se stesso (transformatio rei in se ipsum). Qui, forse, a nostro avviso, c’è un primo tentativo di conciliare un processo schiettamente razionale, con uno caratteristico della mistica, in cui l’osservatore, o colui che contempla, coincide con la cosa contemplata.

Nel “De immenso” afferma: “Pertanto perseguiamo quella contemplazione che non è ne futile né vana, ma profondissima e la più degna dell’uomo perfetto, quando cerchiamo lo splendore, l’effusione e la partecipazione della divinità e della natura… Allora l’uomo verrà detto un grande miracolo da Trismegisto: l’uomo che si trasforma in Dio..”

Nei “Furori” poi Bruno si sofferma sulla continua osmosi fra la dimensione umana e quella divina e si accosta ed ispira ad Agrippa per i rapporti fra magia, kabala e astrologia, anzi, ne copia interi brani a piene mani, come questo “ Dio esercita il suo influsso sugli angeli, gli angeli sui corpi celesti…ecc.. e, viceversa  “l’essere vivente ascende, attraverso l’animo ai sensi, dai sensi alle sostanze miste, dalle sostanze agli elementi, dagli elementi ai cieli, dai cieli ai demoni o agli angeli e attraverso questo a Dio o alle divine operazioni…” E poi prosegue con altri paragoni e conclude: “Per questa ragione gli antichi autori, di profonda filosofia, indicarono tale ascesa e discesa con l’uscita e l’entrata delle due porte del Cancro e del Capricorno, di cui la prima è detta degli uomini e la seconda degli dei”.

Queste “Porte” sono chiamate tali, nel mondo latino, da Porfirio (L’antro delle Ninfe) dove le anime “scendono e prendono “forma” entrando nel mondo dalla porta solstiziale del cancro ed escono verso stati sovraindividuali o divini dalla porta solstiziale invernale.

A questo punto Bruno insegna la tecnica per entrare in tale processo e parla di “quiete”, di “immobilità” e di distacco dal moto dei sensi, di “contrazione” e di tutto quel processo che, anche se descritto tecnicamente nei suoi testi “intender non lo può chi non lo prova”. E’ un qualcosa di molto simile (dice Mino Gabriele nel Corpus iconographicum Bruniano) alla esichya pitagorica. A noi, sinceramente, non sembra così, in quanto la esichya ci sembra assai più simile ad uno stato meditativo, rilassato, pacificato. La contrazione di Bruno, anche se supportata dal silenzio, ci sembra appartenere assai più alla dimensione titanica, prometeica.

C’è un anonimo copista cinquecentesco (riporto dal testo di M. Gabriele) che parla di una “Pratica dell’estasi filosofica del Bruno” che è assai significativa:

Bisogna eleggere un luogo nel quale non senti strepiti d’alcuna maniera, all’oscuro o al barlume d’un piccolo lume, così dietro che non perquota gli occhi, o con  gli occhi serrati. In un tempo quieto e quando l’homo si sente spogliato di ogni passione tanto del corpo quanto dell’animo. In quanto al corpo (e qui introduce prescrizioni che potrebbero sembrare tratte da un manuale di hatha yoga)…poi prosegue: “e così l’anima, non essendo occupata in alcuna attione né vegetabile né animale, si ritira in sé stessa, e servendosi solamente degli istrumenti intellettuali, purgata di tutte le cose sensibili”, non intende più le cose per discorso, come faceva prima, ma senza argomenti e conseguenze, fatta Angelo, vede intuitivamente l’essenza delle cose, nella lor semplice natura, et però vede una verità pura, schietta, non adombrata, di quello che si propone speculare…”

