Provincia di Livorno. Convegno su Giordano Bruno

Provincia di Livorno. Convegno su Giordano Bruno

Comunicati Stampa
Livorno – Il 26 e 27 marzo, nella Sala Conferenze della Biblioteca Labronica di Villa Fabbricotti, si svolgerà un convegno dal titolo “Aspetti della geometria nell’opera di Bruno”. L’iniziativa è promossa dal Centro Studi Enriques, dalla Provincia e dal Comune di Livorno, con la collaborazione dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, dei Dipartimenti di Matematica dell’Università di Roma Tor Vergata e di Matematica Applicata dell’Università di Pisa, con il patrocinio dell’Istituto e Museo di Storia della Scienza di Firenze e del Conseil International de Philosophie et Sciences Humaines dell’Unesco. Il convegno si inserisce nella fase attuale degli studi dedicati a Giordano Bruno, mettendo a fuoco un aspetto della sua opera, il rapporto con la geometria, ancora poco indagato. L’ incontro avrà un’impronta multidisciplinare, avvalendosi dell’apporto di matematici e storici della matematica (Imre Toth, Luigi Maierù, Paolo Zellini), e di storici della filosofia e dell’arte (Hilary Gatti, Ingrid Rowland, Ornella Pompeo Faracovi, Marci Matteoli, Mino Gabriele), con l’intento di far luce anche sulla dibattuta questione della modernità di Bruno. Gli studi sulla sua filosofia e la ripubblicazione in edizione critica delle sue opere, comprese quelle da lui lasciate manoscritte, hanno, infatti, conosciuto negli ultimi anni una importante ripresa, anche in relazione alle celebrazioni del quarto centenario della morte. Giordano Bruno (1548-1600) è una delle figure più interessanti e controverse dell’età del Rinascimento. Nato a Nola, entrò come novizio nel convento napoletano di San Domenico Maggiore, dal quale fuggì nel 1567, sospettato di eresia. Uscito dall’Ordine, iniziò una serie di peregrinazioni che lo portarono dapprima a Roma, Venezia, Ginevra, Tolosa, poi a Parigi e Londra, e successivamente in varie città della Germania. Decise infine di rientrare a Venezia, invitato dal patrizio Giovanni Mocenigo, desideroso di apprendere da lui l’arte della memoria. Denunciato dallo stesso Mocenigo all’Inquisizione, fu sottoposto a processo prima a Venezia e poi a Roma, dove dopo anni di carcerazione fu arso vivo in Campo de’ Fiori il 17 febbraio 1600. E’ autore di molti scritti famosi, fra cui la commedia Candelaio, i dialoghi Cabala del cavallo pegaseo, Spaccio de la bestia trionfante, La cena de le ceneri, Degli eroici furori, e i grandi poemi latini stampati a Francoforte (De minimo, De monade, De immenso). La figura e l’opera di Bruno sono state al centro di molte indagini e di molte discussioni. Da un lato, si è riconosciuto in lui uno dei massimi filosofi del Rinascimento, audace assertore dell’infinità dell’universo e della pluralità dei mondi, propugnatore di una laica rivendicazione dell’autonomia del pensiero contro lo strapotere delle diverse chiese nell’età ferrea della Controriforma. Dall’altro lato, anche sulla scia di un fortunato libro della studiosa inglese Frances Yates, è stato visto come il sostenitore di un naturalismo attardato, intriso di pratiche magiche, estraneo alla nuova visione scientifica del mondo.

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Scritto da Ufficio stampa Provincia di Livorno Martedì 23 Marzo 2010 11:55

Fonte: costaovest.info

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