Le forme della seduzione da Shakespeare a Twilight

La seduzione è un rapimento. “Aliena la persona sedotta dal gruppo sociale cui appartiene, ed essa è letteralmente presa, rapita” come accade, nella penombra romantica di Twilight, alla protagonista della saga. E’ per questo che Paola Teresa Grassi, ideatrice dei seminari pensafilosofico, ha scelto Shakespeare e il bestseller sui vampiri per parlare di fascino e desiderio in una serata filosofica a Milano.

“Scelgo il tema della seduzione perché intercetta l’attrazione, ma non vi si identifica, e contribuisce, nell’allontanarsi, a una migliore visione del concetto – spiega l’organizzatrice. Sedurre non è, come vuole un’erronea vulgata etimologica, il ‘condurre a sé’, ma, all’opposto, il ‘condurre in disparte’. Il suo universo relazionale viene messo in disparte, dimenticato, addirittura misconosciuto. Con questa serata di racconti filosofici e musica, non intendo demonizzare la seduzione, e nemmeno quella evoluta forma di vampirologia incarnata da “eclissi” e “nuove lune”; intendo piuttosto attraversarne i sentieri per comprendere come fare a non perdervisi”.

Il background: “Dopo avere ascoltato la lectio magistralis di Giulio Giorello su «Gli eroici furori» di Giordano Bruno, tenterò di illustrare come, raccogliendo l’eredità bruniana, sia il genio di Shakespeare ad illuminarci la via. Che i due si siano effettivamente incontrati poco importa, è certo che molto deve al filosofo di Nola quella strana commedia che è Pene d’amor perdute, in particolare sul nostro tema. Berowne è un’evidente storpiatura anglofona dell’italiano Bruno e gli “ero(t)ici” furori del re di Navarra e dei suoi tre compagni vengono messi alla prova in una sorta di Accademia “filosofica” dell’Astinenza. Tentativo fragile, tuttavia, che si rivela fittizio con l’inaspettata apparizione della principessa di Francia e delle sue dame. Un incontro reale e seducente, di una seduzione conveniente e trasformativa capace di convertire il desiderio dei signori di Navarra, eternizzandolo. Un amore vero, che conviene poiché richiede studio e fatica; non tuttavia l’artificioso sapere libresco, ma un sapere pratico che, oltre l’infatuazione, incontra un tipo di Eros non romantico, ma produttivo e riproduttivo; un legame che non allontana da sé, ma che costruisce il sé insieme con l’altro”.

a cura di Paola Teresa Grassi
Sala degli Specchi
martedì 30 marzo ore 20.45
Fonte: affaritaliani.it

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