A questo punto inizia il vero e “furioso” processo di “contrazione”. Riducibile in quattro livelli:

a) Un primo stadio di vero e proprio distacco, paragonabile a quello di cui parlano il Francofortese o anche Eckhart. Ma processo di “distacco” di Bruno è sincretico e, se ben analizzato, risulta del tutto privo di quelle due virtù fondamenali che dovrebbero caratterizzare qualsiasi “ascesi. E cioè la carità e l’umiltà che nel nolano, nonostante i nostri sforzi, non siamo mai riusciti a trovare. Bruno utilizza tutto. Dice nel “De Magia” ”con il canto, e la preghiera e la contemplazione e l’estasi dell’anima” si espellono gli spiriti maligni. E altrove specifica che i sapienti non lo sono per dono ma per l’impegno e la fatica, e che solo attraverso la “contrazione”, l’isolamento più spietato all’interno di sé, è possibile separare le ombre e procedere dal molteplice all’Uno.

b) Un secondo stadio il cui il fuoco come desiderium sapientiae, come vero e proprio eros, potentemente ascende all’intelletto e lo incendia. (è facile associare l’idea della kundalini tantrica)

c) Un terzo stadio dove tale fuoco acuisce l’immaginazione e la memoria e la chiarezza dell’intelletto.

d) Un quarto stadio dove l’intelletto ascende al Divino e viaggia nel mondo delle idee.

Ecco. E’ proprio questa proposta di speculazione, di indagine, che troviamo nel punto più alto del processo di crescita che mette, a nostro avviso, Bruno in una posizione “difficile”. Egli presuppone un lavorio speculativo, cioè razionale, dove ormai la ragione dovrebbe essere pacificata, dove invece i mistici parlano in genere di sconfitta della logica.

In tale contesto anche la matematica di Bruno è uno strumento astrattivo potente, usato per una specie di gnosi contemplativa. La Matematica è Mathesis, materia prima, non è una successione di algoritmi, ma l’astrazione del concetto fino alla sua forma più pura che è appunto il numero. Così come la geometria è la riduzione “ad unum” fino a definire il punto, aspaziale e atemporale, come principio minimo e, nella sua aspazialità e atemporale, anche espressione della Divinità.

Nel Sigillus dice: “Tutti i sapienti concordano nel sostenere che anche la matematica contribuisce alle operazioni dell’animo….La matematica, insegnando ad astrarci dalla materia, dal moto e dal tempo, ci rende capaci di intendere e contemplare le specie intellegibili. Perciò Pitagora, Platone e tutti quelli che cercarono d’insegnarci cose difficili e profonde, non usarono altri strumenti se non la matematica”.

Ma la matematica bruniana non è mai distinta dalla magia più complessa per cui le speculazioni che compaiono nel “Triplice minimo e la misura” o nel “De immenso”, richiedono una grande attenzione per essere anche solo parzialmente comprese. Infatti, a parte la Yates in alcune parti, quasi nessuno si è avventurato in una esplicazione dei sigilli bruniani. Forse Mino Gabriele, al quale dobbiamo il merito di quell’opera eccezionale che consiste nella pubblicazione completa della grafica di Bruno, è lo studioso che, più di ogni altro, si è arrischiato a trarre conclusioni nell’arcipelago dei disegni, tentando di trarne una teoria unificata anche se, di fronte a schemi geometrici come quelli dei cosiddetti…atrii di Apollo, della Luna e di Venere depone, come tutti, le armi. Viene il sospetto che Bruno abbia a volte voluto soprattutto stupire, senza la pacatezza necessaria per valutare la coerenza di ciò che stava dicendo, in preda ad una rabbia, propria del suo carattere furioso, che lo portava a voler dimostrare ad ogni costo il suo primato; ma forse non aveva, come invece Campanella ed altri, il carisma e l’equilibrio per poterselo permettere. Peccato.

C.L.

Bibliografia

  • G. Bruno : Corpus iconographicum.  Adelphi
  • A Reghini: I numeri sacri . Atanor
  • G. Bruno: Opere Latine: Utet
  • G. Aquilecchia: Schede Bruniane. Vecchiarelli
  • Pico della Mirandola: Heptaplus . Arktos
  • Marsilio Ficino e il ritorno di Ermete Trismegisto. Centro D.

Fonte:  simmetria.org